La storia di Giovanni e Margherita

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Introduzione

Io non mi resi conto di cosa stessi scrivendo quando quella notte, nella tarda primavera del 1985, con gli occhi che mi si chiudevano dal sonno, sgorgò di getto dalla mia penna una buona parte di “La storia di Giovanni e Margherita”, che avrei completato poche settimane dopo, e da cui avrebbe preso il titolo questo volume: originariamente un testo scientifico sul “modo di formazione del pensiero”.

Un testo scientifico così rivoluzionario che affidarlo agli ordinari canali di diffusione sarebbe equivalso a gettarlo in un pozzo, sicché la mia mente, praticamente “per conto suo”, realizzò, con somma meraviglia innanzitutto mia, la singolare alchimia di trasfondere quelle tesi in una “storia” scritta in uno stile che avrei poi definito strumentale: strumentale cioè all’obiettivo della diffusione di massa, che mi avrebbe consentito di consegnarle direttamente nelle mani della collettività, aggirando il circuito dei tecnici. Senza tregua, prima della fine dell’anno, cercando di schivare come potevo i crolli del terremoto delle mie provvisoriamente disattese cose personali, scrissi e riscrissi non so quante versioni del libro, continuando a utilizzare, o la forma narrativa, dov’era possibile, o comunque, dove i temi non lo consentivano, una forma che, benché saggistica, avesse tuttavia un livello di leggibilità alto il più possibile.

L’uomo, vittima ignara dei meccanismi attraverso i quali il suo pensiero si forma, avrebbe ora potuto decodificarlo e organizzare gli effetti, fino a quel momento spesso devastanti, delle sue pulsioni fondamentali: la volontà di sopravvivere, svilupparsi, riconoscere, essere riconosciuti e raggiungere il massimo del risultato con il minimo dell’impegno. Senonché ciò implicava la necessità di infrangere la barriera dell’inconscio fittizio, dietro la quale si dimenano riprovevoli i mostri di cartapesta del disimpegno di ognuno di noi, e richiedeva quei cambiamenti che, non avendo osato volerli, stiamo ora subendo.

E fu così che il mio nome divenne tabù. La mia strategia era però efficace: i libri, gli innumerevoli altri documenti che divulgai successivamente, le pagine intere sui massimi organi di informazione, causavano sistematicamente l’apertura del confronto su ogni piano: il confronto poi, altrettanto sistematicamente, rompeva gli equilibri via via vigenti, che si riaggregavano ogni volta in posizioni più avanzate. Senza mai farmi ingannare dalla sempre più complessa, organizzata e generale finzione di indifferenza, e resistendo alla meglio alle furiose persecuzioni di non pochi, non smisi mai di lavorare alacremente affinché le mie tesi continuassero a essere il catalizzatore del cambiamento in atto dal 1985. Nei tempi tecnici che ogni modificazione richiede, e passando attraverso il processo di doversi mettere in crisi per quello che si è costruito, ciò renderà ora possibile, anzi necessario, giungere a una comunque non facile e non immediata “guarigione” da quello che siamo stati.

ALM