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La normalità nella cultura greca e pagana in generale
tratto da "da Ar a Sir "

 

I componenti di ogni collettività, nell’ambito dell’ininterrotto rapporto di forza fra loro, mediano continuamente un modo univoco di dover concepire la realtà, che fissano poi in valori che divengono gli attributi del ‘dio’ vigente: la loro mente collettiva\cultura.
Il Dio pagano è di tipo naturalistico, ovvero un Dio i cui attributi (valori) sono tratti direttamente dalle regole vigenti nella natura in generale e nella natura dell’uomo in particolare.
Ovviamente, in una tale concezione la massima qualità che l’uomo possa esprimere sarà la ‘normalità’: una ‘normalità’ intesa come perfetto equilibrio qualitativo e quantitativo di tutte le componenti.
Una ‘normalità’ in realtà sublime, che consentì infatti all’arte pagana di raggiungere livelli mai più raggiunti dopo la perdita di queste concezioni, cioè da dopo il sopravvenire dell’occidentalesimo (fase della tendenziosità).
Naturalmente anche nel fondo della mente collettiva greca doveva esserci la consapevolezza della strumentalità dell’idea religiosa o morale in generale, ma essa, assorbita dalla pienezza con cui l’aristocrazia riusciva a vivere i suoi ruoli, non è visibile in ciò che ci hanno lasciato.
I templi greci hanno appunto l’armonia della consapevolezza piena della forza, ovvero della loro ‘normalità’.
Essi, nella loro immensa potenza, non tendono verso nulla: sono!