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Il ricatto fiscale
tratto da "La civiltà degli onesti"

E' naturalmente falso che le nostre tasse medie siano anche solo paragonabili a quelle di altri paesi europei. Chi lo dice finge di non sapere che oltre a quelle tasse in relazione alle quali avviene la comparazione, ce ne sono da noi svariate altre, dirette, indirette, mediate, occulte, subdole, trasversali eccetera che rendono il prelievo globale ben maggiore di quello di altri paesi. Da noi inoltre le tasse non bastano nemmeno a finanziare l'immenso apparato burocratico, mentre negli altri paesi vengono utilizzate anche per garantire i servizi, sicché chi le paga riceve dei corrispettivi, mentre qui, dopo aver pagato, occorre ripagar tutto daccapo con una capillarità che non credo abbia simili. Con il risultato che in Italia moltissimi si credono evasori senza sapere che in qualunque modo decidano di vivere continueranno comunque ad erogare allo Stato il 60% di quello che spendono, perché le tasse sono intrinseche fin alle intime essenze della materia stessa di qualunque oggetto decidessero eventualmente di acquistare. Non del tutto vero è pure che "i lavoratori subordinati siano gli unici a pagare le tasse", perché la verità è che i lavoratori subordinati si vedono detrarre ogni mese dal reddito quanto previsto per tasse e contributi, sicché giustamente se ne rammaricano, ma quel denaro deve pur uscire dal bilancio delle imprese, sicché si configura di fatto come una tassa alle imprese sulle retribuzioni. In tutto questo, comunque, ciò che è sfuggito ai cinque milioni di titolari di partita IVA è che l'evasione - un'evasione che non impedisce alla Stato, in mille e mille maniere diverse, di rastrellargli fin la polvere che hanno in tasca - è lo strumento di cui l'apparato pubblico si serve per ricattarli. Un ricatto indispensabile per frenare la rivolta fiscale. Solo quando i titolari di partita IVA saranno stati messi in grado di pagare le loro tasse senza evadere potranno infatti essere veramente produttivi. Questo perché l'evasione fiscale alla quale sono costretti gli impedisce di organizzarsi secondo le regole di una vera trasparenza, di cui sarebbero i primi a giovarsi, poiché i sotterfugi ai quali ogni evasore è costretto rendono molto problematica la razionalizzazione del lavoro e la delega dei compiti. Ora, quando Rifondazione Comunista si scaglia contro i detentori di partita IVA accusandoli di una evasione fiscale di 250.000 miliardi di tasse annuali non è da escludere che quel dato sia esatto, ma se lo è, lo è solo in relazione alle assurde aliquote vigenti. Ne deriva che se attraverso una profonda revisione del sistema e delle aliquote si riformulasse il contratto sociale in una maniera che i detentori di partita IVA potessero pagare le tasse che pagano oggi più 50.000 dei 250.000 miliardi che secondo Rifondazione e secondo le aliquote attuali vengono evasi, si recupererebbero 50.000 miliardi in più all'anno e si libererebbero i contribuenti dalla schiavitù dell'evasione e delle pastoie che comporta. Perché non lo si fa? Perché la condizione per poterlo fare è una razionalizzazione del meccanismo che avrebbe come primo effetto un forte ridimensionamento dell'apparato pubblico! Un ridimensionamento che se i detentori di partita IVA non fossero ricattabili con l'accusa di essere evasori rispetto a delle aliquote impossibili, avrebbero la forza di chiedere. Quanto alla necessità di un ridimensionamento dell'apparato pubblico, faccio notare che la famosa, mitica, faraonica burocrazia europea, conta tra Bruxelles, Strasburgo e Lussemburgo, 20.000 addetti circa, mentre nella sola città di Napoli l'apparato pubblico conta complessivamente circa 52.000 persone. Persone che hanno diritto naturalmente alla conservazione nei limiti di tutto il possibile delle posizioni acquisite, ad un reddito e ad un'esistenza libera e dignitosa, ma che proprio per questo hanno diritto a veder trasformato l'apparato in cui soffocano in un vero apparato produttivo. Io non sono insomma per il ridimensionamento dell'apparato pubblico, visto che c'è; ma per la sua trasformazione in un prodigioso apparato produttivo, che innanzitutto si dedichi, in tutto il meridione, alla ristrutturazione in senso fisico del territorio, perché ci siamo ridotti al punto che solo per liberarci della spazzatura stratificata che siamo stati capaci di accumulare ci vorranno alcuni anni di lavoro della nostra intera comunità. Questo magari anche al fine del turismo, ma innanzitutto per poter usufruire noi stessi della nostra terra.