1. SCARICA IL NUOVO LIBRO-DENUNZIA
  2. APPELLO AI MAGISTRATI
  3. DENUNZIA MONTI

Il fato nella cultura greca
tratto da "da Ar a Sir "

 

Ogni cosa, com’è noto, anche gli dei, è soggetta al fato nella cultura greca. Ma il fato dei Greci – che è cosa diversa dal destino, di cui parleremo di seguito – non corrisponde al fato per come lo intende la società odierna, che sembra collocarlo nell’ambito di quell’esoterismo ora divenuto surrogato della religiosità.
In virtù cioè dell’altissimo livello di conoscenza, sia pure solo esistenziale, che i Greci raggiunsero della psiche, la cultura greca desunse l’ineludibilità del fato.
Un’ineludibilità – si osservi – destinata a essere sconfitta dall’individuazione del modo di formazione del pensiero che, per questo motivo, costituisce la massima scoperta di tutti i tempi, perché, consentendo di decodificare i processi intellettuali, consente di sventare ciò che prima era invece  ‘fatale’.
In ogni individuo infatti, in virtù delle caratteristiche  genetiche, delle esperienze formative che vi si sommeranno, e del modo e della misura in cui le pulsioni fondamentali interagiranno, andrà consolidandosi una struttura caratteriale e una corrispondente posizione volitivo\umorale che connoteranno ogni suo gesto.
Gesti che, in quanto univocamente connotati dall’ambito motivazionale di fondo, produrranno tipologie di eventi anch’essi caratterizzati da costanti di fondo, che causeranno il formarsi di una spirale di concomitanze univoche che sempre più lo attrarranno verso un tipo di esistenza coerente alla tipologia di spinte che lo muovono.
Una spirale sempre più ampia e irresistibile man mano che i gesti si sommeranno ai gesti e gli eventi si sommeranno agli eventi, e che costituisce appunto ciò che i Greci identificarono come fato.
Conoscenza della psiche, quella dei Greci, lo ripeto, a livello solo esistenziale, e non anche concettuale, ma che comunque produsse uno sviluppo fin qui ineguagliato dell’arte greca, nella quale trovò il suo sbocco sublime.
Anche se il minore sviluppo della conoscenza concettuale sarà poi la causa della consumazione della società greca, che si manifesterà incapace di superare l’ambito della polis, e si frantumerà di fronte a Roma che, arricchita dall’esperienza strumentale e strategica del concettualesimo ebraico cristiano, diverrà formidabile in politica e in guerra.
Fermo restando, poiché tutto si paga, che anche i romani pagheranno per il loro acquisito strategismo un altissimo prezzo: i volti delle loro statue perderanno quella stupenda luminescenza che avevano avuto i volti delle statue pagane, fino, 1.500 anni dopo, ad arrivare alla leziosità hollywoodiana della per altri versi ineguagliabile Pietà michelangiolesca.
Ma ora, per evitare confusioni, è meglio ricominciare daccapo.