Associazione per la difesa dei cittadini nei confronti delle banche('87).Cause contro le banche: necessità di un coinvolgimento degli avvocati di tutta Italia che induca finalmente il Parlamento a spazzare via questo obbrobrio che strozza l’economia

Ormai le cause contro le banche per l’addebito trimestrale anziché annuale degli interessi (anatocismo) hanno esito normalmente positivo.

Né le salva il volgare artifizio della "reciprocità" (il fare trimestralmente anche gli accrediti), perché i tassi attivi sono infimi, mentre quelli passivi ai limiti dell’esosità.

Cause che nascono spesso come opposizioni ai loro decreti ingiuntivi, e che, oltre a bloccarne l’esecutività, si concludono sovente, rifacendo tutti i calcoli in relazione alle operazioni degli ultimi dieci anni, con la condanna, non del cliente, ma della banca, al pagamento di somme a volte notevoli.

Molto più importante è però il fatto che stanno cominciando ad andare bene anche le cause per l’accredito dopo alcuni giorni dei versamenti: una perversa strategia attraverso la quale le banche riescono ad inventarsi dal nulla, a scapito specie dei correntisti in passivo, posizioni debitorie a volte ingenti.

Se cioè Tizio emette un assegno il primo gennaio a beneficio di Caio, e Caio lo versa quello stesso giorno, la somma sarà stornata a Tizio il primo gennaio ma accreditata a Caio solo dopo alcuni giorni, per esempio cinque, mentre in realtà la banca riceverà l’accredito dell’assegno immediatamente mediante i vari meccanismi di compensazione fra banche.

Ma la cosa grave non sono i giorni di interesse di cui la banca si appropria indebitamente pur non essendo mai stata proprietaria della somma, bensì il fatto che, ritardando gli accrediti dei versamenti, abbassa artificiosamente i saldi giornalieri con grande danno del correntista, specie quando sia passivo, come nel caso dei fidi.

Si ipotizzi ad esempio che Tizio versi ogni giorno 10.000 euro di assegni che gli vengono accreditati dopo cinque giorni ma che la banca gli lascia prelevare immediatamente, e si vedrà che egli si ritroverà mediamente "scoperto di valuta" per 50.000 euro, sui quali, assurdamente, pagherà, per di più trimestralmente, interessi passivi dovuti solo all’artifizio fraudolento dell’accredito tardivo.

Facendo il calcolo con il nostro programma risulta che il denaro di cui le banche si appropriano sulle "passività" create con il trucco dei giorni di valuta (è un’indegna invenzione priva di qualsiasi giustificazione giuridica) è molto di più di quello di cui si appropriano mediante l’addebito trimestrale anziché annuale dei tassi.

Meno evidente sarà il danno quando il saldo sia comunque attivo, ma solo perché gli interessi attivi sono così bassi (cosa anch’essa illegittima e contestabile) che il fatto che gli accrediti avvengono in ritardo cambia poco.

A parte poi tutte le altre violazioni che commettono in qualunque tipo di operazione compiano, a cominciare dai mutui.

Per combattere questo regime di abuso e di sfruttamento della collettività, già nel marzo del 1989 pubblicai a mie spese sui principali giornali nazionali l’"Atto di citazione già pronto per i correntisti che vogliano far causa alla loro banca".

Inoltre, nel contesto delle attività dell’"Associazione per la difesa dei cittadini nei confronti delle banche" (manifestazioni politiche, volantinaggi in Parlamento ed in ogni dove ecc.), che costituii nel 1987 (aveva all’epoca una rubrica su "Fieracittà"), iniziai io stesso a fare queste cause ed a mettere a disposizione dei colleghi interessati a farle la mia modesta esperienza in materia ed anche il programma per il calcolo delle somme di cui le banche si appropriano indebitamente, realizzato dai programmatori del mio studio.

Questo perché le cause si sono rivelate l’unico strumento attraverso il quale si riesca a smuovere qualcosa, giacché le lobby bancarie non consentono al Parlamento di produrre alcuna significativa riforma in materia.

Cause che è decisivo segnalarlo contrariamente a quello che molti temono, non compaiono e non possono comparire nelle banche dati, per cui, quantomeno in relazione ai rapporti di conto corrente chiusi, possono essere intraprese senza paura di ritorsioni.

Restando a disposizione per ogni iniziativa, occasione di incontro o chiarimento anche in relazione all’uso del programma, spero di assistere al più presto ad un coinvolgimento degli avvocati di tutta Italia che induca finalmente il Parlamento a spazzare via questo obbrobrio che strozza l’economia del paese.

Alfonso Luigi Marra

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 112
  • Data: 15-11-2005
Letto 3611 volte Ultima modifica il Venerdì, 08 Marzo 2013 10:25