PROPOSTA DI INIZIATIVA PARTITICA ED INTERPARTITICA PER LA MORALIZZAZIONE DELLA MAGISTRATURA

 

Necessità di organizzarsi politicamente per moralizzare la magistratura, essendo essa il solo colpevole dell’immensa evasione fiscale delle banche, che è multipla sia delle tasse evase che delle tasse pagate dal resto dell’intera società, nonché della loro attività di signoraggio, riciclaggio ed usura, e di ogni altra violazione dei poteri tutti e della Pubblica Amministrazione, e quindi della nostra rovina, perché la misura dell’illiceità dei comportamenti non è nella mera esistenza delle regole, bensì nell’essere essi censurati.

Motivi dell’opposizione dei giudici al pagamento dei decreti ex L. Pinto e segnalazione ai parlamentari della gravità del comma 1351 del maxiemendamento del governo alla finanziaria per favorire detta loro opposizione rendendo impignorabili i fondi.

Cari cittadini, clienti creditori dello Stato ex legge Pinto, ed attori delle cause contro le banche, il motivo di fondo per il quale la magistratura contrasta con tanta veemenza le cause ex legge Pinto e poi i pignoramenti per costringere lo Stato a pagare i relativi decreti è che, in cambio dei privilegi di cui gode, deve garantire al potere bancario ed agli altri poteri, le lungaggini giudiziarie indispensabili per lo sfruttamento della società.

Il che genera la devianza culturale di cui accuso i giudici come categoria, ma pure molta corruzione, di cui è chiaro che accuso invece solo gli ignoti, singoli giudici che ne sono rei.

Problemi che anche quelli fra loro che hanno il senso della giustizia ammetteranno, ma per risolvere i quali dobbiamo organizzarci politicamente.

Magistratura oltretutto strutturalmente deviata dal vivere eternamente nella farsa del perseguire solo reati convenzionali per distogliere la società dai crimini del potere economico da cui tutto il male discende, ovvero il signoraggio, l’immane evasione fiscale delle banche, la loro attività di riciclaggio ed usura, ed i loro patti delittuosi con la Pubblica Amministrazione (PA), la cui "disfunzione" nemmen essa è casuale.

Un’impassibilità verso questi delitti, che rende palese l’essere la magistratura parte del potere che ci domina: un potere privato, di qualità pre - democratica, basato sulla produzione da proprietario delle banconote e del denaro cartolare.

Giudici che sanno che se la civiltà è figlia del controllo la disfunzione della giustizia è la madre dell’attuale stato delle cose, e che solo la giustizia civile ed amministrativa, sotto la pressione delle parti contrapposte, ha un effetto regolatore della società.

Effetto regolatore che pertanto contrastano per non perdere con esso i privilegi frutto dell’abuso.

Un’accusa gravissima per i motivi che dirò, e che consiste poi solo nel fatto di essere come gli altri, tant’è che anche i media li descrivono connotati dagli stessi vizi delle altre "caste", laddove, in virtù del loro patto in deroga con la società, i giudici dovrebbero comportarsi contro - natura.

Contro - natura perché ogni giudice ha un potere senza limiti, e può barare, colludere, vendersi, modificare le altrui vite al sol prezzo di qualche riga di "motivazione" a supporto del suo "libero convincimento".

Delitti contro i quali si può solo proporre appello, vedendone fissare la prima udienza a dopo un lustro.

Un potere basato sulla paura usata per garantirsi tenori di vita che non si spiegano, e l’accesso al meglio ovunque.

Un autoritarismo che in Italia, paese di grandi pretese di democraticità, deve essere ingannevole, sicché i giudici si avvalgono per conseguirlo delle lungaggini, perché la possibilità di ridiscutere velocemente le cause in appello e cassazione renderebbe ardui gli abusi.

Lungaggini che potrebbero facilmente sconfiggere lavorando di più e meglio, e comunque ricorrendo a facili strategie, quali, tra le tante possibili, il dedicarsi soprattutto ai giudizi cruciali dai vari punti di vista, quali quelli rivolti ad abbassare il contenzioso colpendo le violazioni dei poteri: cosa che si guardano dal fare, dedicandosi esclusivamente a fatti giudiziari di molto eco e senza impatto sui veri problemi.

Ecco perché i vostri ricorsi ex legge Pinto sono stati strenuamente contrastati, inventandosi di tutto, dalle Corti d’Appello, fin quando hanno dovuto cambiare giurisprudenza a causa delle continue condanne della Corte Europea, salvo che per le spese, la cui mancata o striminzita liquidazione è forse dettata anche dall’invidia, come molti dicono, ma soprattutto serve ad indebolire le azioni colpendo gli avvocati.

Una resistenza che, quando le Corti d’Appello, ob torto collo, hanno iniziato a liquidare indennizzi passabili benché inadeguati, si è trasferita nelle Sezioni Esecuzioni, dove i giudici, fianco a fianco alle Istituzioni debitrici ed al terzo pignorato Banca d’Italia, hanno scatenato una guerra dei deterrenti, pur sapendo di causare così all’Italia l’incremento dell’importo delle condanne a Strasburgo, dato l’ulteriore allungarsi del tempo dei pagamenti.

Questo perché capiscono che se non riusciranno a fermarmi centinaia e poi migliaia di altri avvocati mi seguiranno, e travolgeranno le preziose lungaggini, perché se i loro margini di discrezionalità diminuiscono gli altri poteri hanno meno motivi per tenerli nella bambagia.

Cose che rendono unico il tipo di responsabilità dei giudici, perché, per iniziare, la percezione in quanto illeciti dei comportamenti trova la sua misura, non nella mera esistenza delle regole, bensì nell’essere essi comportamenti censurati: una misura che quindi è in mano loro.

Non le banche e la PA sono dunque colpevoli di averci rovinati, ma i giudici, artefici della "legittimazione" o elusione dei loro palesi crimini.

Una strisciante, diabolica "legittimazione" giudiziaria dei crimini per fortuna non del tutto avvenuta ("Nonostante la giurisprudenza e le leggi la società tende al diritto".

Loredana Filice).

Va insomma ribadito quello che già scrissi nel doc. n. 31, di cui conto la Corte del Lussemburgo ri - legittimi le parti censurate in due gradi da esponenti, di sicuro tra i più colti, della giustizia napoletana.

Non è cioè vero che l’onestà sia un valore, essendo un valore la "disonestà", nel senso di volontà di prevaricazione, perché è ad essa che ciascuno affida l’attuazione del suo progetto esistenziale.

Poi però la naturale amoralità di tutti crea il conflitto e genera la necessità delle regole.

Regole morali e giuridiche che pervaderanno le coscienze, ferma però restando la naturale tendenza di ognuno a violarle sol che si possa, perché ripeto che la misura della liceità o illiceità dei comportamenti è nel fatto che la loro violazione sia o no censurata dalla giustizia.

Ragioni per cui la collettività ha dovuto creare una categoria di sog getti che, per contratto di lavoro, giurassero di operare, come già detto, contro - natura, cioè imparzialmente: i giudici.

Mentre quindi l’atto immorale o illegale di chiunque è naturale, la parzialità dei giudici, dato il loro speciale contratto, è un tradimento che innesca il venir meno a catena anche di ogni altro controllo per così "legittimare" coloro ai quali essi vogliono consentire la fraudolenza.

Specie in Italia è così accaduto che, non solo le banche, ma chiunque abbia potere economico, si tratti di imprese di assicurazione, comunicazione, elettriche, alimentari ecc., paga chi deve e fa quel che vuole.

Una situazione penosissima per contrastare la quale nascono ogni giorno partiti, associazioni ed organizzazioni, senza che nessuno osi dire che per risolverla occorre solo che i giudici cessino di tradire.

Legami con i poteri che si configurano quali subdole forme di collusione "culturale", come per gli speciali trattamenti che gli riconoscono le banche affinché maturino stati d’animo favorevoli che pervadano la giurisprudenza; e legami che si configurano come corruzioni consistenti nel riceversi denaro o favori in cambio di sentenze truccate.

Due forme, cari clienti ed amici, tra le quali ne esistono molte altre intermedie, indirette, astruse, ma sempre connotate da regimi relazionali stretti quanto illeciti o impropri con potenti per fini di scambio di soluzioni a problemi reciproci ammantati via via da comportamenti "di mondo", "realistici", o "statalistici", quando non addirittura moralistici o di "salvaguardia della cosa pubblica dagli attacchi di taluni".

Come nel caso dei vostri decreti ex legge Pinto, in relazione ai quali un rappresentante della PA, in udienza, conversando con un mio nipote avvocato senza sapere della parentela con me, si è fatto sfuggire che loro ed i giudici sanno naturalmente bene dell’infondatezza delle opposizioni ai pignoramenti, ma stanno facendo uno sforzo comune "per cercare di fermare l’avvocato Marra".

"Fermare l’avvocato Marra" anche nelle cause contro le banche che, per decenni, hanno tenuto bloccate con le lungaggini e le "disfunzioni".

Veri nemici, non avversari, ai quali non voglio certo dare lo spazio di fingersi amici per potermi così colpire incontrastati, e dei quali non ho alcun timore, non solo perché li ho sconfitti con generale scorno nella guerra poliziesco giudiziaria che per colpire la mia cultura e le mie cause mi hanno già fatto per quindici anni celandosi dietro ai PM, ma anche perché la lunghezza di questo stallo mi ha tediato (uso di seguito uno stile letterario per contenere il rischio di cadute di tono, ove affrontassi gli argomenti in prosa comune), e l’istinto mi spinge ad uscire dai miasmi della gora nella quale vorrebbero asfissiarmi, ed evoca nel mio sangue il rombo della scena in cui, in "La storia di Giovanni e Margherita", il mio Giovanni, ignorata la turba del proselitismo austero ma in realtà vile, che gli intima di fermarsi minacciandogli la pazzia se osasse diversificarsi fino a quel punto, si scaglia, roteando la scimitarra simbolo del coraggio, con la gola piena dell’urlo della guerra, lungo il declivo ideologico in fondo al quale, dimenandosi delirante di paura e di odio, si stringe, formando un muro mostruoso in un raccapriccio di sibili e di urla, l’accozzaglia degli ipocriti, dei fraudolenti, dei cinici, dei meschini, degli insipienti, che man mano che avanza divorando il terreno sotto di sé vede ritrarsi ed infittirsi sempre più aumentando ormai inutilmente il clamore inverosimile dei suoni fin quando nello scontro inaudito sfonda la barriera con tanta violenza da farla esplodere.

Un "cercare di fermare l’avvocato Marra" che già causò la legge n. 460/1994 (Vedi in internet: La civiltà degli "onesti"), promulgata per fermare i miei pignoramenti contro il Ministero dell’Interno per il recupero degli arretrati di pensione e consentire così che nelle Prefetture potessero continuare ad estorcerli a corrispettivo dell’inizio dell’erogazione mensile del beneficio.

Un "cercare di fermare l’avvocato Marra" ai fini del quale si è ora predisposto il comma 1351 del maxiemendamento del governo alla finanziaria, sempre per realizzare l’illegittima impignorabilità dei fondi, per cui dovremo ora iniziare a pignorare gli arredi del Tribunale, dai mobili delle stanze dei giudici, giacché l’ultima cosa a cui si pensi è pagare.

Comma 1351 che segnalo ai parlamentari, augurandomi lo boccino.

Povere Istituzioni, cari clienti ed amici, che la copertura garantita dai giudici alla pletora di questi rappresentanti solo di se stessi ha reso folli, causando che spendano ogni volta per costi interni più di quel che costa ciò che devono fare.

Povere Istituzioni nelle mani di Pulcinella che, nella fattispecie, dopo avermi gabbato con le continue promesse di pagamento per anni, fino al novembre 2006, data in cui ho iniziato a notificare i precetti, ora che le ordinanze stanno iniziando ad arrivare tra mille scontri con i riottosissimi giudici, mi hanno inviato una lista di 230 fra voi che mi chiedono di scomodare per fargli firmare, chissà perché, viste le intimazioni giudiziarie, un modulo di richiesta di pagamento contenente loro dati già scritti sugli atti.

A parte poi che non pagano neanche me.

Ragioni per cui - osservate - ho telefonato per dirgli che, pur non capendo la ragione di chiedermi dati già in loro possesso, avrei tuttavia potuto, per facilitarli, fornirglieli in liste in qualunque ordine volessero, ma mi pareva inopportuno convocare tanta gente per la firma di quel vano modulo a rischio poi che, come sempre finora, non pagassero.

Ed ecco così che mi hanno spiegato che si tratta in realtà di una lista di creditori con i pignoramenti in corso, perché gli altri invece non intendono pagarli, e per avviare la procedura, loro devono rinunziare ai pignoramenti ed io alle spese: cose che, a tacer d’altro, non posso consigliare perché nessuno di costoro, nemmeno il Ministro, nella fattispecie delle Finanze, può garantire il rispetto degli impegni che assume.

Un’impostazione secondo la quale, visto che rifiutano anche solo di aprire il discorso del pagamento delle migliaia di decreti non ancora in esecuzione, dovremmo, per ottenere la sia pur sola promessa di pagamento, ogni volta fare i pignoramenti per poi rinunziarvi.

Bugiardi di Stato che intanto in giudizio proclamano al contrario di non avere competenza a pagare i pignoramenti, inventandosi che sarebbe competente la Presidenza del Consiglio, la quale, è pacifico sol che le si telefoni, non ha più alcun fondo né competenza in materia.

E ciò non per mancanza di denaro, ma perché, non importa quanto ce ne sia, gli ammessi ai giochi si tagliano eternamente le mani l’un l’altro per strapparsi ogni centesimo che possano sottrarre a qualsiasi destinazione e usarlo ai fini loro.

A parte poi che finirebbe ogni problema economico sol che i giudici facessero sì che lo Stato stampasse i soldi in proprio, anziché consentire la perpetuazione del crimine di farli stampare a costo tipografico dai privati proprietari della Banca d’Italia per poi incredibilmente comprarglieli pagandoglieli con i BOT, e creando così il debito pubblico, che non è dello Stato, ma della Banca d’Italia e della BCE, avendone esse, non lo Stato, riscosso il corrispettivo.

Un’impignorabilità illegittima, cari clienti, alla quale i giudici possono facilmente porre rimedio sia mostrando appena un po’ i denti a loro anziché a me, sia rinviando in massa la questione alla Corte Costituzionale perché si pronunzi ad horas, e non a babbo morto come fa quando vuole insabbiare le questioni, e sia, soprattutto, come hanno il dovere di fare anche per evitare le successive condanne all’indennizzo contro l’Italia, disapplicando le leggi nazionali in applicazione delle gerarchicamente superiori norme e giurisprudenza europee.

Sempre senza dimenticare la possibilità di mandare un po’ di gente sotto processo dinanzi alla Corte dei conti o anche alla giustizia penale per le svariate violazioni implicite nel fatto di non pagare, perché, nonostante lo sforzo di passarsi la palla, quantomeno le responsabilità civili sono palesi.

Specie poi la responsabilità civile dei giudici per il fatto specifico di causare l’allungamento dei tempi dei pagamenti ed il corrispondente incremento delle condanne all’Italia precisamente mediante l’accogliere tesi in contrasto conclamato con la giurisprudenza europea.

Giudici, cari clienti ed amici, così oberati che spesso si fanno scrivere i decreti ingiuntivi dalle banche, e che se rilevi l’usura al più ne prendono atto, ma senza che sia mai venuto in mente a nessuno che se una banca pratica l’usura con uno è perché la pratica con tutti, sicché bisogna seriamente cominciarsi a chiedere, non se hanno motivi per non voler vedere, ma quali siano.

Una corruzione che una minoranza pratica materialmente, mentre la orripilante "maggioranza silenziosa" si limita a raccogliere i grandi benefici in cui si imbatte in ogni dove senza mai farsi sfiorare dal dubbio che sono predisposti dai poteri perché sia contenta di come vanno le cose.

Giudici dai quali negli anni ho anche ottenuto molti provvedimenti giusti, ma francamente senza riuscire ad essergliene grato, trattandosi ogni volta di riconoscimenti di diritti calpestati magari per decenni, e dopo sforzi tremendi per convincerli.

A parte poi tutte le cause fondatissime che ho dovuto accettare di perdere, come quella di voi migliaia di clienti invalidi al 100% non autosufficienti ex art.

26 LR 11/84, o quella di voi migliaia di LSU ai quali hanno negato l’adeguamento alla svalutazione, o quella di voi migliaia di netturbini, fognaioli e giardinieri comunali ai quali hanno negato in primo grado, in totale contrasto anche con la Cassazione, l’indennità di lavaggio tuta.

E badate che quel che vige non è disordine, perché non c’è ad esempio alcun disordine nel modo in cui le banche vi rapinano, o in cui la P.A. e gli altri poteri perseguono i fini di parte con l’ausilio dei giudici.

Una vera guerra dei poteri contro la società con i giudici in prima linea ma senza rischio, perché tanto, comunque vada, si giudicheranno tra loro, almeno finché non riusciremo a riformare l’art. 1 del codice di procedura civile e ottenere l’istituzione, per giudicarli, senza bisogno di riforme costituzionali, di collegi di non giudici, nei quali occorre vi sia un solo togato.

Un tacere dei giudici, che a volte si ammanta di finto coraggio affrontando falsi potenti, quali Ministri, Presidenti del Consiglio o di grandi aziende, quasi non capissero che nessuno di quelli che si vedono conta alcunché , o non li si vedrebbe.

Né devono credere i giudici, quando la mattina le parole degli avvocati si infrangono contro i muri di ferro a difesa dei poteri di cui sono ad un tempo servi e padroni, che taluno dubiti dei motivi di certi loro "orientamenti" o non sappia quanto certa magistratura sia indaffarata a stringere patti a destra e a manca, o che si incontra con le lobby che governano i governi per concordare le norme e le strategie difensive cui seguiranno le "giurisprudenziali".

Cose che dovete comprendere, cari clienti ed amici, per poter orientare i vostri sforzi politici verso il vero problema, che non è la cattiveria delle banche e della P.A., ma la "bontà" dei giudici verso di loro.

Una "bontà" che dobbiamo sconfiggere esigendo, ma tanto per cominciare, la possibilità di una continua verifica pubblica, on line, da ogni angolazione, di ogni aspetto dei dati dell’attività dei giudici, magari identificandoli con un numero di codice, e chiedendo una legge che disciplini l’assegnazione delle cause.

Un nuovo potere capace di rovesciare nel mondo la logica della subordinazione dell’uomo alle logiche economiche, ovvero il consumismo, e realizzare la subordinazione delle logiche economiche all’uomo quale solo strumento per salvare il pianeta, perché il loro tacere è responsabile anche del disastro ambientale.

Un nuovo potere che trasformi i cattivi magistrati in buoni e li recuperi.

Una lotta che vinceremo se riusciremo a mobilitare anche un sol giudice, come accadde con Di Pietro, che non seppe però rivolgere la sua forza dove occorreva.

Alfonso Luigi Marra

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 146
  • Data: 06-11-2007
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