MANIFESTAZIONI DI PROTESTA DINANZI AI TRIBUNALI, A PARTIRE DA NAPOLI, SE I GIUDICI CONTINUERANNO A PROTEGGERE LE BANCHE

Ai partiti circa il fatto che la fondamentale emergenza sociale, e quindi il primo obiettivo della politica, deve essere sconfiggere il tristo binomio banche/magistratura, perché esso costituisce ciò da cui tutto il male discende.

Al Ministro della Giustizia, al Presidente e Vicepresidente del CSM, al Procuratore della Repubblica e Generale di Napoli circa il fatto che, limitandomi qui a riferire di alcune questioni personali per non esporre a ritorsioni i numerosi clienti che versano in situazioni analoghe in controversie bancarie, agirò contro il Governo per chiedere un equo indennizzo per i danni patrimoniali e non, nonché l’adozione di misure per la tutela dei diritti lesi dagli errati provvedimenti del PM LUIGI SANTULLI, del GIP ALDO ESPOSITO, e del GIUDICE FRANCESCO PASTORE del Tribunale di Napoli.

 

Non essendo oltretutto dignitoso soggiacere alle "regole" dettate per suoi fini da una giustizia simile, io mi ribello.

Una giustizia becera al punto da non sospettare neanche che la mia "strana" capacità di rovesciare addosso ai miei nemici i loro gesti di ostilità è frutto della qualità dei miei fini e delle mie consapevolezze, e dalla gravità quindi del contrastarli.

Quanto a voi partiti, benché conscio di quanto siate tutti coinvolti, vi faccio osservare che ciò da cui tutto il male discende è: - 1) il signoraggio primario e secondario (vedi doc. n. 134), cioè la creazione, da falsari, delle banconote da parte delle banche centrali, e del denaro cartolare da parte delle banche commerciali; - 2) l’evasione fiscale delle banche che ne deriva, che è multipla sia delle tasse pagate che delle tasse evase dal resto della società; - 3) il regime di usura in cui le banche operano, superando esse pressoché tutte, e con tutti, i tassi soglia usurai pubblicati trimestralmente dal Ministero delle Finanze.

Fenomeni criminali sconfiggere i quali è ormai facile, e darebbe un’immensa prosperità alla società, avviando un processo di riforma monetaria addirittura mondiale, con il sottrarre la produzione delle banconote e del denaro cartolare a queste cosche di anonimi criminali privati per restituirla agli Stati, ai quali la collettività – ingannata – crede appartenga già.

Cosche i cui crimini spaventosi sono resi possibili da una magistratura serva sì delle banche per opportunismo, perché in cambio le garantiscono di tutto, ma anche molto per superficialità e pochezza.

A parte una mancanza di dignità a prova di torte in faccia.

Una magistratura resa però debolissima dal difendere l’indifendibile, ed inoltre non certo tutta culturalmente collusa o materialmente corrotta, perché i giudici non sono né migliori né peggiori degli altri uomini, e se sono a questo punto è solo perché le banche, essendogli indispensabile il loro aiuto, non hanno badato a spese per arruolarli, utilizzando per ottenerne il sostegno profferte alle quali non avrebbe resistito nessuno, tant’è che anche nella politica, come nell’informazione, nessuno nega loro alcunché.

Contando che prima o poi interveniate, o aderiate, vi inviterò pertanto a tutte le manifestazioni e i convegni di "FermiamoLeBanche", a partire da quello del 22.1.08, ore 10, a Napoli, presso il Jolly Hotel, e mi auguro vorrete sostenerci nello spingere gli interessati ad intraprendere le cause contro le banche, perché esse sono lo strumento più adatto per fermare queste bande di delinquenti.

Cause che consentiranno di raggiungere l’obiettivo senza dover troppo contare sulla politica, il cui appoggio potrebbe non essere così genuino né così immediato.

Uno sforzo nel quale dovremo avvalerci dell’ausilio di quella stessa magistratura che dobbiamo sconfiggere, che dunque va indotta a fare il suo dovere.

Un obiettivo per giungere al quale bisogna ricorrere ad ogni mezzo giudiziario nazionale e sovranazionale, magari sperando che la politica crei nuove leggi, quali quella che vieti ai giudici di giudicarsi tra loro, o quella che, disciplinando le assegnazioni delle cause, faccia cessare la predeterminazione del loro esito mediante l’assegnarle a giudici ad hoc.

Fermo restando che, da subito, non importa se gli strumenti giuridici disponibili potrebbero non essere ottimali, intraprenderò delle azioni - studierò ora quali e se in Italia e/o a Strasburgo - in relazione a provvedimenti o inerzie particolarmente errati, come quelli dei giudici Santulli, Esposito, e Pastore, per chiedere l’indennizzo dei danni da essi arrecati.

Singoli giudici che non accuso certo di quella collusione e/o corruzione della quale accuso la magistratura nel suo complesso, perché, mentre le responsabilità della magistratura nel suo complesso è ovvia, notoria e palese, quella dei singoli non è naturalmente nemmeno ipotizzabile fino a prova contraria.

Prova di cui non solo non dispongo affatto, ma alla quale non ho alcun interesse, interessandomi solo la responsabilità da errore ai fini del risarcimento.

Erroneità consistente, quanto a Santulli ed Esposito, in una sconcertante mancanza di iniziative atte a far cessare il dispiegarsi degli effetti di un’azione usuraia della Mercantile Leasing nonostante essa sia pacifica e di constatabilità immediata, senza cioè bisogno di alcuna CTU, e nonostante muova da un decreto ingiuntivo nullo ed illecito perché pacificamente e palesemente scritto dalla Mercantile e/o dai suoi avvocati e solo firmato dal giudice, pur essendo esso basato su ben sei fattispecie usurarie, fra cui quella constatabile ictu oculi.

Un complesso decreto, per cui è giuridicamente rilevante anche capire se, come e quando è stato concordato a priori, o se il giudice ha aderito a così tante e tanto gravi violazioni a posteriori.

Una strategia, quella di agire per gli indennizzi, analoga a quella che intrapresi, nel generale scetticismo, nel 92/94 di fronte alle anomalie giudiziarie di allora, e che poi, passando attraverso varie, complesse fasi alimentate via via proprio dalle mie reazioni alle violazioni giudiziarie, mi consentì di provocare, prima la modifica della Convenzione dei Diritti dell’Uomo di cui al protocollo n. 11; quindi un incremento, a Strasburgo, delle cause contro l’Italia; poi la legge Pinto e l’evoluzione giurisprudenziale ottenuta dopo sei anni di scontri con le Corti d’Appello e la Cassazione; ed infine le decine di migliaia di condanne che le Corti d’Appello e la Cassazione si sono decise a pronunziare nell’interesse della velocizzazione della giustizia: strumento primario della civiltà, perché il tempo è elemento essenziale del diritto.

Processi che però, oltre ad essere veloci, e continuano per il momento a non esserlo, devono essere equi, per cui, augurandomi che aumentino gli avvocati che ricorrono ex legge Pinto, è necessario creare gli strumenti per contrastare le brutture giudiziarie che subiamo nell’interesse degli apparati sostenuti dalla magistratura.

Una lotta mediante azioni giudiziarie nazionali e sovranazionali contro l’operato dei singoli giudici.

Unico modo questo per colpire quella concezione in virtù della quale, nell’esercizio delle attività, che si tratti di insegnare, o di stare dietro lo sportello di un ente, o di decidere le cause, è venuta addirittura meno la consapevolezza del fatto che le Istituzioni esistono, non per porgere occasioni di vita agli addetti, ma per risolvere i problemi dei cittadini.

Una situazione in cui, per spiegarmi con un esempio che riguarda altri che la magistratura, i professori credono che la scuola sia fatta per loro e non per gli studenti, sicché aumentano indiscriminatamente il numero delle materie e dei libri, al punto che i 21 esami necessari 30 anni fa per laurearsi in legge, la metà dei quali già allora erano stati inventati per amici e parenti dei docenti, sono ora divenuti 50; allo stesso modo cioè in cui la magistratura pensa che l’immenso potere che ha le sia stato attribuito per farne merce di scambio con i poteri.

Quanto alle specifiche vicende cui ho accennato, esse sono significative per i due già detti aspetti.

Il primo, la constatabilità ictu oculi di una delle ipotesi usurarie, per cui non c’è modo di trovare giustificazioni al differimento della decisione di rinvio a giudizio all’esito di chissà quali indagini.

Né è dato capire perché, giustamente, gli usurai normali siano perseguiti con tanta fermezza, magari con arresti immediati, mentre le banche, sotto la cui usura geme l’intera società, vengano lasciate operare indisturbate.

Il secondo è che il decreto, sempre come già detto, è stato scritto direttamente dal creditore, e solo firmato dal giudice: cose alle quali in qualche ufficio, visto che contro la magistratura nessuno osa dir niente, hanno persino preso l’abitudine, ma che resta di una gravità senza scappatoie, quando si tratti di materie tanto complesse, oggetto di un così grave scontro sociale, e soprattutto caratterizzate dalla universale notorietà della fraudolenza delle banche.

Banche alle quali è sconcertante che a questo punto si continuino a rilasciare i decreti ingiuntivi, ma anomalo li si rilasci esecutivi, o gli si riconosca l’esecutività in seguito alle opposizioni, visto che ormai i giudici sono i soli a non sapere che se praticano l’usura con uno è perché la praticano con tutti.

Una fiducia dei giudici verso questi strozzini per di più da ultimo aumentata, perché, specie a Napoli, la magistratura, come per un ordine dato non so come né da chi, sta facendo quadrato per difendere, ora che sembrano essere in pericolo, gli interessi delle banche con argomenti che non valgono la carta su cui sono scritti.

Cose nelle quali ritengo i partiti interverranno in qualche modo con la loro forza, ma che in mancanza porterò avanti da solo, come ho fatto con le cause contro le lungaggini.

Né mi spaventa che i giudici facciano fronte unico perché, dopo averne detto tanto male, devo aggiungere che non pochi tra loro hanno consapevolezze più alte della media; per cui, come sempre in questi anni, alla fine, non potranno che seguirmi, poiché, benché mi contrastino, pure mi condividono, tant’è che sono ancora qui.

Quanto al merito delle specifiche questioni che adduco esemplificativamente, la ineludibilità del sequestro degli atti e dell’immediato rinvio a giudizio sono così evidenti che il non avervi proceduto è privo di ogni giustificazione.

Né importa il carico degli uffici e quindi la necessità di attendere i tempi tecnici, perché l’usurarietà bancaria è più grave di qualunque fatto di mafia o di camorra o di qualsiasi omicidio, giacché gli ordinari crimini colpiscono le persone ad una ad una, o se si vuole a mille a mille, mentre i crimini delle banche colpiscono decine di milioni di persone.

Analogamente è per la mancata concessione della sospensione della esecutività di un decreto ingiuntivo della Banca Intesa da parte del giudice Pastore pur in presenza di una denunzia per usura nemmeno citata nel provvedimento di rigetto.

Un disattendere una denunzia precisa e circostanziata che è singolare visto che non è una novità che le banche superano sistematicamente le soglie usuraie e praticano l’appropriazione indebita e la frode mediante l’accredito tardivo delle valute.

Un totale oblio dell’usura bancaria nel civile agevolato dai tempi lunghi dei PM di fronte alle denunzie, alle quali dovrebbero invece provvedere ad horas, perché, a parte il fatto che un giudice addetto ad una sezione specializzata un po’ di calcoli dovrebbe saperli fare anche da sé, sono molti i consulenti che potrebbero realizzare CTU di urgenza.

Né si capisce come mai ai PM sfugga che ogni singola ipotesi usuraia deve far dedurre che l’usura le banche la praticano con tutti, sicché non c’è nulla da accertare.

Per non parlare poi della gravità di questo insistere nel "non accorgersi" che l’accredito tardivo delle valute e le svariate situazioni falsamente debitorie che esso crea configurano una truffa ripetuta decine di milioni di volte al giorno in milioni di conti correnti.

Così come configura l’estorsione il chiederti di coprire assegni "scoperti" solo a causa dei soldi che ti hanno rubato nel tempo.

Come insomma dobbiamo, o amici magistrati, qualificare certi vostri atteggiamenti: cecità? stoltezza? ignoranza? O cos’altro? E che dire poi, in questi ultimi mesi, in certe gravi materie, del delinearsi di vere strategie collettive del rigetto, in cui parti disparate della magistratura, attraverso singoli gesti giudiziari, realizzano alla fine un mosaico negatorio strutturato in modo che la responsabilità non appaia di nessuno in particolare? Cosa questa accaduta con alcuni giudici dell’esecuzione nel campo dei pignoramenti in danno dell’Amministrazione, ma soprattutto dell’anatocismo, dove è in corso una frode giudiziaria in virtù della quale, mentre la società è entusiasta di averlo sconfitto dopo decenni di lotte, esso invece, attraverso una serie di mezze misure giurisprudenziali, cacciato dalla porta, sta per essere reintrodotto dai giudici dalla finestra.

Quanto a te, caro Napolitano, ed a te, caro Mastella, qualunque cosa diciate o non diciate, non c’è chi non sappia che sapete.

Vi prego pertanto, non solo di ricordare ai giudici, nelle vostre rispettive qualità Presidente del CSM e Ministro della Giustizia, che una giustizia così serve solo a loro, mentre i cittadini non sanno che farne, ma anche di intervenire usando con forza i vostri poteri.

Richieste le mie alle quali, siccome so bene quanto siano tutti abili a far decantare le cose tacendo, seguiranno manifestazioni di protesta pubblica che - anche in relazione ai casi specifici, a partire da quelli ora segnalati - promuoverò continuamente dinanzi ai tribunali insieme alle ormai innumerevoli organizzazioni di cittadini che hanno compreso che le troppe anomalie della magistratura sono il vero problema da risolvere, e l’hanno presa in odio per i suoi opportunismi e la sua capacità di farsi scivolare addosso qualunque cosa.

Cittadini che stanno capendo che la magistratura è causa anche del fallimento della politica, perché la politica ha prodotto da decenni le leggi necessarie, ed è la magistratura che, vanificandole con le sue interpretazioni furbesche, ha vanificato anche la politica.

Quanto al merito della singola fattispecie, che devo illustrare per dimostrare la fondatezza delle mie asserzioni, premesso che la questione è variamente spiegata anche in un documento di cui al mio sito (doc.

n.

142), la fattispecie usuraia sfuggita ai PM ed al GIP pur essendo di immediata constatazione è rappresentata dal fatto che a pagina 1 di uno dei contratti di leasing nell’ambito delle quali si sono succedute le 6 fattispecie usuraie, si legge che, in relazione al prezzo di un’auto, ovvero 37.965,33 euro, di cui 3.796,53 quale "primo canone", al tasso del 9,2079% (che precisione questi strozzini), le rate sono 35, ognuna di 1.301 euro mensili.

Cosa falsa, perché il "primo canone" di 3.796,53 euro (il 10% del’importo) in realtà è stato pacificamente versato, com’è d’uso, direttamente alla concessionaria venditrice, e non fa dunque parte del finanziamento, che è quindi di 34.168,80 euro.

Somma che, in 35 rate, al tasso del 9,2079%, dà una rata di 1.116,92 euro mensili, mentre, per giungere ai 1.301 euro incassati mensilmente dalla Mercantile occorre un interesse del 20,2645%.

Un tasso usurario durante tutto il periodo in questione perché, da ottobre 2005 a giugno 2007, i tassi soglia usurari per i leasing sono variati dal 10,635% all’11,910%, come dalla tabella del Ministero delle Finanze allegata agli atti sottoposti al PM ed al GIP.

Senza contare, se si va avanti nella lettura degli atti, che non c’è mese in cui la Mercantile non aggiunge nuovi imprevisti importi che fanno lievitare il tasso di usura.

Augurandomi basti, ma sempre pronto a fornire ulteriori delucidazioni, invio deferenti ossequi.

Alfonso Luigi Marra

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 147
  • Data: 18-12-2007
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