MILIONI DI LICENZIAMENTI IMMINENTI IN ITALIA E CENTINAIA DI MILIONI NEL MONDO. La rivoluzione planetaria che causeranno, e la fortuna, per il vecchio regime, di non essere nel 1789.

La contrazione di circa il 60% delle borse è stata causata da una corrispondente contrazione dei consumi, nonché dal fatto che la domanda residua è soddisfatta dai paesi che producono a bassissimi costi.

Contrazione le cui cause risiedono in vari fattori, per la cui analisi rinvio ai miei libri e do- cumenti a partire dal 1985 (scaricabili gratuitamente da www.marra.it), ma la causa della cui inarrestabilità è che, solo se i consumi inutili si fermeranno, si fermerà l’involuzione cli- matica, che altrimenti, in pochissimi anni, diverrebbe irreversibile, se non lo è già, e ren- derebbe inabitabile il pianeta.

Una contrazione rivoluzionaria attraverso la quale le genti hanno "deciso", con una deter- minazione tanto più profonda quanto più inconscia, di abbattere, mediante il rifiutare i con- sumi dannosi in quanto inutili, la cultura vigente, cioè il sessualconsumismo feticistico, e le sue pseudogiuridiche espressioni economiche, politiche, giudiziarie, culturali ecc.

Consumi inutili che si fermeranno del tutto perché il fatto che le borse hanno perso nel mondo in media il 60%, e continuano a perdere, equivale a dire che l’apparato economico da esse rappresentato, oltre a non avere più compratori per le sue produzioni, non può reggere i costi, e sta quindi per fallire, a partire dalle banche centrali (visto che sono di proprietà di quelle commerciali), e dai governi, che si stanno adoperando per ridistribuire le passività dei potentati fra i cittadini.

Un fermarsi a causa del quale, dai primi mesi del 2009, i licenziamenti, che sono già iniziati, diverranno milioni in Italia, e centinaia di milioni nel mondo.

Una "crisi" che, se a guidarla fossero già gli uomini della nuova cultura, sarebbe gestibile, e si tradurrebbe in un’immediata ripresa della nuova economia, quella umanistica, perché l’industrializzazione è il massimo evento positivo che si sia mai verificato nella storia del- l’universo conosciuto, ed è in grado di fornire con grande facilità tutto ciò che serve.

Una crisi che invece durerà al- cuni anni perché il vecchio stadio culturale, quello della furberia, tarderà a cedere il passo al nuovo, quello dell’intelligenza, e continuerà ad arrecare danni, perché la collettività non ha ancora capito bene che al concetto di vincere fin qui vigente, ovvero il vincere preva- ricando, va sostituito il concetto del vincere passando attraverso lo sviluppo degli altri, che è poi la definizione di intelligenza che mi affanno a divulgare da 23 anni, per cui è inevitabile che la società debba ora subire tutto quanto non ha saputo a suo tempo volere.

Licenziamenti che innescheranno la furia delle genti, che spazzerà via il vecchio regime ed i suoi esponenti: dal signoraggio delle banche centrali e commerciali ai guitti; dalle magi- strature dagli occhi bendati agli pseudo scienziati e pseudo letterati; dai politici ai giornalisti garanti dell’immobilismo culturale funzionale al regime.

Senza dimenticare le religioni, perché bisogna che anche le chiese si arrendano: la vera civiltà dell’uomo non inizierà infatti fin quando non finirà la visione religiosa del mondo, perché credere all’esistenza dell’inesistente è un gravissimo errore culturale che causa altri errori e sistemi di errori interrelati (pseudovalori) che rendono poi impossibile l’istituzione di ogni forma di corretta interrelazione umana.

Una rivoluzione, come continuo a ripetere dal 1985, indispensabile perché il 70%, forse 80%, di quanto si produce non è semplicemente inutile, ma atrocemente dannoso in quanto inutile, sicché, dopo aver depresso l’intera umanità, sta ora distruggendo i presupposti atmosferici indispensabili per la sua esistenza fisica.

Una "crisi" che è dunque in realtà l’unico strumento per salvarci, e che, sempre e solo dal momento in cui le collettività sceglieranno i politici adatti, si rivelerà come un processo di enorme arricchimento, perché la drastica diminuzione dei consumi inutili si tradurrà da subito in un’enorme ricchezza.

Un’enorme ricchezza che con- sentirà di far fronte all’altrettanto enorme disoccupazione mediante un generalizzato sistema di sussidi a tutti coloro che avranno perduto il lavoro, non alle aziende che dovrebbe- ro farli lavorare per produrre beni che non vuole più nessuno, e la cui produzione avrebbe costi multipli dei meri sussidi.

Il che significa che lo stesso Obama, indicato da molti come un innovatore, è ispirato da concezioni superate ed errate, esprimendo, nel momento in cui vuole salvare l’industria au- tomobilistica e le banche, né più e né meno che quello che esprimeva la sinistra italiana di trenta anni fa quando, ad esempio, a Napoli, con l’alibi di salvare i posti di lavoro, sprecava migliaia di miliardi di lire per finanziare la prosecuzione per un po’ ancora delle produzioni inutili dell’Italsider.

Anche perché bisogna capire che grandissima parte del lavoro umano non serve più, e trasformare questo dato da disgrazia in vantaggio, garantendo da un lato la possibilità per tutti di un’esistenza libera e dignitosa anche a prescindere dal fatto di lavorare, e dall’altro creando alternative che possano riempire, non ugualmente, ma meglio, la vita degli individui; perché non è l’essere addetti ad una catena di montaggio il miglior modo di realizzarsi delle persone.

Né è il caso fioriscano troppe dottrine sulla necessità dell’inutile per colorare la vita, perché esse si fondano su un equivoco culturale, giacché ciò che serve a rendere bella, nei limiti del possibile, la vita, non è l’inutile, ma un adeguato coefficiente, nelle attività umane, di bene, bello, giusto ed utile in tutte le loro espressioni intelligenti, cosa che non impedisce, ma consente, la gradevolezza, la gioia, la felicità, l’estemporaneità, la diversità e, quando occorra, anche il disimpegno, la ribellione, i piaceri, le violazioni, i peccati ed i vizi che non eccedano i limiti del plausibile.

Inoltre, fermo restando che i poteri e le "elite" in carica hanno demeritato in tutto, va però ricordato quanto ho scritto in "Cucciolino" nel 1987: "Il potere ha ora di fronte una nuova difficoltà: quella di ritrovarsi più democratico della massa, la quale, resa viziosa, gli oppone i suoi vizi e lo rallenta nel pro- cesso di democratizzazione.".

La collettività deve cioè assumersi le sue responsabilità.

Cosa che, comunque, per quanto pacifismo io o chiunque altro possa esprimere, non impedirà che coloro che hanno troppe responsabilità, salvino sì, almeno in occidente, le teste, perché siamo di fronte alla "rivoluzione senza sangue, senza morti e senza sconfitti" che mi sono adoperato a promuovere in tutti i modi con i miei scritti, ma debbano quantomeno perdere, in tutto o in parte secondo i livelli di responsabilità, i ruoli, gli status ed i patrimoni, sia perché è giusto, e sia perché la vendetta è il più umano dei sentimenti, e la collettività, che solo da ora in poi dovrà per forza di cose divenire civile, non ha per il momento bisogno di consigli su come esercitarla.

Una "vendetta" che, d’altra parte, esercitata nelle debite forme, è giuridicamente corretta, perché quello che costoro sono stati capaci di fare non è immorale, ma, come scrivo da decenni, gravemente illegale.

Se infatti è, ad esempio, tecnicamente criminale il signoraggio primario e secondario delle banche, che è l’essenza di ogni male, è però ancora più grave che la magistratura, la politica e l’informazione lo abbiano difeso in tutti i modi.

Una difesa che è avvenuta in un meccanismo di corrispettivi in virtù del quale tutti si sono in un modo o nell’altro venduti a tutti.

Quanto ai dettagli dell’analisi ed alle proposte, ribadisco che ho scritto tutto quanto ritenevo necessario nei miei libri e nei miei documenti, tutti scaricabili da www.marra.it Resta solo da augurarsi che siamo ancora in tempo per fermare l’involuzione climatica.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 161
  • Data: 19-11-2008
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