Giovedì 26 febbraio 2009, ore 10.30 Hotel Nazionale - Roma, Piazza Montecitorio 131

Cinque proposte per le europee e le provinciali del giugno 2009, affinché ciò che il mondo qualifica crisi si converta da subito nella massima occasione di benessere, civiltà e sviluppo della storia dell’uomo, ovvero: 1)-Abolizione del signoraggio primario e secondario

2)-Abolizione delle imposte (IRPEF, IRES, IRAP, IVA, ecc.)

3)-Interruzione delle produzioni inutili

4)-Istituzione dei sussidi permanenti ai disoccupati

5)-Riconversione industriale

 

Un ben più vasto e profondo "92" sta per iniziare in Italia, ed anche nel mondo.

Sarà scatenato dai sette otto milioni di licenziamenti solo in Italia, che già si stanno profilando.

Oltre alle centinaia di migliaia di fallimenti.

I partiti, dal PDL al PD, non arriveranno alle provinciali ed europee di giugno 2009.

Il fenomeno colpirà però piuttosto indistintamente un po’ tutti coloro che hanno avuto troppi ruoli di regime.

Per spiegarmi: una volta Caterina, la minore dei miei quattro figli, allora dodicenne, seguita da Marco, il terzo, quattordicenne, mi chiese com’era possibile che tra i protagonisti della televisione non ce ne fosse a mio giudizio uno valido, e se per caso ad ispirarmi non fosse la gelosia.

Io risposi che se il regime rende visibile taluno è sempre perché, che sia un nobel, un magistrato o un attore, è funzionale alle sue logiche.

Un apparato inaccessibile per chi possa mettere a rischio l’immobilismo culturale necessario per l’asservimento della società all’economia.

Un apparato in cui, sindacalisti o banchieri, destra o sinistra, buoni o cattivi, suonano ognuno un diverso strumento, ma fanno tutti parte della stessa orchestra e suonano tutti la musica scritta dal potere economico.

La cosiddetta "crisi", restituiti costoro allo status di privati cittadini, può però convertirsi da subito, attraverso le iniziative che seguono, in un evento straordinariamente positivo, oltre che per il clima, per l’economia.

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-1) ABOLIZIONE DEL SIGNORAGGIO PRIMARIO E SECONDARIO L’incredibile crimine del signoraggio primario consiste nel fatto che le banche centrali (Banca d’Italia, BCE, Federal Reserve ecc.) sono di proprietà di privati, e stampano i soldi, da proprietarie, al costo della sola carta e dell’inchiostro, per poi "venderli" agli Stati (è in realtà qualcosa di più simile ad uno sconto), che glieli pagano (udite udite), al loro valore facciale, con i buoni del tesoro.

Buoni del tesoro che le banche centrali vendono alle aste riprendendosi i soldi e trasferendo ai compratori il loro credito verso gli Stati.

Stati che si ritrovano così, mediante questa truffa degna di Totò che vende la fontana di Trevi, pieni di "debito pubblico".

Soldi che non vanno agli azionisti delle banche commerciali (proprietarie delle banche centrali), ma alle dinastie (cosche) che controllano di fatto il potere bancario nel mondo, perché le banche centrali, nonostante i soldi che stampano non costino loro nulla, se li iscrivono al passivo al loro valore facciale, in modo che poi, quando incassano i soldi delle vendite dei buoni del tesoro, li iscrivono all’attivo, per cui "pareggiano", facendoli così scomparire attraverso questo falso in bilancio faraonico, e poi riciclandoli attraverso le super banche del Lussemburgo, o altre strutture meglio note a loro, realizzando anche un’evasione fiscale di importo maggiore sia di tutte le tasse evase che di tutte le tasse pagate dal resto dell’intera società.

Per cui non è vero che occorre recuperare le tasse evase dai cittadini, dovendo invece essere recuperate quelle evase dalle "dinastie" bancarie, senza che vi sia bisogno che alcun altro paghi alcunché.

Soldi, quelli che i governi "comprano" dalle banche centrali, che elargiscono poi, per di più, in buona parte di nuovo alle banche commerciali loro proprietarie.

In pratica, per ogni euro, dollaro ecc. che le banche centrali "iniettano", dapprima ne rubano uno, esente da tasse, attraverso quel falso in bilancio, e poi regalano buona parte del denaro "iniettato" alle banche private loro proprietarie, che peraltro falliranno perché stanno fallendo le imprese loro clienti e perché sono piene di titoli tossici.

Le dinastie (cosche) dei banchieri stanno cioè facendo fallire le banche commerciali e stanno spingendo al fallimento anche gli Stati, ma nel mentre, attraverso quel falso in bilancio, stanno accumulando immense quantità di denaro.

Sanno infatti che la crisi è dovuta al fatto che l’80% di quel che si produce non serve a nulla, e la gente non è più disposta a comprarlo, e che il 20% residuo (quel che serve) può essere prodotto attraverso automatismi ormai patrimonio di tutti, che quindi non consentono margini.

Per cui, non sapendo che altro fare, cercano quantomeno di accaparrarsi il denaro.

Montagne di denaro che serviranno a ben poco, sia a loro che all’attuale classe dirigen te planetaria, quando la collettività, capito il gioco, gli presenterà il conto.

Denaro il cui furto continua con il signoraggio secondario delle banche commerciali, attraverso il meccanismo del "moltiplicatore monetario".

Moltiplicatore monetario in virtù del quale le banche, secondo prassi che una prona e scellerata dottrina di regime dà per scontate, ma sono il massimo dell’illiceità, realizzano prestiti per un ammontare 50 volte maggiore del denaro che detengono.

In sostanza, se Tizio versa su Banca Intesa/San Paolo (proprietaria del 30,3% di Banca d’Italia, che a sua volta è proprietaria del 15% della Banca Centrale Europea) 100.000 euro, essa banca tratterrà il 2% come riserva (per arrotondare, in realtà è l’1,6%), è presterà il 98% che, una volta depositato in un’altra banca, di nuovo, a cascata, sarà prestato al 98% all’infinito.

Finché, non la singola banca, ma il sistema bancario, attraverso un giro di prestiti di un importo ogni volta più basso del 2%, avrà azzerato i 100.000 euro iniziali, ma avrà incassato gli interessi su prestiti per 5.000.000 di euro.

Un usare 50 volte sempre lo stesso denaro che serve a monetizzare la società, ma serve poi alle banche commerciali per appropriarsi indebitamente degli interessi su ognuno di questi prestiti di denaro altrui, per i quali hanno diritto solo a dei compensi per il servizio (che peraltro già riscuotono), dovendo gli interessi andare ai proprietari del denaro per la quota di loro competenza, ed allo Stato per le somme oggetto di "moltiplicazione".

Senza contare la forma di fiscalità illecita in cui si concreta la produzione del denaro da falsarie da parte delle banche centrali.

Innanzitutto, quindi, per uscire dalla crisi occorre che: a) Il denaro sia stampato dallo Stato, come del resto tutti credono che avvenga (e come accade con le monete di metallo, che sono però solo il 2% delle banconote).

Stampa delle banconote (e creazione del denaro cartolare) da parte dello Stato che richiede una modifica del trattato di Maastricht e della Costituzione Europea, però aggirabili confiscando e nazionalizzando le banche ed eliminando i fattori di criminalità (falso in bilancio e riciclaggio) dal loro operato.

Stato che, tra l’altro, quando produrrà da sé il denaro, potrà produrne quanto ne occorre senza causare alcuna inflazione.

Questo perché lo Stato, per legge, deve poi erogarlo solo a corrispettivo di valori positivi a chi ne ha diritto, ovvero a fronte di un parallelo incremento della ricchezza reale, per cui ogni volta la moneta erogata viene "coperta" dai beni o prestazioni o diritti corrispettivi, sicché il potere di acquisto del denaro rimarrà invariato.

Inflazione invece causata solo dalla creazione del denaro ad opera di falsari (le banche centrali), perché la stampa di una somma da parte di un soggetto non legittimato a produrla equivale ad un "assegnare a sé" quel denaro senza dare in cambio nulla.

Con il doppio effetto, quando il falsario lo spenderà, che si approprierà illecitamente di ciò che "compra", ed incrementerà il denaro globale senza che vi sia un corrispondente incremento della ricchezza reale, cosa che configura ciò che definiamo impropriamente inflazione.

L’inflazione è infatti causata dall’introduzione di denaro ad opera di falsari mediante lo spenderlo, perché ciò causa una diminuzione (a vantaggio del falsario) della percentuale del denaro globale di ciascuno, alla quale corrisponderà una parallela diminuzione della percentuale di ricchezza reale che può comprare.

Considerazioni dalle quali si deduce anche che i cittadini, in quanto frazioni dello Stato, hanno il potere di "inverare" i soldi (chiunque li produca) per il sol fatto di riceverseli.

Inveramento che avviene perché il cittadino, nel momento in cui li riceve, li "copre", come già detto, con la prestazione, il bene o il diritto a riceverseli corrispettivo.

Per gli stessi motivi va abolito il signoraggio secondario, sia perché gli interessi cinquantuplicati si configurano anch’essi come una creazione di denaro cartolare ad opera di falsari (le banche commerciali), e sia perché non devono più essere le banche, ma i proprietari del denaro e lo Stato, a decidere a chi vanno prestati i soldi.

2) ABOLIZIONE DELLE IMPOSTE (IRPEF, IRES, IRAP, IVA ecc.) La fortunatamente inevitabile fine del signoraggio primario e secondario (è incredibile che siano potuti andare avanti finora) causerà un immenso vantaggio economico, al quale conseguirà il superamento delle imposte, perché quando lo Stato avrà bisogno di denaro non dovrà fare altro che stamparlo ed erogarlo (si ricordi: facendoselo "coprire" con il bene, il servizio, il diritto, offerti in controprestazione.).

D’altra parte le imposte consistono nel fatto che i cittadini, in base al reddito, erogano delle somme che saranno poi ridistribuite secondo criteri di equità.

Un’utopia perché, di fatto, più i soggetti sono economicamente potenti, più sono organizzati per pagarne il meno possibile.

Fermo restando che le imposte sono un’invenzione del vero potere economico (le dinastie dei banchieri) per "dividere e comandare", essendo servite a criminalizzare buona parte della società in quanto dedita all’evasione, ed a generare così un clima di scontro, assurdo e lesivo degli interessi di tutti, tra i titolari di partita IVA, che le evadono, ed i lavoratori subordinati, che invece, secondo la vulgata, "le pagano fino all’ultima lira", laddove è esatto dire che i lavoratori si vedono sottratte somme che devono andare anch’esse a loro, ma che sono pagate dai datori di lavoro.

Imposte che possono essere sostituite da un’unica tassa ("la generale"), di entità variabile, che gravi su ogni tipo di beni, prestazioni, servizi ecc. secondo un criterio di solo dare, e non di dare/avere come l’IVA.

3) INTERRUZIONE DELLE PRODUZIONI INUTILI.

Altro enorme strumento di arricchimento della società è l’interruzione delle produzioni inutili, perché, come una famiglia che spenda l’80% del suo reddito in beni inutili sarà più ricca quando smetta di farlo, anche la società diverrà ricca quando cesserà di sprecare lavoro, materie prime, energia ecc.

per produrre cose inutili (atrocemente dannose in quanto inutili).

Ne deriverà naturalmente il problema della disoccupazione degli addetti, ma, a parte il fatto che comunque nulla fermerà i licenziamenti, con questo enorme risparmio, dapprima si finanzieranno i sussidi ai disoccupati, e poi l’indispensabile riconversione industriale.

4) ISTITUZIONE DEI SUSSIDI PERMANENTI AI DISOCCUPATI.

Negli anni 70/80 si finanziò con cifre enormi l’Italsider per "garantire l’occupazione".

Di fatto quell’acciaio non aveva compratori, e quel denaro, con il quale si sarebbero potuti pagare decenni di retribuzioni ai lavoratori per starsene a casa, fu un regalo alle banche ed all’imprenditoria del settore, perché l’Italsider chiuse ugualmente ed i lavoratori furono ugualmente licenziati; proprio come sta accadendo oggi nel mondo.

Cose ovvie, ma che continuano perché i governi contano ben poco, e le decisioni politiche sono appannaggio delle banche e dell’imprenditoria.

Insomma, pagare sussidi pari alle retribuzioni costa solo una frazione di quello che costa continuare le produzioni inutili e prive di mercato.

Occorre inoltre rendersi conto che molti tipi di lavoro non servono più, perché la società è in grado di produrre quasi tutto mediante le macchine, per cui è necessario che le persone ricevano quanto loro occorre fin quando non potranno essere reimpiegate, man mano che la riconversione industriale avverrà.

5) RICONVERSIONE INDUSTRIALE.

Lo Stato, con l’immenso risparmio che deriverà dalla fine dei consumi inutili, e con il denaro che esso stesso stamperà, potrà finanziare la riconversione industriale in direzione dei beni utili e non inquinanti.

Un processo che richiede il crollo di tutto l’attuale assetto che, lo si voglia o no, avverrà in pochi mesi.

Dopo di che nessuno riuscirà mai più ad arricchirsi facendo cose che tutti sono in grado di fare (che si tratti di abbigliamento, alimentari o automobili ecc.), perché la concorrenza consumerà ogni possibile margine.

E’ cioè finito un certo tipo di "homo economicus" e, nella nuova società, un maggior riconoscimento economico andrà solo a coloro che saranno in grado di fare ciò che è particolarmente difficile e meritorio.

Cosa che abbasserà automaticamente le eccessive sperequazioni, perché la spropositatezza di certe fortune è stata resa possibile solo dal fatto che si è potuto, fin qui, avere forti margini economici rispetto a cose facilmente replicabili all’infinito.

Possibilità che oggi non c’è più.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 164
  • Data: 12-02-2009
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