MARRA: AGENZIE A PAGAMENTO DIETRO LA GUERRA ALLO SPOT E A ME.

I miei amici più informati parlano ormai apertamente di agenzie a pagamento incaricate del reclutamento
e della gestione di alcune centinaia di persone per pilotare con i loro lazzi e frizzi la guerra contro di me in rete e sui media.

Un risibile ancorché grottesco ‘complotto’ al quale non c’è da stentare a credere, perché sono cose — non solo molto comuni e facili da organizzare (potrei farlo io stesso, se fossi al livello dei miei nemici) — ma coerenti allo stile e alla moralità degli odierni potentati, siano essi banche o organizzazioni al loro servizio, quali giornali, partiti, apparati burocratici e quant’altro.

Fermo restando che devo essere comprensivo, perché qui la posta è alta: se i miei scritti divengono popolari sono proprio tanti quelli che — trucidati non saranno di certo, perché sono pene destinate ai fieri, ai ribelli, ai violenti, mentre qui abbiamo a che fare con delle morbide carte da toletta — ma saranno tuttavia ridotti alla, per loro sgradita, condizione di cittadini privati.

Né vorrei credere a simili esagerazioni, ma d’altra parte dopo l’ulteriore articolo del 28.12.10 di quest’altra penna d’oro del giornalismo, tale Malcom Pagani, non c’è più spazio per dubitare che dietro questo vasto attacco deve esserci un apparato imponente, ancorché sclerotico e delirante (le banche).

Altrimenti non si spiega, ad esempio, perché mai uno sciocco come mi si vuol fare apparire in quel singolare articolo possa aver meritato che si sia consumata un’intera pagina de Il fatto quotidiano solo per costruire — per palesi fini di denigrazione — una così fantasiosa parodia avulsa dalla sostanza e dalla forma di tutto quanto mi è stato chiesto e ho detto in un’intervista di oltre un’ora.

Un caso, quello de Il fatto quotidiano, in cui non sono vere nemmeno l’età e la fotografia, perché ho da pochi giorni 63 anni, non 67, e nella pagina del sito hanno usato una foto di uno che non sono io nella stessa logica perversa in cui hanno invece incredibilmente usato una foto mia in un attacco ad Alfonso Marra, il giudice di Milano.

Vasti apparati dotati di una furbizia condivisa, da comunità di ratti, e per ciò stesso non intelligenti, consci però del fatto che non è vero che «l’importante è che se ne parli», perché invece parlar male, inventarsi di tutto, cercare di ridicolizzare usando gli strategismi più perversi, attribuirmi affermazioni o toni non miei, serve a far apparire i miei libri come ‘nemici’ e a tenerne lontana la società.

Un apparato che non mi manda i sicari solo perché gioverebbe alla diffusione delle mie opere, visto che ho già scritto e divulgato, da molto tempo, tutto quello che volevo dire.

Chi sono questi mostri? Tra magistrati, avvocati, politici e giornalistici lo sanno circa trecentomila persone: sono le cosche al soldo dei poteri criminali che controllano le banche e comandano a bacchetta la turba del proselitismo incolto, incosciente e accattone addestrata a pulire il luridume dei loro sederi con la lingua strabuzzando continuamente gli occhi dal piacere come stesse leccando gelati della miglior pasta per buscarsi così qualche soldo e qualche parte in commedia: una turba composta da vaste fasce deviate dell’apparato mediatico, politico, burocratico, poliziesco e giudiziario.

Se ho paura? Neanche un po’. Invito anzi questi nemici — non semplicemente della democrazia e della cultura — ma della legalità, a serrare i ranghi così, quando la collettività, in breve, presenterà i suoi conti, potrà distinguerli più facilmente.

29.12.2010

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 178
  • Data: 29-12-2010
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