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ALFONSO LUIGI MARRA: A MALCOM PAGANI E A IL FATTO QUOTIDIANO CIRCA IL SIGNORAGGIO

Hai visto che tergiversi? Io ti contesto di aver cambiato, in quell’intervista, prima ancora che le mie risposte, le tue domande (allo scopo di far apparire strane le mie risposte), e tu, dopo aver detto che, per dimostrare che ho torto, mi invierai la registrazione dell’intervista, poi non me la mandi? Perché non lo fai? Dovresti: tu sei un democratico, un trasparente, un esponete della civiltà degli ‘onesti’ (scusa le virgolette, ma così è il titolo del mio libro). O c’è qualcuno nel giornale che non te lo consente?

Tuttavia può bastare, non ti voglio ‘stringere’ più di tanto, e questo – bada – non perché se fosse il caso non lo farei, ma perché se lo facessi sarei iniquo.

Iniquo perché – quanto al tuo giornale e agli altri giornali della sinistra – ti sei tutto sommato comportato meglio tu degli altri, anche se poi ti sei fatto prendere la mano dal ‘gioco al peggio’ al quale si è perlopiù ridotto oggi il giornalismo.

Hai fatto più degli altri perché ci sono casi in cui persino parlar male è meglio che tacere, e il mio è uno di questi.

Sai infatti (guarda ora cosa svelo a te e tutta la sinistra) qual è uno dei motivi per cui – magari vi sono simpatico e molti dei miei antichi compagni mi vogliono persino un gran bene – ma tuttavia mi considerate oggettivamente un nemico e un nemico dei vostri interessi di fondo?

Ebbene uno dei motivi – il principale – è in un equivoco.

Un equivoco che, giacché ci siamo, e neanch’io ritengo sia il caso di star qui a litigare, ti sarei grato se mi dessi una mano a chiarire, magari dalle pagine del tuo giornale.

Vedi, la sinistra – a partire da quella nella quale, non militavo, ma vivevo io quand’ero ragazzo – coltiva da sempre una visione nobilmente ‘robinhoodiana’  dell’economia.

Una visione in cui le tasse sono il modo per togliere ai ricchi e dare ai poveri o, più scientificamente, per ridistribuire il vecchio ‘plusvalore’ di cui certi ristretti ambiti sociali si appropriano in misura eccessiva in virtù di meriti ai quali io stesso credo poco (vedi meglio in: Causa della fondazione e ideologia del Partito di Azione per lo Sviluppo).

Sapessi – quando la CGIL era ancora un potere vero e io ne ero avvocato, a Napoli, per la componente comunista – che giornate intere di discussioni fino all’ultimo filo di voce con i miei compagni (alcuni di loro di pesca prima ancora che di partito o di sindacato) Bruno Maddaloni, Silvano Ridi, Nando Morra, Peppe Vanacore, Mario Sorrentino, Ernesto Mellone, Giorgio Piccolo, e tanti altri.

Già da allora l’ideologo ero io, e già da allora, dicevo cose che preludevano a quanto avrei poi detto nel 1985 in la Lettera di dimissioni di un avvocato della CGIL dal sindacato e dal PCI, in cui scrivevo:

«..Nell’andarmene, vi muovo due accuse: la prima è di non contare nulla e di non avere alcun potere, e la seconda è di celebrare da almeno quindici anni la finzione di credere in un mondo di valori che non esiste più».

Più tardi però dovetti approfondire l’analisi perché in realtà le mie parole erano, sia pur ferocemente, amorose, e non riuscivo a farmi una ragione dell’incomprensibile perfidia della sinistra verso di me.

Perfidia (come spiego, dopo le 278 pagine di epistolario in sms, nel capitolo Le chiavi di lettura di cui a Il labirinto femminile) che:

..è una forma emotiva rivolta a coloro che si amano e dai quali si vorrebbe essere amati diversamente o di più: sicché, se ci dominano o hanno su noi un qualche potere, usano il loro predominio per perseguitarci con una ferocia tanto maggiore quanto più ci amano e ci vogliono. Perfidia che alla fine può essere perniciosa, e spesso lo è, ma che, non avendo i moventi dell’odio, visto che il suo movente è l’amore, può diventare terribile solo perché chi la esercita si sente coperto dall’alibi affettivo e giustificato dall’amore negato o tradito.

Fermo restando, scrivo ancora, che:

..il labirinto femminile (ma – aggiungo qui – anche quello maschile o di partito) resta di grande tortuosità, perché le sue motivazioni iniziali si caricano di una crescente ridondanza nell’esercizio delle vite, per cui la ricerca della garanzia, immersa nel quotidiano e  contaminata  dalle mille altre  esigenze,  pressioni e inevitabili  contraddizioni,  dà  luogo  a  fioriture comportamentali com’è noto indicibili, generando reazioni a catena di gesti, stati d’animo, situazioni, che finiscono sovente o per prescindere dai moventi o per essere poco funzionali al loro perseguimento. Specie in un momento di confusione come questo.

Ed è stato cosi che, pensa è ripensa, ho capito in cosa consiste l’equivoco che ci separa.

Ho capito cioè che quell’incomprensibile amore\odio era dovuto al fatto che la sinistra è filo-apparato, l’apparato e filo-bancario, e quindi, per proprietà transitiva, la sinistra è anch’essa filo-bancaria, per cui, nel mentre mi vorrebbe amare, mi odia perché scambia la mia lotta contro il signoraggio bancario – e il sistema fiscale che da esso signoraggio deriva – per una mera posizione di favor verso l’evasione fiscale.

Evasione fiscale che l’apparato e la sinistra odiano perché le tasse sono il fondamentale mezzo di sostegno sia dell’apparato che delle fasce sociali che votano per la sinistra e sono parte integrante di essa.

Un odio che non è poi nemmeno così ingenuo perché non è solo fondato su quell’equivoco (perché a questo punto la sinistra cosa sia il signoraggio l’ha capito), ma è anche fondato sul solito conservatorismo e sulla solita paura di cambiare, perché il ragionamento che fanno le fasce che godono delle sia pur illecite tasse, e i partiti che le rappresentano e che – criminale o no che sia il ‘padrone’ – finché paga va bene.

Tant’è che – se oggi inizia a venir fuori qualcuno che comincia improvvisamente a capire e condividere quel che dico – è appunto perché, avendo il ‘padrone’ smesso di pagare, la società è divenuta finalmente disponibile ad ascoltare delle proposte alternative.

Di tal  che,  caro Malcom, lasciamo stare le polemiche, e cerchiamo di cogliere l’occasione di questa imprevista lite per capirci.

Fermo restando che io, dall’estrema destra all’estrema sinistra, vado a casa di tutti, ma senza mai indossare la casacca di nessuno, perché di casacca ne ho una sola ed è quella del PAS, mentre, per il resto, dall’estrema destra all’estrema sinistra, credo che l’orchestra sia sempre la stessa.

Un’orchestra in cui ciascuno suona il suo pezzo – e questo una differenza la fa – ma la musica la scrivono per tutti le banche.

Insomma a me lo scontro politico sulle altre cose interessa poco, se prima non si sconfigge il signoraggio. Questa è quindi la richiesta che ti chiedo di portare al tuo giornale: che aprano il discorso sul signoraggio primario e secondario.

Ma digli anche che se non l’accoglieranno gli faccio una ‘minaccia’: la ‘minaccia’ che se non mi aiuteranno mi prenderò tutta io la gloria di vincere – causando la nazionalizzazione delle banche centrali – la guerra contro gli apparati criminali che controllano le banche nel mondo (altro che mafia, camorra e ‘ndrangheta) e gestiscono il signoraggio primario, nonché tutta la gloria di vincere la guerra per sconfiggere il signoraggio secondario causando la parificazione dei tassi attivi a quelli passivi in modo che gli interessi vadano ai proprietari dei soldi e non alle banche, che hanno diritto solo alle commissioni.

Lo vuoi sapere però alla fine cosa francamente penso: ebbene, purtroppo, penso che almeno per il momento non mi aiuterete (ma ad accorrere a soccorrermi quando non mi servirà più saranno in tanti).

Secondo me prenderete le cose alla larga, ..inizierete a fare i prudenti, i ragionevoli, i posapiano..

Mi sbaglio? Non puoi immaginare quanto lo speri. Comunque sia ciao, a te e a tutti, lì, a Il fatto quotidiano.

4.1.11

Alfonso Luigi Marra

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 179
  • Data: 04-01-2011
Letto 3160 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Marzo 2013 14:58