ILLICEITÀ DELLE TASSE

ovvero circa il fatto che gli assertori della bellezza o della necessità delle tasse sono o degli incolpevoli disinformati o dei delinquenti perché le tasse sono invece per la più gran parte solo un illecito frutto del crimine del signoraggio bancario primario e secondario.

 

Sono degli incolpevoli disinformati, o dei delinquenti, gli assertori della bellezza o della necessità delle tasse.

Le tasse sono infatti per la più gran parte illecite, configurano una serie di gravissimi crimini, sono la rovina della società, e vanno abolite!

Al limite si può dire che vanno pagate finché non viene rimosso l’altro crimine che causa per ora la necessità del grosso di esse: il signoraggio bancario.

Un crimine, il signoraggio, che questi 20.000/30.000 figuri che, attraverso i media, rappresentano in Italia il regime cercano in tutti i modi di occultare perché hanno terrore del momento – imminente – in cui la collettività scoprirà il gioco.

Un crimine che magistratura, politica e media si sforzano di promuovere, nonostante sappiano che non potranno negare di esserne stati al corrente, perché ricevono da anni i miei volantini informativi. Così come non potranno dire gli siano sfuggiti i video in cui Sara Tommasi nuda o Rossy de Palma o Ruby spiegano cosa sia.

Gente conscia che l’attuale sistema fiscale è formulato in modo che le tasse vadano sostanzialmente alle banche, ma finge di ignorarlo per conservatorismo.

Un conservatorismo divenuto oggi una disdicevole e ottusa forma di perseveranza nell’aggrapparsi a un regime, non solo depravato, ma al tracollo.

È cioè ormai noto che le banche centrali sono private e per lo più di proprietà delle banche di credito che dovrebbero controllare; e che stampano, da proprietarie, i soldi al costo della carta e dell’inchiostro e poi li ‘vendono’ (è più un sconto, ma in realtà è una mera frode) agli Stati, che glieli pagano con i buoni del tesoro, creando così dal nulla il debito pubblico.

Un crimine di straordinaria gravità, visto che non c’è motivo perché gli Stati non stampino da sé i soldi.

Stampa dei soldi da parte degli Stati che non provocherebbe svalutazione perché lo Stato i soldi non te li regala, ma te li dà solo in cambio di beni, opere, diritti eccetera, cioè controprestazioni con cui chi li riceve li ‘copre’, ovvero li ‘invera’, perché ho definito questo fenomeno ‘inveramento’.

Per cui non si ha svalutazione perché cresce parallelamente sia il quantitativo di denaro che la ricchezza reale.

Inveramento che non c’è quando a produrre i soldi è un falsario (è un falsario chiunque crei i soldi e non sia lo Stato, e quindi anche le banche centrali e non, come la BCE, FED, Unicredit ecc.), perché il falsario i soldi li attribuisce a sé senza prima inverarli/coprirli, facendo così aumentare la quantità di denaro in assenza di alcun aumento della ricchezza reale.

Ricchezza reale di cui poi, mettendo in circolazione i soldi mediante lo spenderli, comprerà per di più una percentuale, producendo, oltre alla svalutazione, anche la diminuzione della quota di ricchezza reale dei cittadini.

Un quadro (criminale) nel quale gran parte delle tasse servono a rastrellare soldi inverati per ‘comprare’ i soldi da inverare dalle banche centrali.

Tasse che servono però anche a reprimere la società mediante la recriminazione di alcuni come evasori, altri come riciclatori ecc.

Tasse che dunque vanno riformulate previa nazionalizzazione – attraverso confisca penale – delle banche sia centrali che di credito, perché anche le banche di credito producono, da falsarie, denaro elettronico mediante il ‘moltiplicatore monetario’ (signoraggio secondario: approfondisci dal sito www.marra.it).

È ovvio insomma che nel momento in cui lo Stato potrà esso stesso creare il denaro (da inverare) stampandolo, non avrà più bisogno di strappare ai cittadini attraverso le tasse il denaro (già inverato) per comprarlo.

Basterà cioè un’unica imposta (potremmo definirla la ‘generale’) da pagarsi senza compensazioni tra dare e avere.

Un’imposta variabile (basterebbe da un 2% a un 20%) a carico del fruitore per raccogliere i fondi necessari per tutto quant’altro occorra.

Campagne scellerate quindi, quelle pro-tasse della politica, la quale, incolta com’è, si è fatta inculcare dalle banche e ha inculcato al grosso dell’elettorato l’idea che, senza un aggravio della già insostenibile situazione fiscale vigente, perderebbe la sua fonte di sostentamento.

Banche che, peraltro, evadono da sole tasse per importi multipli di tutte le tasse sia pagate che evase dal resto della società.

Un equivoco culturale a causa del quale i partiti, per difendere le tasse, difendono poi anche le banche, da cui capiscono che le tasse dipendono.

Cose che spiegano il singolare legame tra entità come il PD, Napolitano, Bersani, il bilderbeghino Monti e le banche che, attraverso il Bilderberg, lo hanno eletto.

Cosa bisogna fare? Nulla! Stanno facendo tutto loro, specie Monti e le banche sue mandanti.

Monti che non è sobrio ma delirante di supponenza frustrata, così come lo stesso potere bancario che, anche a volerne condividere gli illeciti intenti fiscali, sta risolvendo il problema dell’evasione mediante la distruzione dei redditi.

Redditi in ogni caso destinati a scomparire perché ribadisco che la ragione della crisi, oltre che nella concorrenza straniera e non, è nell’eccesso e nell’inutilità dei beni prodotti, per cui non si riesce più a vendere, e se si vende non si guadagna.

Problemi risolvibili solo nazionalizzando le banche e finanziando quindi, con i soldi che allora lo Stato potrà creare liberamente, una radicale riconversione lanciando opere utili come la ristrutturazione e la bonifica dell’intero mondo, aria e acque comprese, a partire dalle città; la riconversione energetica ecc.; garantendo così per decenni tutto il lavoro che si vuole sia ai lavoratori che agli imprenditori.

Cambiamenti che, non so se anche nelle carte di altri, ma nelle mie sono descritti dal 1985.

Cambiamenti per giungere ai quali non bisogna far nulla perché – ad averli decisi sarebbero stati dei meravigliosi eventi – ma accadranno comunque e, dovendoli subire, saranno dolorosi.

Un cambiamento che, come sempre da 2.000 anni, inizierà dall’Italia, paese fondatore delle vere culture, e verrà poi esportato nel mondo. Nuova cultura che, da 27 anni, ho la pretesa di aver formulato nei miei libri, dal primo, La storia di Giovanni e Margherita, fino all’ultimo, Il labirinto femminile.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 190
  • Data: 23-01-2012
Letto 3216 volte Ultima modifica il Lunedì, 04 Marzo 2013 10:35