Sara Tommasi: esposto per chiedere, in relazione al noto film porno, l'apertura di un'indagine sull'indagine nonché una Commissione Parlamentare di Inchiesta, poiché trattasi di uno stupro praticamente di Stato.

Dichiarazioni del teste Massimo Scarpati, attore porno, che ha recitato in alcune scene, poi tagliate, del film, su come sono andati i fatti.

Spett. DIGOS Roma
Att. Vice Questore
Gent. Dr. Catello Somma

Gentile dr Somma, nel ringraziarla della sia pur non raccolta solerzia con cui insieme ai suoi collaboratori della DIGOS di Roma sta portando avanti questa indagine, le invio, come mi ha chiesto, la sintesi di quanto già riferitole per telefono l’altro ieri, 25.7.2012, circa i contenuti della telefonata ricevuta dal dr. Alberto Dandolo, giornalista, e mio consulente per la stampa.

Orbene, verso credo le 10, poco prima di quando l’ho poi chiamata per riferirle, il dr Dandolo mi ha telefonato dicendomi di essere con il sig. Massimo Scarpati, attore porno, il quale ha asserito le cose che riporto di seguito. Cose che mi ha detto dapprima Dandolo, e mi ha poi ripetuto Scarpati che, come sentivo attraverso il telefono, era vicino a lui e ascoltava la telefonata, così come poi Dandolo ha ascoltato quanto mi diceva Scarpati.

Vista la concitazione della narrazione alcuni dettagli, specie temporali, sono credo da puntualizzare.

Colgo altresì l’occasione per chiederle in via formale di essere da tramite per il Ministero dell’Interno, il Ministero della Giustizia, la Presidenza del Consiglio e le Procure della Repubblica quantomeno di Roma e di Milano, nel segnalare che espongo alle autorità la necessità, palese per quello che mi è dato sapere di diritto, di aprire un’indagine sulle indagini da parte della magistratura (oltre che istituire una Commissione Parlamentare di inchiesta, ma quanto a questo auspico provvedano a richiederla dall’interno del Parlamento), perché è chiaro fin dall’inizio che vi sono molti elementi che fanno ritenere ci si trovi di fronte a uno stupro praticamente di Stato, commissionato con l’ovvio scopo di screditare la testimonial dei miei libri, dei miei video contro il signoraggio e del mio partito PAS-FermiamoLeBanche, di cui si teme la candidatura alle prossime elezioni politiche.

Cose che legittimano l’apertura di un’indagine sul se la scaturigine dei gesti degli esecutori materiali sia in ambienti deviati governativi e/o bancari, ad esempio della Banca d’Italia, delle banche di essa Banca d’Italia proprietarie, del Bilderberg o della stessa BCE.

Entità, però, che rivestono comunque tutte la funzione di esecutori materiali, di sia pur elevato livello, di un disegno in cui il vero mandante sono quei ristretti gruppi di potere economico che le governano a piacimento, come governano i governi, i partiti, i sindacati, i media e le magistrature di tutto il mondo.

Indagine sull’indagine perché, non mi risulta di alcun fatto di corruzione o collusione materiale (altrimenti lo avrei denunciato) da parte del PM (di cui ignoro il nome) né tantomeno da parte del GIP Antonella Minunni, o altri PM o Giudici che a Roma o a Milano stessero seguendo la questione, ma è certa l’incomprensibilità del fatto che l’intento di impedire che decine di milioni di italiani, e non solo di italiani, debbano guardare un film porno frutto secondo ogni apparenza di una violenza fisica non sia bastato fin qui, né a Roma né Milano né altrove, nonostante le mie denunzie, e nonostante le indagini già compiute e già più che sufficienti di codesta Spett. DIGOS, a indurre i responsabili a ordinare l’interrogatorio, in un sol giorno, di tutti i presenti sul set del film ai fini dell’assunzione immediata dei provvedimenti penali del caso, tra cui senz’altro il sequestro del film.

Sequestro del film che, tra l’altro, avrebbe consentito di evitare, in una economia in cui fior di imprenditori e di imprese sono allo stremo, lo spettacolo di un affare da circa cento milioni di euro realizzato sfruttando i peggiori istinti della collettività mediante un video porno che forse risulta più ricercato proprio perché è palese la condizione di vittima della violenza fisica e morale della Tommasi, lo scorrere del naso per la cocaina, e la cocaina stessa sul labbro superiore.

Sequestro indispensabile per evitare questo scempio ai danni, non solo di una ragazza alla quale non è rimasto ora altro che continuare a ripetere come un automa che il film è stato girato da una sosia o darsi definitivamente alla pornografia, ma soprattutto ai danni della collettività, resa complice per colpa della mancanza di iniziative giudiziarie adeguate.

Una mancanza di iniziative ritengo solo frutto di una collusione culturale tanto più grave quanto più inconscia con il potere bancario.

Una collusione solo culturale che, in quanto giuridicamente irrilevante, mi interessa però perché il magistrato, diversamente dal quisque de populo, ha il dovere di sapere e di capire lucidamente, o altrimenti è un pericolo per la società e per la civiltà.

Quanto a Scarpati ha dichiarato ciò che segue.

xxx

-1) Conosce da tempo e bene Federico De Vincenzo.

-2) De Vincenzo conosce da tempo e bene sia l’On. Denis Verdini che il dr. Davide Parenti, di Le Iene.

-3) De Vincenzo è in rapporto a Verdini anche in relazione a fatti in danno dell’On. Gianfranco Fini del tutto inventati da De Vincenzo per pregiudicare Fini.

-4) È stato Verdini a dare a De Vincenzo il numero di telefono di Tommasi (ndr. non mi sembra però di ricordare che Tommasi mi abbia detto di conoscere Verdini) e a invitarlo a contattarla ai fini del film porno.

-5) Ha visto già un paio di settimane prima del film dei messaggi telefonici di Tommasi a De Vincenzo.

-6) Verso le 16 del giorno del film (6.6.12) De Vincenzo lo ha mandato da uno spacciatore (che lui, Scarpati, aveva denunziato un paio di mesi prima) per comprare tre bustine di cocaina (ndr. non ricordo se per 300 o 500 euro) destinata a Tommasi (ndr. in una successiva telefonata Scarpati ha detto a me solo che, per incarico di De Vincenzo, ha chiamato lo spacciatore per dirgli di recarsi sotto casa di De Vincenzo dove De Vincenzo lo ha incontrato per comprare la cocaina per Tommasi).

-7) Quando Tommasi è giunta sul set del film c’erano già le Iene (ndr. Credo ci fosse anche TGcom), che ne hanno firmato l’ingresso.

-8) Tommasi ha da subito manifestato di non essere intenzionata a girare il porno, ma De Vincenzo, a cui premeva che lo girasse perché doveva ricevere per esso 50.000 euro (ndr. non ricordo da chi) ha iniziato allora a somministrarle pesanti dosi di cocaina (ndr. Preciso che le 16.30 circa è l’ora in cui Tommasi mi ha telefonato per chiedermi di tornare con me a Roma, da Milano, con il treno delle 18, per poi richiamarmi circa alle 17.15 – quando era sotto l’effetto delle droghe? – per dirmi che non poteva più). Somministrazioni di cocaina continuate per tutto il tempo, perché il film è stato girato fino alle 3 del mattino e Tommasi (ndr. come risulta anche dalle dichiarazioni di Manzo del Toro) ha sempre tentato di resistere nel non volerlo girare.

-9) Le somministrazioni di cocaina a Tommasi da parte di De Vincenzo avvenivano nell’ufficio di Giuseppe Matera, figlio (ndr. credo) del produttore.

-10) Lo stato di Tommasi era noto a vari astanti e ovviamente palese a tutti.

PRECISAZIONE

So di correre gravi rischi, quali essere – ad opera di qualcuno dei più stupidi tra i fantocci del potere economico – calunniato, ucciso, danneggiato, osteggiato, in chissà quali maniere, e di star facendo correre dei rischi anche ai miei figli e ai miei cari.

So però anche che dietro questi apparati di canaglie, laggiù, nell’ombra, mi protegge proprio quel potere economico che maneggia come burattini tutti coloro che alla collettività mondiale sembra contino qualcosa, e conto nella sua ragionevolezza.

In La storia di Giovanni e Margherita, infatti, c’è un capitolo intitolato Dialogo tra l’uomo generico e il potere.

Ebbene ci siamo: lo scontro tra il potere economico e me sta per convertirsi in dialogo, perché ha perso, lo sa, e le mie tesi gli servono per la transizione.

Io, ad esempio, chiedo la nazionalizzazione delle banche centrali e di credito, ma il potere economico, appunto, vuole ormai nazionalizzarle più di me, perché vuole togliersele dalle mani.

Ho scritto insomma, 27 anni fa, che il potere economico sarebbe stato il primo ad aderire alle mie tesi, perché ha più esigenze e più consapevolezze, e sa che gli conviene, e sta per accadere.

Quello che è arduo perdonargli è la sofferenza causata al mondo per non averle accettate nel 1985, quando, a 37 anni, descrissi, in La storia di Giovanni e Margherita, non una teoria di guerra, ma la mia scoperta del modo di formazione del pensiero, la cui divulgazione è stata poi la società, sotto il suo impulso, a trasformare, stupidamente, in una guerra.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 198
  • Data: 28-07-2012
Letto 2714 volte Ultima modifica il Giovedì, 14 Marzo 2013 17:57