Circa il modo in cui certi settori delle forze dell'ordine e della magistratura fanno commercio della ricerca di festuche nell'occhio altrui, negligendo la trave nel proprio.

Negli anni 80/82, quando ero socio di maggioranza di una società di importazione di pesce fresco, era notorio che se le "forze dell'ordine" fermavano molto a nord i camion provenienti da Chiasso, dove ritiravano il pesce dell'Atlantico, era poi un guaio: si comunicavano, via radio, che erano in arrivo e, fino a Napoli, tutti li fermavano per riscuotere l'obolo in natura. Cose di cui gli autisti parlavano spesso, lì nel mercato, ma che né io né gli altri "titolari" volevamo troppo sentire per timore che gli autisti stessi le utilizzassero per incrementare quel fotti fotti generale a nostre spese. Io, comunque, ero stato su un camion due sole volte. La prima fummo fermati dalla Finanza un po' dopo l'uscita del mercato di Pozzuoli.

L'autista accostò senza spegnere il motore, scese, aprì il portellone laterale, prese una busta, la riempì di orate da 40.000 lire al chilo, la consegnò ad uno di loro e, senza una parola, risalì a bordo e ripartì. Io - stupefatto, perché mille cose sentite non equivalgono a volte ad una vista - gli chiesi: Ma.. li conosci? E lui, laconico, rispose: mai visti!

La seconda fummo invece fermati dai Carabinieri vicino al mercato di Napoli, sulla strada che porta all'ingresso della tangenziale.

Era l'alba. Eravamo stanchissimi, depressi, intossicati dal fumo e dal caffè. Avevamo girato i mercati per vendere un carico di scampi della Norvegia, ma ne erano tutti già intasati. Non li voleva nessuno, ed il giorno dopo, implacabile, sarebbe arrivato il nuovo carico. Con molto sforzo ero riuscito a disfarmene a prezzi stracciatissimi, ma ne avevo ancora una quindicina di casse, invendibili nonostante molti si muovessero ancora.

L'autista scese, li chiamò, e facendosi aiutare da loro stessi prese cinque casse da cinque chili ognuna e gliele diede. Quindi risalì, ripartì, e poi, senza voltarsi, con calma, con un vago sorriso, disse: Avvocà, m'er' rutt' o cazz'! O' riest' ce magnam' nui!

Pensai che quei poverini, che si erano illuminati alla vista di quel ben di Dio, più tardi, nelle loro case, avrebbero mangiato gli scampi con le loro famiglie, con i loro bambini, e avrebbero anche fatto un brindisi con i loro vini caserecci alla nostra salute e, in quell'alba piovosa, con i piedi gelati per l'acqua puzzolente di quell'accidenti di guaio di pesci in cui mi ero cacciato, mi rallegrai per un istante.

Ci fu però anche una terza volta, ma fu diverso. Sull'autostrada un nostro furgone aveva tamponato un autotreno. Mi chiamarono in piena notte. Corremmo sul posto. Il carico di sogliole aveva sfondato la paratia alle spalle dell'autista, ed aveva invaso la cabina. Sembrava una cosa di mezzo fra una parata militare dei Corpi tutti ed una sagra del pesce. Sorrisi un attimo, ma subito ci pensò uno di loro a "risistemare gli equilibri": minaccioso mi annunciò che "doveva sequestrare il carico", che, peraltro, in breve, sarebbe marcito. Lo pregai un po' finché ci fece la grazia. Mancavano in tutto un paio di quintali di sogliole.

Per carità cristiana non mi soffermo su come sento dire che stanno le cose ora, anche perché mi sembra che la storia delle 20.000, 50.000 o 100.000 nel libretto sia un ben noto luogo comune.

Ed ora, premesso che il mio era solo un esempio, ma di esempi così sia io che chiunque altro potremmo farne mille e mille rispetto a tutti, ma proprio tutti, i settori, veniamo al moralismo della giustizia. Un moralismo rispetto al quale, dopo quasi 25 anni di professione, potrei scrivere, non semplicemente degli esempi, ma direttamente le mille e una notte. E se non l'ho fatto è solo per un riguardo di fondo che comunque ho sempre continuato ad avere.

Ma prima di procedere definiamo il moralismo. Ebbene il moralismo è il commercio della morale a fini personali, di gruppo, di corporazione eccetera. E bisogna dire che benché tutti i moralismi siano orribili e molti ne siano affetti, il vostro però, amici magistrati, a causa della vostra maggiore consapevolezza giuridica, e quindi anche morale, è senz'altro quello che, mi duole dirlo, ispira più ribrezzo.

Già da un punto di vista generale, infatti, il moralismo è il più grave dei comportamenti umani. Più grave ad esempio dell'omicidio, innanzitutto perché il moralista mira sempre ad uccidere, anche se non sempre ci riesce perché è indebolito dal fatto di essere per definizione un ipocrita e dal voler sfuggire, finanche verso se stesso, alla responsabilità dei suoi gesti. Tant'è che, appunto senza esporsi - perché professavano di agire dall'interno dei loro "indiscutibili ruoli" - proprio i farisei ed i "savi", ovvero i moralisti, innescarono accortamente il processo che si concluse con l'uccisione fisica di Cristo.

Secondo, il moralismo non colpisce mai solo i singoli, ma l'intera società che, nella fattispecie, sotto i colpi del vostro moralismo, sta deragliando. E si badi - perché questo è un punto importantissimo - sotto i colpi non di tutti voi, ma di non più di cento fra voi, benché non siano forse più di trenta o quaranta i veramente "attivi". E questo non solo nel penale, dal quale non bisogna mai farsi troppo distrarre, ma anche nel civile, dove sono ben più di cento e producono effetti ancora più nefasti.

Si osservi, infatti, che mentre un politico o un ideologo che vogliano influenzare la società devono prima riuscire a convincere un numero adeguato di persone, uno di voi che una mattina decide che non gli piace il mondo così com'è e vuole rovesciarlo, impugna una penna e - in virtù del fatto di aver vinto un concorso pochi o molti anni prima - subito lo fa. E nulla cambia nemmeno se appartiene a quella percentuale di idioti o di dementi che anche fra voi non può che esserci (la psicosi cronica è ormai un male di massa). Ed anzi, sicuramente, quei pochi, come accade sempre con coloro che si distinguono, non possono che appartenere o alla categoria dei geni o alle altre due, invero più comuni.

Con il risultato che l'Italia di oggi non è quello che vogliono i 55.000.000 di italiani, o i partiti da milioni di elettori ognuno, nei quali si lavora giorno e notte per cercare di capire, magari senza riuscirci, cos'è giusto o cos'è sbagliato fare, o le grandi forze, anch'esse composte da milioni di persone che si confrontano. Essa è invece quello che - ognuno per conto suo e magari in contrasto fra loro - vogliono questi cento.

E veniamo ora a delle considerazioni di tipo psicanalitico di massa. Ebbene: un centinaio, dicevo io! E constatavo che, gli altri, mi pare settemila circa, sono su tutt'altre posizioni, come testimonia il fatto che si astengono da tali cose e sono finanche critici, come sa bene chiunque sia un po' addentro ai nostri ambienti.

Quand'ecco però che mi sono accorto di una cosa. Questo centinaio, cioè, è del tutto indifferente a tutte le forze salvo che ad una: voi stessi! Perché voi, attraverso i vostri meccanismi di autodisciplina ed attraverso il vostro dissenso, potete mandare a gambe all'aria chiunque vogliate.

E allora? Cosa diavolo significa il fatto che neanche voi siete d'accordo con loro, ma nello stesso tempo li incitate proprio con il vostro non muovere un dito?

Ebbene in termini psicanalitici significa che, nonostante le vostre posizioni siano ben diverse dalle loro, nel vostro inconscio interagisce un motivo per volere che si comportino come si comportano!

Il motivo è che i vostri privilegi poggiano sul terrore, e siccome siete dovuti scendere dagli altari sui quali prima celebravate il terrore tutti insieme, avete delegato questi pochi ad arrischiarsi loro a celebrare il terrore necessario a tutta la categoria.

Ma che intendo dire precisamente quando dico che avete bisogno del terrore? Intendo dire che qui ormai ha l'acqua alla gola il mondo intero: operai, impiegati, professionisti, imprenditori, artigiani, casalinghe, disoccupati eccetera, e gli unici per i quali tutto va bene come prima, salvo che non vi dia fastidio lo spettacolo della sofferenza degli altri, siete voi.

Voi cioè, attraverso l'esercizio del terrore da parte di questi pochi, che non pochi altri però continuano poi in maniere più graduate, continuate a godere di tutto quello di cui godevate prima, perché nessuno è nelle condizioni di non fare quello che volete o di non darvi quello che volete, e se avete un problema, come sempre, non avete che da chiamare la persona più adatta a risolverlo.

In sostanza, mentre tutti si muovono fra mille e mille ineludibili contraddizioni e difficoltà delle quali voi avete la responsabilità principale, voi, spinti dall'opportunismo, siete caduti in una grave forma di alienazione: l'alienazione moralistica di non accorgervi che le regole per come le gestite voi servono solo a voi, perché se il mostro delle burocrazie e dei poteri ha mille e mille teste, voi però siete la sua vera anima ed il motore che pompa il suo sangue.

Da questo inverno cominceranno a chiudere le aziende a catena, ed il numero dei disoccupati senza speranze crescerà implacabilmente, e non perché inquinano o stanno distruggendo il mondo con le loro logiche da mutare assolutamente - che a voi di questo non ve n'è mai fregato niente - ma solo perché avete dirottato il cambiamento nella direzione che serve innanzitutto a voi ed in secondo luogo al vostro cane infernale: il mostro dei poteri e delle burocrazie!

Fino al punto da consentire al "governo dei 100 ed altri" di portarci nel bel mezzo di una vera guerra civile. Una guerra civile in cui - dimentichi che il loro abusare della giustizia è sotto gli occhi esterrefatti di tutti - lottano trafelati e pervicaci ricorrendo a qualunque espediente pur di uccidere i loro nemici con armi che hanno ancora la faccia di bronzo di chiamare con sussiegoso moralismo indagini, sentenze e provvedimenti.

Cose che possono produrre solo danni perché se la società dei Santi non è mai esistita in nessun posto del mondo, la grande rivoluzione non può consistere nell'aprire sempre nuovi macelli per inutili capri espiatori, ma nell'avere finalmente l'onestà intellettuale, l'intelligenza e la generosità di ammetterlo. Solo da quel momento potrebbe cominciare il vero cambiamento, quello al quale essi non hanno mai pensato, perché invece "lavorano" solo per collocarsi al meglio nell'ambito della società per quello che è ora.

E visto che parliamo di rivoluzioni culturali, devo necessariamente dirvi anche un'altra cosa. Sono passati dieci anni - dieci anni di verifiche che rendono ormai pacifico quello che sto per dirvi - da quel novembre 1985 in cui pubblicai "La storia di Giovanni e Margherita". Il libro nel quale, come sapete, perché la cosa peggiore è che lo sapete, coronando il sogno di Sigmund Freud, a 55 anni dalla sua morte, ho descritto analiticamente il modo in cui funziona la mente umana e la struttura chimico fisica del pensiero, perfezionando poi l'analisi in altri volumi, fra i quali "da Ar a Sir" o "Pazzia un Corno!".

Vi avevo individuati come categoria di riferimento, sia perché detentori del sapere giuridico, fondamentale per la comprensione delle complesse regole sulle quali la società si deve fondare, e sia perché avete il potere di omologare quello che volete omologare.

In dieci anni, non ho lavorato che per l'affermazione di quelle tesi, ed anche la mia attività di avvocato o di deputato è sempre stata funzionale unicamente a questo, perché quelle tesi, ben diversamente dai vostri metodi, avrebbero contribuito al superamento del dramma in cui viviamo ed a restituire all'Italia il suo ruolo di paese guida nella formulazione delle culture di cui via via si è avvalso il mondo intero. Ed oggi sto forse giungendo a qualche risultato se la mia "Associazione per la psicanalisi, la psichiatria, la neurologia e la farmacologia europea", rivolta a creare in Europa una serie di istituti di cura delle malattie mentali basati su quelle tesi, ha ottenuto, non semplicemente il sostegno, perché il sostegno si può perdere o trovare in qualunque momento, ma la condivisione culturale dei massimi rappresentanti nazionali delle categorie interessate.

A voi però non voglio perdere l'occasione per dirvi che siete stati un fallimento. Non mi avete aiutato in nulla, e sapete perché: perché siete invidiosi di quello che la mia teoria potrebbe rendere a me, ed in virtù di questa invidia siete stati capaci di desiderare di soffocarla.

Mi spiace dirlo, e comunque non sto generalizzando, perché vi ripeto che mi riferisco solo ai moralisti, ma avete testimoniato di essere allo stadio culturale di colui che, posto di fronte ad un uomo, ed essendogli stato detto: qualunque cosa chiederai ti sarà data ed a lui ne sarà dato il doppio, abbia allora risposto: cavatemi un occhio!

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 13
  • Data: 26-11-1995
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