Al Parlamento, Consiglio e Commissione europei circa la necessità di non rimanere inerti dinanzi alle gravissime distorsioni della giustizia italiana.

Al nuovo Parlamento italiano circa la necessità di una riforma in virtù della quale i reati vadano giudicati solo tenendo conto dell'ambito esistenziale globale nel quale vengono commessi, per spostare così l'asse del processo dal reo alle cause dei reati, rendere dinamica la giustizia impedendone la cristallizzazione nel moralismo, ed innescare la "civilizzazione della giustizia penale", anche allo scopo di ridurre al minimo l'uso odioso e generalmete inutile del carcere.

Se uno dei tanti avvocati che, dopo decenni di onerosa professione, non hanno ancora trovato un cliente che costituisca infine il premio dei loro sforzi e della loro bravura incontrasse un collega men che trentenne, i cui clienti son tutti banche, assicurazioni, enti pubblici e grandi aziende capirebbe subito che deve esser figlio - ma anche fratello, nipote, cugino o marito - di qualcuno al quale nessuno può dir di no: un magistrato! Salvo infatti le magari non pochissime eccezioni, che però non risolvono nulla, è più o meno sempre così: i magistrati e le loro famiglie sono una setta di piazzatissimi.

Gli anziani, pensionati - detto fatto - sol che lo si decida; i giovani, fra i quali è proprio da dubitare che esista alcun tasso di disoccupazione o non siano occupati in maniere che la gente comune nemmeno se le sogna; le fidanzate, le mogli e le amanti anch'esse occupate al primo sussurro di richiesta e corredate tipo redditi da centinaia di milioni; loro stessi, quasi tutti allocati in belle, spesso bellissime ed opulentissime case in zone dai prezzi proibitivi, nonché oberati da incarichi magnifici liberi da spese e tasse, perché, nonostante ogni tanto se ne parli, non danno una lira a nessuno, e tanto meno allo Stato.

Senza poi contare la P.A. (Pubblica Amministrazione): anch'essa casa loro, sempre a disposizione in tutto e per tutto, tal quale del resto a come sono a disposizione per forza di cosa i cittadini e le aziende private tutte; e poi gli hobby da ricconi, i circoli esclusivi, le belle donne, i migliori medici, ed insomma - dalla macelleria alle più alte sedi istituzionali - trattamenti preferenziali in ogni dove ed in tante di quelle cose che gli stipendi non basterebbero nemmeno per comprare la carta sulla quale elencarle.

E tutto questo - che ne godano in misura larga o larghissima, modesta o modestissima e magari solo limitatamente a poche, pochissime fra le cose innumerevoli dell'elenco possibile - non si capisce a fronte di cosa, visto che hanno solo due poteri: quello di fare o non fare i processi, e quello di farli in un modo oppure in un altro. Ma ricominciamo daccapo.

Solo ricorrendo alla magistratura la gente ha potuto sconfiggere la vecchia politica, senza però poi poter sconfiggere la magistratura stessa, perché non sussiste attualmente nessuno strumento normativo né per contrastare né per mitigare il potere dei magistrati qualunque cosa facciano, ed essi, salvo qualche processo simbolo, legato magari a conflitti interni, e che serve comunque a mantenere il carro per la discesa, o non si processano l'un l'altro, o lo fanno più per consumare i dubbi sorti su taluno con assoluzioni provvidenziali che per processarlo veramente.

Ciò ha bloccato di nuovo il processo culturale perché i magistrati, per poter conservare i loro eccezionali privilegi, hanno dovuto stringere il paese nella morsa del loro moralismo giustizialistico, perché necessitano di un paese dove i diritti siano incerti, la solidarietà spezzata dalla paura e la prevaricazione giudiziaria facile il più possibile.

Più scientificamente: la possibilità che la loro condizione di eccezionale vantaggio duri si basa su due fatti fondamentali.

Il primo è che riescano a perpetuare la disfunzione della giustizia civile, che se funzionasse causerebbe una normalizzazione che spazzerebbe via anche l'eccessiva anomalia dei loro privilegi.

Il secondo è che rimanga teso il terrore che ispirano attraverso l'esercizio del giustizialismo.

Un'operazione che, per quanto potere possano avere, è alla fine destinata a fallire, perché la gente, oltre un certo limite, comunque si ribella, quantomeno al fatto che essi non inizino i processi a carico di loro stessi, delle loro famiglie e dell'ambito collusorio globale, anche istituzionale, nel quale, in un meccanismo di corrispettivi da corte dei miracoli, ruotano i loro illegittimi interessi.

Tanto più che, nel mentre le cause civili, ed anche penali, ordinarie, dalle quali dipende la civiltà e lo sviluppo del paese, si snaturano fra lungaggini e disfunzioni, fanno da zelanti solo processi da uomini giunti sulla terra per scagliare quella famosa prima pietra che allora nessuno potè scagliare, in realtà rivolti a procurare, a chi li fa, i vantaggi della notorietà, ed, alla categoria, il coefficiente di terrore di cui si nutre.

Cose, peraltro, rese possibili solo dall'abuso anche dei mezzi di informazione, perché anche lì bisogna dargli immediatamente tutto lo spazio che imperiosamente chiedono per poter frodare la collettività convincendola che di fondamentale ci sono solo le loro telenovelas processuali, destinate invece a cambiar soprattutto la vita di chi le celebra, che da quel momento, se recita bene ed ha fortuna, potrà aspirare addirittura a cariche pubbliche ad altissimo livello, al talamo delle dive, ad amicizie ed ospitalità da jet set, a livelli di agi da primi industriali del paese, senza muovere un dito, perché fra i privilegi della magistratura c'è anche quello - in nome di un'autonomia e di una libertà delle quali ormai sono i soli a godere - di poter non far nulla per sempre e di poter sbagliare tutte le delle quali ormai sono i soli a godere - di poter non far sentenze della propria vita senza alcuna conseguenza! Qual'è la soluzione? La soluzione è una riforma in virtù della quale i reati vadano giudicati solo tenendo conto dell'ambito esistenziale globale nel quale vengono commessi, per spostare così l'asse del processo dal reo alle cause dei reati, rendere dinamica la giustizia impedendone la cristallizzazione nel moralismo, ed innescare la "civilizzazione della giustizia penale", anche allo scopo di ridurre l'uso odioso del carcere, che notoriamente non ha più alcun valore né dissuasivo né educativo, ai soli casi in cui occorra realmente separare la società, finché occorre e salvo che non esistano strumenti diversi, da coloro che potrebbero nuocerle.

Ciò però, nessuno si illuda, potrà avvenire solo attraverso un confronto quantomeno molto acceso con la magistratura, della quale occorre dunque che, tutti, ma principalmente noi politici, cessiamo di aver paura, rassegnandoci oggi, per poterci liberare domani da questa schiavitù, al rischio concreto di subire aggressioni, calunnie e soprusi di ogni genere, ed io ne sono un esempio, perché, se quello che dico fosse falso, avrebbero potuto, da anni, attaccarmi incolpandomi dei reati legati alla falsità delle mie affermazioni, e sono invece anni che, senza rispondere ad una parola dei mie documenti (vedi Internet), ruotano intorno a me - ma anche ai miei parenti ed amici, per ricattarmi minacciandoli, e confondere le idee - lungo traiettorie studiatissime e faraoniche di costosissime indagini da biografi che, in ogni caso, se non sono fatte troppo male, e se per caso avessi ragione nel dire che la mia scoperta del modo di formazione del pensiero muterà la cultura del pianeta, mi auguro almeno siano utili ai posteri per sapere tutto di me.

Lo strumento del confronto, comunque, dovranno essere i mezzi di informazione, dai quali personalmente sono scomparso sette otto anni fa la sera in cui, al Costanzo Show, dissi: "Signori magistrati, ma ve la posso dire io una cosa piccola piccola che però nessuno ha il coraggio di dirvi? Amici miei la giustizia non funziona perché voi non lavorate, e quel poco che fate lo fate male.." Sparizione alla quale ora - visto che continuo a sollevare da oltre dieci anni queste problematiche - se i miei argomenti non sono meno profondi o interessanti o rilevanti di quelli degli altri, mi oppongo, invocando, come deputato al Parlamento europeo e come fondatore del P.A.S., la par condicio.

L'Unione Europea, però, in un modo o nell'altro deve intervenire in ossequio al principio di sussidiarietà.

Vuole infatti il principio di sussidiarietà che l'Unione non interferisca nelle cose che possono essere risolte dai singoli paesi.

Orbene, qui ci troviamo appunto di fronte ad un problema rispetto al quale l'Italia non riesce più a far nulla! Anche questo documento è una testimonianza del fatto che queste consapevolezze, pur comuni a tutti, ed anche alla magistratura, che sovente le esprime essa stessa attraverso suoi rappresentanti illuminati, non servono a fermare gli abusi, sicché siamo loro prigionieri.

Prigionieri che non possono nemmeno invocare le riforme perché subito i loro sacerdoti si precipitano ad occupare i video e le pagine dei giornali per stravolgere l'immaginario collettivo con l'evocazione di "colpi di spugna" a favore degli affamatori del popolo e contro di loro che ne sarebbero invece i salvatori: gente che usa e vuole continuare ad usare l'obbrobrio della prigione come null'altro che uno strumento del suo usurpato potere tappandosi la mente in tutti i modi per "non capire" che le riforme sopra indicate, sommate all'eliminazione della farraginosissima giustizia amministrativa, ridurrebbero gradualmente a zero la possibilità di delinquere causando anche la razionalizzazione della P.A., nella quale però non potrebbero poi continuare a grufolare.

Auspico dunque che il nuovo Parlamento italiano faccia questa riforma senza farsi intimidire dall'abuso di ruolo e di spazio nei mezzi di informazione di questi cani da guardia dei loro interessi, e quanto a noi, Onorevoli colleghi Deputati al Parlamento Europeo, ed a voi, Onorevoli Membri del Consiglio e della Commissione, magari lasciando che sia io solo ad espormi con le parole brutali e paurose, soprattutto per chi le pronuncia, della verità fino in fondo, qualcosa consentitemi che s'ha da fare.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 23
  • Data: 02-05-1996
Letto 3821 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Marzo 2013 17:58