Circa il fatto che attraverso le ispezioni ministeriali le violazioni dell'immunità parlamentare europea possono costituire il filo di Arianna nel labirinto dei reati di abuso della discrezionalità giudiziaria, finora non facilmente perseguibili.

 

Circa la vicenda Clinton, ovvero circa la necessità di estendere l'immunità anche ai parlamentari nazionali e rilanciare la politica.

Come tutti, anche i parlamentari europei hanno dovuto adottare, per telefono, il gergo dei carbonari.

Senonché il Regolamento del Parlamento europeo, dopo aver riconosciuto loro, all'art. 3, le immunità previste per i parlamentari del paese di appartenenza, all'art. 6, aggiunge che è necessaria l'autorizzazione a procedere del Parlamento europeo per ogni "procedimento penale" a loro carico.

Un'espressione che, in considerazione dei tanti tipi di "procedimenti penali" vigenti nei paesi dell'UE, non è interpretabile in base a nessuno dei loro codici, e può solo avere un significato larghissimo e racchiudere ogni tipologia di gesti giudiziari rivolti a realizzare ciò che il Parlamento non vuole: che si indaghi senza autorizzazione sui suoi membri!

Un divieto previsto non in favore del deputato, che infatti non può rinunciare all'immunità, ma del Parlamento, la cui attività nell'interesse di 15 popoli sarebbe, in mancanza, continuamente interrotta, non solo dagli eventuali autori di azioni gratuite, ma anche da processi che la magistratura sarebbe costretta a celebrare, e che il Parlamento potrebbe invece non consentire in virtù dei superiori interessi collettivi di cui è custode.

Indagini senza autorizzazione rese dunque più gravi dalla circostanza che chi le fa, essendo ben conscio della loro illegalità, è costretto a simulare indagini su altre cose o persone colpevoli di essere funzionali al suo tentativo di usarle contro il deputato.

Cose invero né europeistiche né esaltanti, ma che, in compenso, attraverso le ispezioni ministeriali, possono costituire il filo di Arianna nel labirinto inesplorato dei reati commessi attraverso l'abuso della discrezionalità e del potere giudiziario.

D'altra parte, più in generale, senza voler fare il difensore di ufficio di nessuno benché abbia deciso di inviare questo documento anche ai componenti del Congresso americano credo che la vicenda Clinton sia emblematica di come sia divenuto planetario l'abuso della giustizia.

Si osservino infatti la compostezza ipocrita ed i toni accorati con i quali gli avversari di Clinton, ricorrendo a mezzi che non lasciano dubbi sulla loro dimestichezza con le forme più anomale di perversione, lottano per caricarlo di accuse ininfluenti rispetto alla sua politica, ma utili per distruggerla senza passare attraverso il giudizio sulla sua positività o negatività.

Un po' come da noi, insomma, salvo che da noi passata la concitazione e la gloria dell'invio dell'avviso di garanzia o dei provvedimenti eclatanti resta sovente più che altro la condanna ad essere imputati per dei lustri non appena le vicende cadano nella normalità.

Cose che mostrano la necessità, non solo dell'immunità parlamentare, ma anche di riforme basate sulla consapevolezza che una società dove esistesse una giustizia giusta ed efficace sarebbe ideale, ma, peggiore è una società, e peggiori sono quelle parti integranti di essa che pretendano di ergersene a controllori.

Per fare queste riforme occorre però il superamento della politica media, neutra e burocratica oggi vigente, perché cronicizza i problemi ed incrementa il disprezzo verso i politici.

Un esempio del punto a cui siamo arrivati? Mesi fa, agli "arrivi" dell'aeroporto di Roma, chiesi ai finanzieri di guardia di entrare per ricevere delle persone, ed esibii la tessera di parlamentare europeo.

Si appartarono, si consultarono, chiamarono un superiore, ed alla fine uno di loro tornò e mi disse: "..Non avrebbe un altro documento?.."

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 26
  • Data: 14-06-1996
Letto 2373 volte Ultima modifica il Mercoledì, 13 Marzo 2013 17:48