Considerazioni circa il Capo della Procura presso la Pretura nonché il Pretore Dirigente della Sezione Lavoro di Napoli. Necessità di promuovere ispezioni alla Sezione Lavoro Pretura e Tribunale di Napoli ed alla Sezione Esecuzioni.

Onorevole Ministro, il 30.6.1987, inviai al C.S.M. la raccomandata che segue, di cui feci anche distribuire 20.000 copie all'ingresso della Pretura e Tribunale di Napoli e Roma:

"Faccio presente a codesto spett. CSM che la Pretura di Pozzuoli funziona malissimo.

Preciso che ciò è dovuto allo scarsissimo impegno dei tre magistrati addetti.

Va da sé che a tale scarsissimo impegno qualitativo e quantitativo seguono una serie di disfunzioni e di aberrazioni che ne sono l'ovvio portato.

Aggiungo che se le mie affermazioni dovessero sembrare generiche sono pronto a fare un'analisi dettagliata della situazione benché, ad onor del vero, i fatti di cui parlo siano da considerare notori, né ho mai sentito, in relazione ai suddetti magistrati, altro che doglianze e giudizi negativi.

Fra l'altro, già nel 76/77 CGIL CISL e UIL pubblicarono addirittura un manifesto e un volantino contro le disfunzioni della Pretura di Pozzuoli, alla quale erano addetti due dei tre attuali magistrati..."

La lettera si riferiva sì anche al giudice M. ed al giudice L., che, dopo alcuni tentativi di far bene, era stato sconfitto dall'andazzo, ma il suo ispiratore fu il giudice Mario Cozzi.

Una lettera, Onorevole Ministro, in realtà discreta, poiché ben altro si sarebbe potuto dire di Cozzi; dalle qualità professionali, tali che se vedevi un gruppo di avvocati sbellicarsi dal ridere in cancelleria era perché stavano leggendo l'ultima tratta dal fascicolo della fastosa collezione delle "cozzate"; al tenore di vita, che una rabbiosa vox populi attribuiva ad ogni genere di affari, dai rapporti interessati con soggetti inqualificabili, alle vicende ed alle mediazioni immobiliari, alle assicurazioni, ai viaggi a sbafo e così via. (Per evitare inutili rischi da parte di ambienti che potrebbero temere mie ulteriori dichiarazioni, preciso di poter testimoniare solo su quanto ho già scritto, e cioè sul fatto che esisteva la collezione delle "cozzate" e sul fatto che esisteva la rabbiosa vox populi della quale mi sono limitato a riferire il merito. E' chiaro comunque che chi volesse veramente approfondire non avrebbe difficoltà a percorrere il piccolo ambito puteolano, denso però di eventi immobiliari di grande importanza.).

Il risultato fu che i tre magistrati scomparvero, non ricordo più se solo dalla Sezione Lavoro o anche da Pozzuoli, salvo Cozzi, che impugnò il trasferimento e vi tornò, rimanendo però sempre più isolato perché gli avvocati, siccome protestare contro i giudici è sempre stato finora inutile, cercano di sottrarsi ai peggiori non notificando i ricorsi loro assegnati, lasciandoli così soli in udienza.

Finché un bel giorno il TG3 udite udite comunicò la sua nomina a Capo della Procura della Pretura di Napoli..

Ora, innanzitutto, Onorevole Ministro, balza agli occhi di tutti che son troppi i P.M.

acuti da captar financo il vacuo, ove serva ad incrementar il popolo dei loro sudditi (gli imputati), ma capaci poi, per altri versi, di non veder nemmeno cosa gli corona il Capo.

Ma noi invece, noi comuni mortali il cui parere non conta nulla, tanto meno poi nella scelta di queste potenze, potremmo almeno avere, per baloccarci, la lista dei meriti addotti per giustificar la nomina? E si potrebbe svelarci i sentimenti di un giudice bravo ed impegnato di fronte ad essa? E quanto influisca sulla già rada credibilità dei P.M. l'averla accettata senza reazioni?

Posso chiedere, Onorevole Ministro, a Lei che è un giurista, di spiegare all'Italia che non è vero che i magistrati sono i peggiori fra gli uomini, ma che le scaturigini della profonda aberrazione, corruzione e disfunzione della giustizia sono in una legislazione errata, permissiva e protezionistica fino alla demenza? Cosa dobbiamo ancora attendere per giungere al magistrato eletto, alla nuova disciplina della sua attività ed alla "civilizzazione del diritto penale"?

Ma veniamo ora all'altro caso: il caso del dott. Cesare Diani, Pretore Dirigente della Sezione Lavoro di Napoli. Un caso che, come tutte le altre cose che seguono, è contiguo al caso Cozzi, nel senso che tutto ciò è espressione della stessa logica: la logica degli apparati e delle burocrazie, laddove per burocrazia si intenda: collettività pluriarticolata di uomini univocamente rivolti a rendersi inaccessibili o temibili nei propri ruoli allo scopo di poterseli vendere.

Un uomo, Diani, che, divenuto Dirigente della Sezione in cui, negli anni d'oro del processo del lavoro, fu pretore barbutissimo e sinistrosissimo, ha vissuto come un suo fallimento esistenziale il fallimento di quelle "gloriose" concezioni, che, fra mille contraddizioni, non è più riuscito né ad esercitare né a superare.

Il fallimento di un'illusione più grande del piccolo cuore che la ospitava e che dunque, com'è ovvio, lo ha rotto dentro producendo in lui un livore inconsulto verso qualunque cosa cresca e vada avanti sommato ad un anelito insopportabile ed insopprimibile per tutto ciò che la mancata crescita gli ha negato.

Ambizioni che, comunque, se ci si regolerà come per Cozzi, realizzerò forse ora io con questo documento; magari ricevendone in cambio, come è già successo, qualche visita della finanza o un acutizzarsi dell'eterna indagine che da anni aleggia minatoria intorno a tutta la mia stirpe, e che è stata il presupposto sia del rapimento dei miei figli ad opera della mia ex moglie, che della sua successiva omologazione ad opera della magistratura australiana (vedi "da Ar a Sir", prossimamente in Internet).

L'evento che chiarisce i miei rapporti con lui, ma più in generale il suo rapporto con l'utenza e gli avvocati, risale a circa 6, 7 o forse 8 anni fa, quando, una mattina, nel mio studio, esasperato dal fatto che, ancora una volta, un gruppo di cause era stato assegnato a quei pochi giudici di cui già si conosceva l'orientamento negativo, afferrai il telefono per chiedergli quale mai fosse il sistema che usava per assegnarle.

Mi rispose, falsamente pacato, che, all'inizio di ogni nuova causa collettiva, estraeva a sorte (per conto suo, pare con un sistema di palle bianche) alcuni giudici, ed iniziava ad assegnar loro le cause fin quando non eran "pieni", senza peraltro chiarire se li considerava pieni dopo dieci, cento o mille cause.

Obiettai, furioso, che ero dunque completamente nelle sue mani e questo mi angosciava, e ne nacque così sotto gli occhi stravolti dei miei collaboratori, terrorizzati per le eventuali ritorsioni una discussione talmente violenta che, a furia di urlare, rimasi senza voce per diversi giorni.

I sistemi di assegnazione cominciarono a cambiare, ma l'assegnazione a tutt'oggi piaga purulentissima della giustizia italiana continuava a rimanere nelle sue mani, ed io sapevo che le strategie per amministrarla sapientemente per decidere a priori l'esito delle cause sono infinite: in certi casi anche l'assegnazione pilotata di poche cause, e persino di una sola quella "giusta" può essere determinante per far fallire una "collettiva" fondata. Perché spero sia facile credere che sono abbastanza cauto da essermi sempre guardato dall'intraprendere cause sballate.

Tutto ciò, è ovvio, con la certezza assoluta per gli dei! che, nonostante avrebbe potuto farlo mille volte senza alcun problema, non ha mai tratto vantaggio né per se stesso ne per nessun collega o amico del suo ius: uno ius praticamente migliore di quello primae noctis per un uomo già di una certa età.

Considerazioni le mie me ne rendo conto strabilianti per quegli sfortunati che rischiano il carcere e spendono centinaia di milioni per farsi assegnare anche una sola volta un giudice ad hoc.

Senza contare le assemblee illegali di fedelissimi nelle quali le cause venivano decise concorsualmente ed aprioristicamente, violando fra i tanti anche l'obbligo alla monocraticità del pretore allo scopo di precostituire delle sentenze prestampate con le quali influenzare anche gli altri giudici come minimo per il fatto di facilitarli, tanto più che, nei primi anni, Diani era forte, e non era semplice per loro schierarsi contro i "suoi" provvedimenti. Tutte cose da me inutilmente denunciate da anni in numerosi documenti alcuni dei quali racconti in "La storia di Aids" (vedi Internet).

E veniamo ora all'argomento delle spese. Una questione sulla quale mi auguro che il Suo Ministero disponga un'ispezione, perché la liquidazione di spese ridottisime è stata usata come strumento per rendere problematico l'esercizio regolare della professione sperando così di creare ad arte situazioni sfruttabili per aggredire gli avvocati con l'azione congiunta di alleati in campo fiscale o penale.

Una cosa indegna che porta così ad uno dei tanti stadi della contiguità fra i Cozzi i Diani e gli altri, a partire della lista che segue.

In relazione alle mie cause, dal gennaio del 1993 alla fine giugno del 1996, su una sorta media liquidata in sentenza di £ 6.547.000, per cause previdenziali contro il Ministero dell'Interno, ad opera dei seguenti Magistrati della Pretura Lavoro, mi sono state mediamente liquidate, per diritti ed onorari, senza spessissimo liquidarmi nulla per spese, le seguenti somme per ogni singola causa vinta:

Del Bene £ 140.000, Motti 256.000, Manna 272.000, Vitiello 298.000, Fierro 300.000, Diani 306.000, Stallone 309.000, Quartulli 339.000, Papa 341.000, Pancaro 358.000, Robustella 362.000, Siniscalco 367.000, Savino 375.000, Pappalardo B. 378.000, Di Lella £ 386.000. Per non parlare del Tribunale in grado d'appello che liquida ancora meno.

Somme prudentemente valutabili fra circa un ottavo (Del Bene) ed un quarto (Di Lella) di quanto dovuto per legge. Per cui per cause combattutissime del valore di decine di milioni, per clienti che hanno talora più di una causa da doversi seguire anche per tre, quattro o cinque gradi a fronte dei dieci, venti, trenta milioni di spese che competerebbero per legge, si assiste a liquidazioni di centinaia di migliaia di lire. Un'insopportabile proliferazione di gradi di giudizio causata per di più da un rigettismo dissennato rispetto a cause che poi, negli anni, si rivelano immancabilmente fondate.

A ciò si deve poi aggiungere, ed anche rispetto a questo mi auguro ci sia un'ispezione, che, quindi, vinta che si è finalmente una causa, la Sezione Esecuzioni, Diretta dal Giudice Purcaro, fissa, vanificandole, anche al 1999 le udienze di assegnazione nei pignoramenti in danno del Ministero dell'Interno, ovvero in tempi più lunghi di anni rispetto alle procedure contro altri debitori.

Con il risultato che abbiamo dovuto spostare, con grande disagio, le procedure esecutive in altre Preture per poi ritrovarci di fronte alle aggressioni delle Prefetture e dell'Avvocature di Stato che, ben lungi dal meravigliarsi delle lentezze della Pretura Esecuzioni di Napoli, si scagliano con il ferro e fuoco della loro forza istituzionale contro gli uffici rei di funzionare minacciando apertamente di sollecitare contro di loro e contro gli avvocati il non meglio precisato interessamento delle Procure..

Dulcis in fundo, resta solo da segnalare (è un eufemismo: a dir tutto si scriverebbe un'enciclopedia dei soprusi) che, inoltre, la Sezione Lavoro del Tribunale fissa i nostri appelli contro il Ministero dell'Interno a novembre 2000, fissando invece a pochi mesi i sia pur pochi appelli del Ministero contro di noi.

Noi insomma, Onorevole Ministro, abbiamo bisogno di sapere che gli enti pubblici, salvo le prerogative riconosciute per legge, sono nelle cause delle parti né più e né meno che come i nostri clienti, mentre invece, oggi, non appena cominci a vincere qualche causa in più, ti ritrovi di fronte uno schieramento ostile con in prima linea i fanti beffardi dell'ostruzionismo, della dilazione e del perverso strategismo, e nelle tenebrose retrovie gli imperscrutabili, sanguinari, neri cavalieri delle Procure.

Procure alle quali, se non è osar troppo, suggerirei piuttosto di istituire per i magistrati un turno di otto ore di lavoro al dì, come per i comuni mortali, almeno fin a quando non avranno celebrato tutti i processi agli imputati già in carcere, anziché continuare ad arrestarne di nuovi da mettere in coda, nonché il grosso delle cause civili e penali, le quali Lei lo sa bene, Onorevole Ministro al ritmo di due udienze settimanali di due ore ognuna, non finiranno mai.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 27
  • Data: 17-03-1996
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