Circa la necessità che la Commissione Antimafia cambi nome

On.le Pres. e Vice.Pres. Del Turco e Mancuso, Ecc.nza Vigna, si sono rivolti a me l'avv. Giuseppe Lupis ed il dott. Francesco Montesi Righetti adducendo il sussistere, presso le Procure della Repubblica di Catanzaro e Reggio Calabria, di una grave forma di collusione istituzionale rivolta a non fare emergere, fra l'altro, varie loro documentate denunzie per fatti di eccezionale gravità commessi da Magistrati di quelle Procure.

Non esito a scrivere che ormai la disperazione con la quale le popolazioni meridionali insorgono, non contro la "mafia", ma contro le Forze dell'Ordine e la Magistratura, è tale che limitarsi a fare il giro delle Procure e delle Prefetture per complimentarsi circa il come "tengono alta la guardia" sarebbe correità.

Ben conscio invece della Vostra sensibilità, Vi chiedo dunque di ascoltare l'avv. Lupis ed il dott. Montesi, perché è indegno di un paese civile che la strategia del silenzio giunga al punto che nessuno senta l'esigenza di ascoltare per un istante cittadini divenuti rochi a furia di urlare inutilmente, per anni, fatti la cui rilevanza per le Istituzioni che presiedete è a prima vista macroscopica, salvo naturalmente tutte le verifiche da farsi in ossequio ai diritti di tutti.

Colgo, quanto al silenzio, l'occasione per inviarvi (di seguito) copia dell'esposto che ho presentato il 15.3.97 presso la Procura della Repubblica di Cosenza contro la RAI TV, e per chiedervi che la "Commissione Antimafia" cambi il suo nome in un altro privo di riferimenti alla parola mafia.

Costituisce infatti una forma di grave ignoranza (un'ignoranza purtroppo finanche legislativa) il non sapere che mafia, camorra, 'ndrangheta eccetera sono estinte da molti decenni, sicché continuare ad etichettare con questi termini ogni forma di criminalità che si esprima in un qualunque dialetto o lingua del pianeta significa rendersi complici di coloro che, per sconfiggere la cultura meridionale, che li condanna con la forza di una disperazione crescente, cercano di ricondurre ad una scaturigine meridionale tutta la canaglia del mondo.

Faccio presente che tutto ciò ed in particolare il gravissimo comportamento omissivo della RAI e dei mezzi di informazione in generale è già materia di ricorsi contro lo Stato italiano presso la Commissione dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo.

Cordialità

Alfonso Luigi Marra


La nostra disgrazia non è che la giustizia italiana è cattiva, ma che è incolta.

E' incolta perché la vecchia magistratura ha abdicato alle sue consapevolezze in favore dei luoghi comuni e della "cultura" di regime, e la nuova, anche per comodità, non è mai andata oltre.

Il risultato è che, muovendosi per luoghi comuni, crede che l'informazione di regime, con particolare riferimento alla RAI TV, sia immorale, e non ha abbastanza consapevolezza giuridica per sapere che invece è tecnicamente illegale.

Chi o cosa ci può salvare dall'incultura della giustizia?

Procura della Repubblica di Cosenza

Il sottoscritto Alfonso Luigi Marra, nato il 18.12.1947 a San Giovanni in Fiore (CS), dom.to in Napoli, Centro Direzionale G1, deputato al Parlamento Europeo, premesso che, in questo momento è in atto, dinanzi alla RAI-TV di Cosenza, una manifestazione di circa 1.000 persone che protestano contro la RAI-TV per non avere, durante il corso di mesi e mesi, adempiuto ai suoi obblighi istituzionali nell'informare la collettività nazionale circa la loro versione dei fatti in relazione all'uccisione di Domenico Morabito e di Ferdinando Virgara che, a detta di questi cittadini, che sono cittadini di Africo e di Platì, sono stati uccisi, il primo dalla P.S., ed il secondo dal nucleo 'Cacciatori' dei Carabinieri, chiede che si valuti se il comportamento della RAI-TV è conforme ai suoi doveri di informazione.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 37
  • Data: 17-03-1997
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