Circa il fatto che la Commissione dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo è una tigre di carta.

Non so come ho fatto a non capire prima che la Commissione dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo non può che essere una tigre di carta.

Visto infatti che funziona da decenni, è chiaro che se avesse mai veramente assolto il suo ruolo di giudice della giustizia e degli Stati dell’Unione Europea, la giustizia italiana non potrebbe certo essere al punto in cui è.

Né si spiegherebbe, se il ricorso a Strasburgo costituisse un rimedio, il senso di terribile frustrazione ed impotenza che pervade noi avvocati di fronte alle sue inenarrabili storture.

Emblematico, del resto, è anche il fatto che, nonostante le ben poche migliaia di ricorsi annuali, la Commissione si pronunzi sulle altrui lungaggini in tempi che anch’essi si avvicinano ai due anni e si allungano sempre di più: cosa che sarebbe ridicola se non fosse ovviamente deliberata, poiché l’apparato europeo avrebbe senz’altro, se lo volesse, la capacità organizzativa di far sì che la Commissione si pronunzi in quei trenta, massimo sessanta giorni, o meno ancora nei casi urgenti, che costituiscono un termine coerente alla sua funzione.

Senonché, non avendolo capito, o forse sperando che le cose potessero essere cambiate o star cambiando, ho deciso che sarei ricorso a Strasburgo contro gli abusi, i soprusi, le disfunzioni, le lungaggini eccetera - in realtà anch’essi funzionali al sistema - di cui è gravato ogni singolo fascicolo che da anni giace nel mio studio, specie dopo la incredibile legge 460/ 94, relativa alle molto speciali ed improbabili modalità di recupero dei crediti nei confronti del Ministero dell’Interno.

Pratiche, quelle contro il Ministero dell’Interno, in cui, da quando una persona chiede il riconoscimento di una pensione in sede amministrativa, a quando, avendo vinto la causa, gli viene erogato il dovuto, passano mediamente oltre dieci di anni di attese, rinvii, peripezie, andirivieni e violazioni di ogni genere alla Convenzione dei Diritti dell’Uomo ad opera sia del potere legislativo, che non fa le leggi o le fa illegittime secondo le convenienze dell’apparato; sia del potere giudiziario, a partire dalla Corte Costituzionale, che ritarda per anni le pronunzie di incostituzionalità per dare all’apparato il tempo di trarre profitto delle norme illegittime, (è necessaria in ogni caso una norma che consenta di poter accedere alla Corte molto più rapidamente); e sia del potere esecutivo che, coperto dal potere giudiziario e dal potere legislativo, ne fa di tutti i colori, non disdegnando nemmeno di abbassarsi apertamente ad orchestrare virulenti benché notoriamente pretestuosi e sgangherati attacchi polizieschi, giudiziari e televisivi contro chi lo infastidisce troppo.

Senza contare gli attacchi realizzati attraverso la magistratura civile, come quello con cui, mi auguro solo alcuni dei Magistrati della Sezione Lavoro della Pretura di Napoli, sotto la sapiente regia dei soliti noti, i quali mi avversano da anni con la determinazione che può dare solo la più virulenta e spasmodica delle forme di odio: quello gratuito, si apprestano, senza rossori né disagi di sorta, rovesciando d’un subito orientamenti affermati in migliaia di sentenze già pronunciate e trasformando la libertà interpretativa in un volgare alibi, a tentare, attraverso delle sentenze di inammissibilità che a limite avrebbe dovuto pronunziare al momento del deposito dei ricorsi, di far arenare sulle secche dei loro pseudovirtuosismi pseudogiuridici le cause per interessi in seguito ai gravi ritardi nel pagamento della disoccupazione speciale.

Questo per realizzare, a favore dell’INPS, un’operazione pseudopolitica antitetica alla loro funzione giurisdizionale, alla quale però, siccome costoro hanno fatto fallire il linguaggio (segno sublime della nostra qualità di uomini), la purtroppo vasta categoria dei disoccupati si sta organizzando per rispondere eventualmente con una manifestazione dinanzi alla Pretura ed alla RAI con in mano dei cartelloni sui quali sia scritto che inammissibili sono certi magistrati, e non i ricorsi rivolti a far sì che a dei disoccupati vengano riconosciuti gli interessi su quanto ricevuto in sconcertante ritardo, visto che si tratta di indennità sostitutive del lavoro perduto e rivolte a garantire il minimo per sopravvivere.

Ho fatto dunque un gran lavoro per studiare le varie fattispecie, impostare i vari tipi di ricorsi, preparare un’organizzazione di studio per la materiale redazione degli atti e, finalmente, a partire dai casi più gravi, ho inoltrato i primi ricorsi alla Commissione dei Diritti dell’Uomo.

Di lì a non molto mi sono arrivate alcune letterine con le quali: così colì e pomì! in base alle solite idiozie di nuovo pseudogiuridiche tipiche di tutte le forme di pretestuosità burocratica da qui agli antipodi, la Commissione mi ha in pratica informato che ..va bene così!.. ..Il Ministero dell’Interno, le Prefetture, la Magistratura, l’INPS ed il legislatore possono tranquillamente continuare a fare quel che gli pare..

Fuor di metafora, fermo restando che non credo sussistano le condizioni per poter più sperare nella giustizia di nessuno, il trucco strasburghese è che la burocrazia filtra i ricorsi e fa giungere alla giustizia vera e propria (quella Corte composta di un giudice per ognuno dei 15 paesi dell’UE) solo quel che piace all’apparato: un apparato, quello europeo, di cui l’apparato italiano, almeno in questo, è parte integran te..

Cose che non escludono, ma anzi richiedono - per continua re ad illudere i cittadini circa il poter "ricorrere a Strasburgo" - che vadano esaminati ed accolti un certo numero di ricorsi, magari variamente eclatanti, ma sempre tali da non incidere nello statu quo dei vari paesi.

In sostanza, benché io sia molto ottimista e sia sicuro che assisteremo fra breve ad un vero grande cambiamento, perché la generalizzata convinzione che così non si può andare avanti non sarà senza conseguenze, bisogna prendere atto che, nonostante l’inciviltà si ammanti in certi paesi di forme che possono ingannare, per il momento, non c’è civiltà in nessun luogo.

D’altra parte basti pensare che lo stesso Parlamento Euro peo, che è astrattamente la massima istituzione democratica del pianeta, se il potere legislativo non verrà strappato dalle mani della Commissione e dal Consiglio, ovvero dalle mani degli apparati burocratici che sono a loro volta - sotto gli occhi di tutti - nelle mani delle lobby, diverrà sempre più la porta attraverso la quale le lobby si introdurranno nelle case dei ben quattrocento milioni circa di europei; e per facilitare la comprensione di quanto sostengo faccio un facile esempio.

All’inizio di questa legislatura, nel 94, nel Parlamento Europeo si parlava molto della legge sugli imballaggi, alla quale lavorava la Commissione Ambiente: una legge la cui necessità era del tutto ovvia perché avrebbe dovuto impedire o quantomeno regolare l’uso delle materie non degradabili negli imballaggi allo scopo di far sparire dalla circolazione i pezzi di polistirolo, le buste, le bottiglie di plasti ca eccetera.

Dopo un po’ non se ne parlò più: non so attraverso quali strategie quella legge o non è stata fatta o è stata vanifi cata.

Constato solo, quotidianamente, che nulla è cambiato nel campo sia degli imballaggi che dei rifiuti.

E’ importantissimo che le genti d’Europa comprendano che è più o meno così per tutto.

On. Avv. Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 45
  • Data: 28-11-1997
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