Al Sindaco Antonio Bassolino circa gli abbattimenti ai Camaldolilli, Angelo Manna, il PM Linda Gabriele e la soluzione dei problemi di Napoli.

Ti scrivo, caro Bassolino, perché sono venute a chiedere il mio aiuto un gruppo di persone in rappresentanza dei ventisei proprietari degli immobili che dovrebbero essere abbattuti ai Camaldolilli fra poche ore (sono le due di notte), questa mattina 30 marzo 1998, dopo i tre che sono già stati abbattuti nei giorni scorsi: vicenda che ignoravo, nonostante, guardando le foto, mi sia reso conto di aver memoria da molti anni dello spettacolo di quegli edifici non finiti.

Io, vedi, sono nato a San Giovanni in Fiore, in provincia di Cosenza, il 18 dicembre 1947. A metà novembre del 1952 la mia famiglia si trasferì a Palma Campania, e quindi, il 27 luglio 1957, ci trasferimmo a Napoli, al Parco Lamaro 81, in Via Domenico Fontana, all’Arenella.

Il Parco era allora l’ultima frontiera della città: da lì iniziavano gli albicocchi che si perdevano nelle campagne della collina dei Camaldoli.

Dal balcone di casa mia si vedeva la distesa di quel grande frutteto al centro del quale c’era la masseria dove abitava Franco: il bambino che al mattino ci portava il latte tiepido di mungitura.

Varie volte negli anni partecipai alla raccolta di quelle albicocche sode, arrossate dal sole, dense di sapori e di profumi inebrianti.

In quelle giornate, caro Bassolino, arrampicato su quegli scaloni triangolari da campagna per raggiungere le cime degli alberi, fra quelle albicocche, prugne, pesche, io mi ubriacavo come un calabrone fra i pollini.

..Ma tutto cambiò.

San Giovanni in Fiore, il paesino fondato dal profeta Gioacchino, il contrafforte dell’altipiano della Sila sul versante Ionico, il presepe vivente custode di una particolarissima forma di genialità di cui da tutta la vita non riesco a decifrare l’enigma, si è dilatato attraverso un abusivismo amaramente inutile, perché qualche decina di migliaia di emigrati ha consumato tutto il denaro guadagnato all’estero durante il secolo per costruirvi quella gran quantità di edifici disabitati.

Palma Campania, in una maniera per la verità meno dissennata, si è estesa anch’essa attraverso l’edilizia abusiva fino a trasformarsi, salvo che per il centro storico, nella solita plaga polverosa e disordinata, e Napoli, come sai, ha fatto per decenni dell’abusivismo l’essenza della sua economia, della sua crescita ed anche il modo attraverso il quale la plebe, divenuta nel mentre sottoproletariato urbano e quindi piccola borghesia, ha potuto uscire dai bassi a cominciare a servirsi delle case.

Ora, anch’io, come te, come tutti, odio l’abusivismo, odio la rogna delle case fatiscenti prima ancora di essere finite, odio questo fenomeno che ha compromesso uno dei territori più belli del mondo, ed anch’io non faccio altro che parlare di come sono ordinate le case in America, in Australia o in Nord Europa, e di come, perdipiù, delle città belle ed ordinate ci sarebbero costate di meno.

Solo che non capisco perché ora tu hai deciso di abbattere le case di queste ventisei persone, visto che sai bene che non ti lascerebbero andare oltre, perché se avessi veramente dato la sensazione di voler iniziare un’opera di abbatti mento, non dico di tutti, ma anche solo dell’uno per cento degli immobili abusivi, è chiaro che ti avrebbero da tempo fatto fare dei certificati per il ricovero coatto e ti avrebbero mandato a riposarti in una clinica svizzera.

Senza contare che bisogna intendersi sul concetto di abusivismo.

A Napoli, infatti, l’abusivismo è come le "false pensioni", e mi spiego.

Mi dice un amico mio avvocato che il PM Gabriele, che si sta occupando della indagine sui falsi invalidi presso la Prefettura (sempre che non gliela tolgano e nei limiti di quel poco che le consentiranno di fare), ha dichiarato che in realtà, da quanto è emerso dai suoi accertamenti, il 95% degli invalidi non sono affatto falsi. Solo che per avere le pensioni hanno dovuto ugualmente pagare. Il che significa che oltre al danno di aver dovuto pagare rischiano ora di vedersi contestare in quanto "false" le pensioni unicamente per il modo in cui gli sono state concusse.

Anche per gli immobili è così: la stragrande maggioranza degli immobili, abusivi e non, rispondono ovviamente a delle reali esigenze, ed una Pubblica Amministrazione normale li avrebbe autorizzati, quantomeno nel numero, anche se probabilmente li avrebbe pianificati diversamente. Solo che la P.A. ad alcuni ha rilasciato la formale licenza, e ad altri si è limitata a rilasciare un tacito "permesso", nonostante tutti abbiano comunque dovuto pagare.

Non mi era chiaro però perché proprio questi immobili, a differenza di tutti quanti gli altri, fossero stati oggetto di tanto radicalismo, fin quando, dopo una breve riflessione, ho capito che è dipeso dal fatto che se questi signori riuscissero a realizzare questo parco di villette, perdipiù ricoprendolo di flora mediterranea, come ovviamente sono dispostissimi a fare, realizzerebbero un complesso molto gradevole: cosa che suscita una gelosia alla quale essi, trattandosi di persone ordinarie, non sono abbastanza potenti per poter far fronte. Fermo restando che si può scommettere che emergeranno poi chissà quali sicuramente non esaltanti altre ulteriori motivazioni specifiche.

Il che, scusami se te lo ricordo, renderebbe peraltro questi abbattimenti molto proficui da un punto di vista demagogico.

Ora vedi, caro Bassolino, come avrai credo capito dai miei tanti scritti, io sono un genio, e tu invece ovviamente non lo sei, sicché posso parlarti fino ad un certo punto da pari a pari.

Tuttavia devo darti atto che, nell’ambito di quanto ti è dato di sapere, che è più della media di quanto sanno di solito gli altri politici, sei un uomo che quantomeno cerca fortemente di perseguire l’onestà intellettuale: il che non è poco.

Per cui - premesso che anch’io sono un po’ invidioso della buona fortuna che toccherebbe a queste famiglie se, dopo sedici anni, riuscissero a realizzare il loro progetto-mi chiedo se è mai possibile che la buona amministrazione possa consistere nell’assecondare gli istinti peggiori e la gelosia della collettività.

Una collettività che gli immobili abusivi li ha costruiti e ci abita dentro in massa, perché qui se i vani abusivi sono centinaia di migliaia significa che nella loro costruzione è coinvolta la stragrande maggioranza dei cittadini! Ti chiedi cosa bisogna allora diavolo fare?! Guarda, bisogna accettare che sussiste una corresponsabilità nell’abusivismo da parte dell’intera collettività, per cui occorre affrontarlo in maniera civile e facendosene carico tutti attraverso dei progetti pubblici che non consistano nella mera distruzione simbolica delle case di qualche capro espiatorio.

E ti prego di non accusarmi di semplicismo perché qui, fra i Magistrati della IX Sezione Appello Lavoro che, bontà loro, negli ultimi sei mesi, nelle cause contro la Prefettura, in relazione a cause del valore medio di 7.000.000, mi hanno liquidato per spese la media di 226.000 a causa, quasi che mi stessero pagando per avergli lucidato le scarpe con la cromatina e la sputazza nelle giornate di sole sul marciapiadi di fronte a Castelcapuano, e tutti voi, tu compreso, che mi rubate idee a tutto spiano senza mai nemmeno ringraziarmi, per ora non intendo proporre proprio un bel nulla, ma se prometti qualche miliardo di onorario pure a me, ti assicuro che mi siedo a pensare un paio di giorni e ti trovo una soluzione che non solo ci rifai la città e non ti costa niente, ma ci guadagni anche un sacco di soldi.

Per concludere però una cosa gratis che non c’entra niente con l’abusivismo, a te ed a tutti i napoletani la voglio dare, e si tratta di una spiegazione.

Dice Angelo Manna, che credo sia la persona più nobilmente ed orgiasticamente colta che ho mai incontrato, che a Napoli i filosofi li soffocano nella merda, e posso testimoniare sotto giuramento che è così veramente, o almeno che ci provano in tutti i modi. Il che, coincidendo il concetto di filosofia con il concetto di bene, equivale a dire che a Napoli il bene lo soffocano nella merda.

E sai qual è il motivo? Il motivo è nella sintesi della grandissima umanità e della mistica sfaticatezza dei napoletani.

I napoletani, cioè, a causa del loro altissimo umanesimo schiatterebbero prima di ammettere che sono secondi a qualcuno.

Con il risultato che finiscono sovente per sprecare la vita a schiattare pur di non ammettere che in realtà sanno benissimo di essere sistematicamente secondi a chiunque semplicemente lavori.

Ti sembra una cosa da poco?! Sarà, ma ti assicuro che questo è da molto tempo il vero motivo per il quale i problemi di Napoli non si risolvono!

On. Avv. Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 48
  • Data: 30-03-1998
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