Circa la RI.SAN, l’italiotismo e la simbologia del corrusco Violante e dei Procuratori meridionali al convegno del 26.2.99 a Napoli sulle “ecomafie”.

On. Presidente D’Alema, giusto destinatario di questo documento sarebbe invero l’On. Violante - il corrusco cavallo di Troia di certa magistratura imposto proprio lì, sulla rocca più alta della cittadella della politica! - sicché lo indirizzo a Lei solo per la Sua veste.

Il mio infatti è un contributo alla liberazione della politica dalla dittatura della magistratura ed, in forza di essa, anche dell’apparato poliziesco e burocratico, senza mai dimenticare - sia chiaro anche senza bisogno di continuare a ripeterlo! - le tante, tantissime lodevoli eccezioni.

Non è invece un attacco al centro sinistra per il semplice fatto che a mio avviso l’avvento del centro destra non risolverebbe il problema.

Nonostante la confusione lo abbia a momenti fatto perdere di vista, magistratura ed apparati, pur non essendo collocabili nell’attuale destra, sono tradizionalmente ed intimamente antitetici alla sinistra, a prescindere dalle singole posizioni di pochi o molti dei loroesponenti.

Questo perché l’italiotismo opportunistico ed autoritario che a suo tempo prevalse sulle depressioni della cultura italiana dando luogo a quel fascismo di cui francamente non credo si possa più accusare la destra di oggi, non ha trovato alternative nelle logiche e quindi nei sentimenti della magistratura, sicché - usando ora la destra ora la sinistra ora il centro - ha sempre lavorato solo per se stesso.

La vicenda RI.SAN, l’azienda mia cliente per conto della quale Le scrivo, è emblematica di tutto ciò perché ha due caratteristiche, la seconda delle quali è spaventosa.

La prima è che quel che ha subito a causa della Prefettura e della magistratura penale è illegittimo.

Ma la seconda è che ciò è tipico della crisi che ha devastato queste Istituzioni e della quale riescono ad impedire da troppo tempo che si traggano le conclusioni.

La RI.SAN ha circa 800 dipendenti e 700 automezzi, ed è appaltatrice da diversi anni della nettezza urbana di vari Comuni, fra cui Napoli.

Senonché, in data 16.12.98, la Prefettura ha inviato a questi Comuni un’informativa "riservata" nella quale si legge all’incirca, secondo le voci e le trascrizioni di cui alle delibere di alcuni Comuni, che, pur non essendovi a carico della RI.SAN cause di divieto o di decadenza dagli appalti, risulta tuttavia a carico del padre dell’amministratrice un rinvio a giudizio in virtù del quale "allo stato non è possibile escludere il pericolo di infiltrazioni mafiose nella compagine societaria".

Orbene, innanzitutto va detto che i Comuni destinatari dell’informativa non sono attrezzati da organizzazioni segrete, ed essa deve essere oggetto delle decisioni dei Consigli e/o delle Giunte, per cui la sua pretesa "riservatezza", giacché è sulla bocca e nelle tasche di tutti fuorché della vittima, è solo una delle abituali violazioni al diritto di difesa.

Non so poi se il principio secondo il quale i figli devono pagare le colpe dei padri coinvolgendo anche i terzi è giusto o sbagliato, ma, quale appassionato di storia delle religioni, posso certificare che è più tipico del paganesimo che non del monoteismo ebraico cristiano.

Comunque sia, quel tale padre, dopo aver subito vari attentati in azienda ed a casa, e dopo essere stato sparato (e colpito) alle gambe, si è reso "reo" di essersi piegato a pagare alle organizzazioni delinquenziali competenti per territorio 15.000.000 a Pasqua ed a Natale di ogni anno.

Sicché, avendo dichiarato in un interrogatorio di ignorare a chi andassero le somme perché le dava ad un operaio che era stato costretto ad assumere quale "rappresentante di fabbrica" delle forze che lo ricattavano, e che, poi, per quanto ne sapeva, le consegnava ai suoi mandanti, era allora stato oggetto di un ordine di arresto con l’accusa - udite udite - di favoreggiamento.

Ordine poi revocato dal Tribunale del Riesame.

Ora - a tacer d’altro - il problema è che la Prefettura sa del contrasto del suo operato con la Cassazione, la quale anch’essa da ultimo ha capito ciò che ogni altro italiano ha sempre saputo, ovvero che manca l’animus di favoreggiare, e quindi anche il delitto, quando si "favoreggia" perché ci si trova di fronte persone capacissime, se ti opponi, di ucciderti o anche di ucciderti un congiunto.

C’è poi la stupefacente reazione della Prefettura quando, all’incontro dell’8.2.99, questi argomenti sono stati posti, oltre che modestissimamente da me medesimo, autorevolissimamente dall’esimio, carissimo Prof. Avv. Giuseppe Abbamonte, nonché dal valorosissimo Avv. Giovanbattista Vignola.

A parte infatti che non si è tenuto alcun verbale, quasi si trattasse di un’amichevole conversazione, la teoria di fondo degli squisiti funzionari è approssimativamente stata che comunque non è la Prefettura a revocare gli appalti, bensì i Comuni, per cui se i Sindaci sono così pavidi da revocare talmente immediatamente degli appalti in base ad ogni pezzetto di carta inviato dal Prefetto, la colpa non è certo di quest’ultimo.

Teoria che comincio onestamente anch’io a credere fondata, perché se siamo arrivati a tanto è forse proprio colpa di tutti noi che non ci siamo ribellati prima.

E’ in pratica come se il Prefetto facesse degli innocui pettegolezzi scritti che però, sfortunatamente, una teoria di Sindaci pisciasotto, vittime di chissà quali loro paure edipiche e privi di senso della misura, traducono liberamente in atti che causano in genere la fine delle aziende.

E pensare che gliel’avevo anche accennato al Prefetto Romano, per telefono, che l’espressione: "allo stato non è possibile escludere il pericolo di infiltrazione mafiosa nella compagine societaria", non è degna della Sua firma.

Il Prefetto, infatti, non è lì per "non poter escludere", perché, per intenderci, è tal quale Egli avesse scritto al Governo invitandolo ad assumere iniziative tempestive ed adeguate ad esser pronti ad una manifestazione di felicitazioni perché "non si può escludere" che Lei, cortese Presidente D’Alema, possa indovinare la prossima sestina al superenalotto.

E che dire poi del fatto che, a quel punto, la Prefettura, di fronte all’innegabile evidenza dell’erroneità dell’informativa, anziché darne intanto atto e revocarla per impedire che esplichi ugualmente i suoi effetti, ha al contrario dato ad intendere che, quale "rimedio", farà raccogliere nuove e più approfondite informazioni dalle forze dell’ordine per "rivederla".

"Promessa" raggelante che ci pone come sempre di fronte alla nostra drammatica impotenza nei confronti della magistratura e dell’apparato non importa quanta ragione si abbia né quanto si sia capaci di dimostrarla!

Deprimente impotenza che tuttavia non deve impedirci di precisare che nessuna "nuova informazione" potrà riempire a posteriori il vuoto di quelle che, solo prima, dovevano motivare l’informativa del 16.12.98.

Senza contare che quei funzionari dovrebbero pur capire che così, nel mentre, la RI.SAN fallirebbe.

D’altronde, quando troppe cose sono ovvie per chiunque salvo che per certe Istituzioni, occorre chiedersi perché.

Io nei miei libri sostengo che ogni entità ha una visione strumentale del suo sapere, che vede unicamente in funzione dei suoi obiettivi, per cui anche la Prefettura non può che vedere, sentire e capire solo in base a quel che persegue.

Ora, Presidente D’Alema, il convegno sulle "ecomafie" del 26.2.99 a Napoli, alla Sala Gemito, sarà presieduto, un po’ stranamente per un Presidente della Camera, da Violante, ed è stata già pubblicata la lista dei Capi delle Procure di numerose città - guarda un po’, tutte del Sud! - che vi interverranno.

Le sembra pertanto giusta la mia analisi, o Le sembro invece troppo dietrologo, se dico che Violante, quei Procuratori, quei rappresentanti dell’antimafia ed insomma quello spropositato spiegamento di poteri e di magistrati che si concentrerà nella Sala Gemito darà inevitabilmente la sensazione, ovviamente errata ma cionondimeno imbarazzante, che quel convegno è un pretesto per abbordare il tema della spazzatura - l’affare del prossimo secolo - e simbolizzare con la presenza di Procuratori tutti meridionali che il marcio è solo al Sud, mentre le aziende del Nord sono a posto, sicché possiamo affidarci a non so quale di loro senza pensieri, magari partendo dalla solita Emilia Romagna?

Io, veda, sono da sempre un implacabile avversario delle politiche disattente al dramma ambientale, ed una delle cose che vado ripetendo più spesso è che è tremendo che nessuno dei governi dei grandi paesi del mondo o delle grandi Istituzioni politiche, a partire dal Parlamento europeo, abbia una vera politica ambientale planetaria.

Pensi che all’inizio di questa legislatura la Commissione Ambiente del Parlamento europeo lavorava ad una norma che avrebbe avuto effetti straordinariamente positivi sulla "nettezza" del pianeta e sull’atmosfera: la legge sugli imballaggi: una legge mirante a vietare l’uso degli imballaggi non degradabili: una legge fondamentale e che quindi, appunto, benché nessuno nutrisse dubbi sulla sua improrogabilità, sparì dalla scena parlamentare sotto la pressione delle lobby degli apparati che agivano ed agiscono sotto la pressione delle multinazionali: fatto che ha causato non poche, ed oso sperare solo apparentemente inutili, mie durissime prese di posizione in questi anni.

Uomini, caro Presidente, rispetto ai quali i mafiosi ed i camorristi sono dei dilettanti perché, pur essendo sicuro che non faranno mai un giorno di carcere, in cambio di po’ di carriera stanno fisicamente soffocando, con il cuscino dell’inquinamento atmosferico, la vita del genere umano. Cose tutte, non credo me ne voglia se glielo ricordo, che io so che Lei sa già perché sono approssimativamente i temi sia della Sua che della mia gioventù di comunisti. Sicché so anche che Lei sa che la libertà non è mai la stessa cosa della libertà che ci viene concessa da coloro che, avendo un potere su di noi, ci concedono delle cose nell’ambito di ciò che a loro conviene.

Io temo insomma che abdicare ad una politica ecologica in favore degli "sceriffi" servirà solo a continuare ad ottenere i risultati che sono stati capaci di garantirci finora, perché non possono certo pretendere di scoprire le "ecomafie" dal 26.2.99 in poi, visto che esse si sono moltiplicate esponenzialmente e sono divenute prospere proprio sotto la loro pluridecennale reggenza, sicché, prima di avere la "riconferma", dovrebbero spiegarci cos’è cambiato perché si debba aver fiducia negli effetti da ora in poi taumaturgici della loro opera, visto che per il momento, pur essendosi mangiata la coratella della società, sono riusciti a far bella figura solo nei film, nei telefilm, nei teleromanzi, nei telegiornali ed in "la Repubblica".

Voglio insomma concludere dandoti del tu per simbolizzare la speranza che l’esempio della solidarietà inossidabile ed inincrinabile che, chissà poi perché, lega certa magistratura, faccia nascere un po’ di solidarietà anche fra noi politici.

Hai visto che roba al processo Scattone e Ferraro? Un omicidio in cui nessuno ha fatto indagini adeguate a capire chi fosse, come vivesse, chi frequentasse quella povera ragazza, sicché, non essendosi imbattuti in alcun movente, i PM hanno concluso che - pertanto! - è chiaramente un omicidio commesso senza motivo, non si sa però perché proprio da quei due sfortunati.

E questo mentre la magistratura finge di non capire e né dice una parola sul fatto che - di nuovo pertanto! - avrebbe allora potuto essere imputato di quell’omicidio chiunque, compresi tu ed io, ed escluso solo Violante, per il semplice fatto che lui, il corrusco, di certo apparato poliziesco e giudiziario è anche il generoso Atlante, sicché se gli vengono meno le spalle cade tutto a terra e scoppia una crisi che si fermano i processi per due o tre anni.

E che dire poi del profluvio di solidarietà che ha inondato Miller? Una solidarietà sempre ovviamente suggerita da motivazioniinnanzituttolarghissimeequindi nobilissime ed irreprensibilissime! Un uomo, Miller, circa il quale diversi amici a cui tengo mi hanno addirittura rimproverato che è stato troppo facile averlo reso protagonista del mio scorso documento, visto che il vero protagonista del Libro Bianco è invece Cordova, del quale in quel volume sono scritte cose tali da essere molto più che sufficienti - sempre a giudizio di quegli amici - per uno che maneggia la penna come me, per dipingerne un quadro molto efficace.

In definitiva, io non so più quante volte ho già dimostrato di non avere evidentemente paura della solitudine, fermo restando che, non essendo empio, non gioisco mai quando sono obbligato ad incoccare un dardo contro un avversario che abbia causato la necessità di essere abbattuto, poiché considero il processo culturale che porto avanti troppo importante per potermi fermare, ed inoltre, quando posso, evito sempre di mirare in punti vitali.

Tuttavia ti sembra giusto che per mancanza di solidarietà fra politici sia costretto a difendere il mio sapere con i dardi, anziché poter appendere l’arco al chiodo e dedicarmi allo sviluppo ed alla divulgazione delle mie teorie, a partire da quelle, che considero fondamentali, nel campo della psicanalisi? Poi, sai, il compito della politica è quello di abbreviare i tempi, nel senso che prima o poi al bene ad occhio e croce ci si arriverà comunque. E’ solo che se i politici sono coraggiosi e generosi magari ci si arriva un po’ prima.

Alfonso Luigi Marra

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 54
  • Data: 15-12-1999
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