Socialisti e Forza Italia: una coppia che non ha funzionato!

Almeno metà dei 55.000 voti che mi elessero al Parlamento europeo nelle liste di Forza Italia nel 94 erano voti socialisti, così come di origine socialista sono circa metà dei 27 eurodeputati di quel "movimento".

E’ pertanto singolare che taluni parlino di una confluenza fra socialisti e Forza Italia come di qualcosa ancora da sperimentare.

I socialisti infatti in Forza Italia ci sono già stati inutilmente per cinque anni, poiché Berlusconi si è rivelato refrattario ad ogni democratizzazione, facendo fallire in pieno le aspettative di chi aveva visto nel suo "movimento" un mero contenitore che poi, in virtù del voto, avrebbe assunto la forma voluta dalla maggioranza dei militanti.

Questo non certo per sua abilità politica, ma perché non c’è mai stato alcun terreno su cui il confronto politico interno potesse svolgersi.

Cosa dovuta ad un fatto costituzionale di Berlusconi: un "fondatore di partito" che non ha e non ha mai avuto la benché minima intenzione politica, e non si è nemmeno accorto che gli argomenti irresistibili di cui abbonda per convincere con facilità quelli che - in tutti i settori - via via gli servono a vincere le sue "battaglie" gli hanno fatto da tempo perdere la guerra.

Ora però che è svanita la speranza di trasformare Forza Italia in uno strumento di vera politica, e buona parte di quegli ex socialisti se n’è andata, ci si può chiedere se essi torneranno o no socialisti, ma stupisce che qualche pensatore possa aver addirittura tracciato le linee di un socialismo di destra nel quale offrirgli di riconoscersi.

Né rileva che vi sia fra socialisti e diessini un così forte scontro, perché già fra PCI e PSI è sempre sussistito un "sano odio fraterno" senza che ciò abbia mai implicato il venir meno dell’appartenenza ad un comune ordine culturale di fondo, nonostante l’attuale " diessismo" sia cosa ben diversa dal socialismo laico e libertario di cui parrebbe ora volersi ornare.

E né c’è dubbio che i socialisti tutti insieme potrebbero da subito far propria - ma sviluppandola ad un vero livello politico - quella lotta per la riforma della giustizia e degli apparati burocratici alla quale Berlusconi deve il suo residuo elettorato, benché la porti avanti in modo pedestre.

Viene solo da chiedersi come mai taluni possano ancora avere la tentazione di cedere all’abbraccio inutilmente mortale di Berlusconi.

Inutilmente perché egli, pur non difendendo che se stesso, sarà salvato da ben altre forze che le sue: ovvero dall’avanzare di quella civiltà e quella democrazia a cui non crede minimamente.

Un abbraccio mortale che ha già soffocato tutti quei politici che gli sono rimasti attorno i quali, non avendo resistito alla voglia di partecipare del suo potere materiale e televisivo, hanno dovuto cedergli in cambio ogni loro vera autonomia.

L’altro tema, un tema al quale devo pur fare un accenno, è quello relativo al modo di salvare gli uomini ed il passato socialista dalle distruttive chiavi di lettura ora in voga.

E’ chiaro cioè che il nuovo socialismo dovrà porre a premessa del suo rilancio la revisione dei fatti per come sono stati fin qui rappresentati, ed è anche chiaro che vanno sottratti i capri espiatori ad un riprovevole massacro morale e giudiziario.

Ma c’è forse dubbio che commetterebbero un errore puerile quelli fra loro che addirittura pensassero di poter assolvere a questi compiti ed a quel rilancio in prima persona?

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 55
  • Data: 08-03-1999
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