Il vero motivo della guerra ai serbi. Il confronto come unico modo per uscire dalla fase di Saul

Il vero motivo della guerra ai serbi non è ovviamente la difesa dei kosovari, bensì il fatto che tutto l’est, ed in particolare la Russia, è ormai pericolosamente fuori controllo.

Il potere americano, pertanto, ha colto l’occasione per fare scempio della Serbia sotto gli occhi dei suoi protettori russi allo scopo di dimostrane l’impotenza e rafforzare così l’egemonia USA sull’Est e sul mondo.

Un’egemonia che, coerentemente al ruolo di "gendarme del pianeta", dovrebbe servire al potere americano per poter procedere liberamente alla bonifica della Russia dai pericoli per il mondo che essa custodisce in seno.

Buone intenzioni rese forse un po’ meno credibili dal fatto che se oggi la Russia è una bomba ad orologeria, dipende proprio dalle concezioni che gli americani hanno iniettato troppo repentinamente nel corpo della sua società allo scopo di trasformarla in un grande mercato per le loro produzioni atrocemente dannose in quanto inutili.

Concezioni che, peraltro, sono poi le stesse che hanno da tempo innescato il processo che porterà alla rovina del pianeta, sicché non si spiega nemmeno questo darsi ora tanto da fare per salvarlo dai russi.

Amara ironia a parte, comunque, fermorestando che sussiste effettivamente l’esigenza di disinnescare la bomba russa, il "metodo americano", come tutti sanno, servirà solo ad aggravare la situazione, perché ciò che occorre è invece un grande contributo alla modernizzazione di quel paese.

Un contributo che la pochezza della nostra politica rende improbabile, perché per il momento non siamo in grado nemmeno di aiutare noi stessi.

Sarebbe però ormai un eccesso di ingenuità considerare casuale la troppo evidente sproporzione fra i fatti enormi di oggi, come questa guerra, e l’ordinarietà degli uomini politici che apparentemente li decidono.

L’ordinarietà di Clinton, Blair eccetera (stendo un velo sugli italiani) è tale cioè da dover essere necessariamente funzionale a qualcosa, ed in effetti èa ppunto funzionale a far sì che, dietro di loro, possano governare senza ostacoli le lobby e gli apparati, la cui gestione occulta del potere sarebbe disturbata dall’esistenza di veri leader.

Un problema questo che ha però la sua origine in quel malinteso senso di "democrazia" in virtù del quale le maggioranze sono riuscite ad imporre uomini nei quali poter si identificare finanche nei ruoli strategici per l’interopianeta.

Una singolare forma di protagonismo collettivo che si ritorce ora contro la società, perché gli uomini che oggi sembrano governare il mondo, essendo invece debolissimi, sono ostaggio delle infinite forze della prevaricazione, e fanno cose che nessuno di coloro che hanno decretato il loro successo votandoli vorrebbe che essi facessero.

La guerra contro i Serbi, è solo uno dei tanti esempi.

Clinton, Blair eccetera sanno,come chiunque altro,che l’illegale guerra contro i serbi, oltre che un tragico errore, è un vergognoso e terribile delitto, ma non sono minimamente in grado di opporsi alle lobby e dagl iapparati che la vogliono (non si sottovaluti, fra le tante altre, la sempre potentissima lobby dei produttori di aerei e navi da guerra, missili, armi ecc.).

Storicamente questo corrisponde al passaggio dalla fase di Saul, re inidoneo in quanto scelto dalla collettività solo perché appunto "vi si identificava", alla fase di Davide: primo vero re di Israele, e quindi alla fase di suo figlio Salomone: uomo cardine della cultura ebraica, e non certo perché rassomigliasse a nessuno dei suoi sudditi, bensì per la sua straordinarietà.

Per il momento comunque una cosa è sicura: purtroppo per i kosovari, i serbi, i russi, gli americani, noi, ed il resto del genere umano, nessuno di quelli che nel mondo le maggioranze hanno oggi mandato al potere è in grado di aiutarle a venir fuori dagli attuali problemi,emisembra si veda.

La democrazia fondata sul voto delle maggioranze resta cioè l’unico regime possibile, ma senza il confronto - ed i nostri politici il confronto si limitano a mimarlo - nemmeno la democrazia costituisce un antidoto sufficiente contro la prevaricazione.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 57
  • Data: 27-03-1999
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