Difficoltà di scegliere fra centro destra e centro sinistra. Inutilità incontrovertibile della legislatura europea 94/99 e presumibile di quella 99/2004. Importanza politica del denaro.

Antonio Bassi: Capo GIP di Salerno. Incidenza sulla giustizia italiana dell’impreparazione, neghittosità ed arrivismo di certa magistratura soprattutto meridionale ed esecutività delle sentenze. Giuridicità dell’arte e della scienza.

Nel 1985, un giorno, Angelo, un mio fraterno amico di gioventù, nel mentre gli leggevo non ricordo cosa da una delle primissime versioni di "La storia di Giovanni e Margherita", sbottò dicendomi: ..Sì sì, ma non credere di non essere anche tu un egoista come chiunque altro! ..Non hai forse scritto questo libro perché vuoi diventare il padre della nuova psicanalisi? ..Comunque - aggiunse affettuosamente calmandosi d’improvviso - armati di pazienza: ci vorranno almeno venti anni! Io rimasi di stucco.

Allora come ora ero circondato da un incredibile far finta di nulla collettivo: Angelo, attraverso quel suo dare un po’ polemicamente tutto per scontato, aveva in realtà voluto violare quell’abominevole "consegna del silenzio", con la quale mi si sarebbe voluto annientare.

Un silenzio delirante di ostilità che una volta, ad esempio, nel 1986, fu interrotto anche da Gianni Vattimo, che conoscevo dal 73, ed al quale avevo chiesto di aiutarmi a divulgare il libro, il quale mi disse: "..ma quello non è un libro! ..tu non hai voluto scrivere un libro, tu hai voluto fare una rivoluzione!..".

Parole alle quali non seguì altro, nonostante la mia fosse una rivoluzione culturale e lui pare sia un filosofo.

Così come, anni dopo, nel 94, quando conobbi Sgarbi, mi disse: "Ah! Marra! ..Il mistero Marra! ..Ma quanto ti costano quelle pagine?". Pagine che, come tutti, conosceva da anni, ma delle quali non gli ho mai sentito dire una parola.

Ma né Sgarbi né Vattimo se la prendano, perché loro qualcosa che sia pure criticamente potessi riferire l’hanno detta, mentre in generale la finzione nei miei confronti è stata integralistica nonostante, ad esempio, mi conoscano e conoscano bene le mie tesi e l’influenza che hanno sulla politica e sulla cultura sia il capo del governo che il capo dell’opposizione, così come praticamente tutti gli uomini politici italiani e non, poiché questa finzione coinvolge da anni mezzo mondo, dall’Italia all’Australia, passando per Bruxelles e le altre capitali e Parlamenti europei.

Un’articolata ed a tratti drammatica finzione di inconsapevolezza che da quindici anni evidenzia stridentemente la generale consapevolezza del fatto che quel libro è realmente il codice morale, il codice dei valori, la cultura della seconda fase dell’uomo sul pianeta.

Definendo cioè la prima fase come quella della furberia, con "La storia di Giovanni e Margherita" è iniziata, dal 1985, la fase dell’intelligenza.

Non è vero infatti che la società sia peggiorata. Essa, cioè, dopo circa 2.000 anni di occidentalesimo aveva raggiunto un grado di perversione, di corruzione e di anomalia straordinario che però, fino all’85, appariva meno perché la collettività era più moralistica, ovvero celebrava con più attenzione la finzione della moralità.

Una finzione che, a fronte dell’attuale svergognatezza, fa sembrare migliori i tempi in cui, in tutti i campi, le "cose" venivano fatte con maggior garbo e discrezione.

Senonché, per rendersi conto del livello di pazzia e depravazione sostanziale della società del 1985, basti ricordare che in essa vigeva pienamente la cultura degli armamenti atomici, il mondo si preparava a dar luogo alla "cupola stellare", ed insomma infuriava un delirio industrial-consumistico in folle rotta di collisione con l’abitabilità del pianeta.

Una rotta che, prima ancora che da "La storia di Giovanni e Margherita", fu deviata dalla "Lettera di dimissioni di un avvocato della CGIL dal sindacato e dal PCI", che produsse ed indirizzò quel dibattito politico che avrebbe causato la trasformazione del PCI in PDS e preparò le premesse, insieme a tanti altri documenti pubblicati via via, per l’avvento dei processi di tangentopoli e dei nuovi partiti della cosiddetta seconda repubblica.

"Lettera di dimissioni" alla quale seguì poi "La lettera a Reagan" che, divulgata in Italiano ed in inglese in tutti i punti nodali della politica e dell’informazione nazionale ed internazionale, mandò in crisi la cultura degli armamenti e la spaventosa idiozia della "cupola stellare".

Documenti che, di volta in volta, così come accade anche ora, diventavano una sorta di carburante del processo politico, che infatti, quando si esaurisce il loro potenziale, comincia a girare in tondo. Momento in cui, di solito - con uno sforzo crescente, perché tutto quanto sono costretto a scrivere e riscrivere attraverso nuove e sempre più incisive esemplificazioni è scritto nelle mie carte fin dal 1985 - pubblico il nuovo documento per produrre, mediante una continua rottura di equilibri, quello che la società non vuole fare usando un po’ di buona volontà. Una buona volontà nella quale però confido, perché con la modernità essere buoni renderà sempre più che essere cattivi, sicché..

Nel mentre, comunque, la situazione, da tragica, è divenuta a-drammatica e vergognosa, ed è pur sempre un passo avanti. Una situazione questa ben simbolizzata dall’odierna difficoltà di scegliere fra destra e sinistra.

Non sarà infatti esaltante, ma il grosso del centro destra è semplicemente costituito dai circa cinque milioni di titolari di partita IVA, così come il grosso del centro sinistra è semplicemente costituito dagli impiegati pubblici e dai lavoratori dipendenti, che danno luogo a due fasce elettorali rese stabili dall’indifferenza ad ogni principio politico.

In questi due gruppi di interessi ci sono però molte situazioni intermedie, ed inoltre deve pur esserci una minoranza che vota in base a motivazioni un tantino meno personali o a vere motivazioni politiche, e che quindi deve scegliere se collocarsi in un centro sinistra bisognevole di un riassetto dell’eccessivo politicismo che lo appesantisce, o in un centro destra troppo leggero per l’ancora immatura specificità politica.

Una scelta non facile circa la quale, francamente, non mi sento io stesso per il momento di dir nulla, ed alla quale, anche per avere lo spazio di essere esauriente, mi riservo di contribuire con un autonomo documento quando avrò ben compreso quale dei due schieramenti è più vicino al mio progetto politico.

Una crisi della politica gravemente testimoniata dalla legislatura 94/99 del Parlamento europeo: massima istituzione democratica del pianeta! Una legislatura, salvo pochissime purtroppo inutili eccezioni, di modesti opportunisti senza idee sempre in cerca del consenso non solo delle lobby, dei poteri e dell’apparato burocratico, ma anche di ogni semplice funzionario.

Un corpo parlamentare il cui operato è stato privo di connotazioni pubbliche ed unicamente rivolto agli interessi privati - fossero personali, di cordata, di parte, partito eccetera - e che infatti ha lasciato trascorrere cinque anni senza produrre incontrovertibilmente null’altro che qualche fatto pratico o qualche variazione normativa ininfluente, e si è mostrato abile solo nell’eludere ogni proposta di riforma, come ad esempio la mia relazione circa la riforma istituzionale europea, o l’altra (non mia) per l’abolizione delle materie non biodegradabili negli imballaggi.

Una relazione, la mia, che è negli atti del Parlamento, oltre che in Internet e nel mio ultimo libro "La fase di Saul", ma che invierò di nuovo a tutti i deputati eletti, augurandomi che Napolitano, attuale Presidente della Commissione Istituzionale, non faccia sì che anche di lui, fra cinque anni, si debba dire quello che si può dire della Presidenza 94/99.

Speranze sfortunatamente forse vane, perché oggi la politica può avanzare solo se è ininfluente, ovvero se non cozza contro gli interessi di nessuno.

Unico antidoto a questo immenso male è l’avere mezzi economici eccezionali con i quali poter disporre dei mezzi di informazione e di tutto quanto - e tutti quanti - occorrono per raggiungere gli obiettivi politici che si hanno.

Sempre che se ne abbiano.

Al punto che, quanto a me, ho deciso di rivolgermi da ora all’accrescimento del mio potere economico attraverso le attività di impresa.

Il mio obiettivo, infatti, è sempre stato quello di realizzare la diffusione dei miei libri in Italia ed all’estero allo scopo di produrre così il cambiamento culturale, e mi sono improvvisamente reso conto che la cosa più semplice sarebbe stata cercare di raccogliere qualche decina di miliardi per un’adeguata campagna pubblicitaria.

Ma ciò premesso veniamo ora, sempre per fare il punto di quello che siamo diventati in questa fase, ad un esempio che riguarda l’ostilità di certa magistratura verso le mie opere.

Prima di procedere devo però ribadire che mi spiace sinceramente di dover di nuovo parlare del Dr Cozzi, Procuratore presso la Pretura di Napoli, e del Dr Diani, Pretore Dirigente della Sezione Lavoro di Napoli, ma mi ci costringe il singolare provvedimento che devo utilizzare come necessario esempio dello stato della giustizia specie meridionale.

Mi duole infatti dirlo, perché io sono meridionale e meridionalista, ma va infine ammesso ciò che del resto è sotto gli occhi di tutti, e cioè che, in tutta Italia, i protagonisti delle situazioni tanto di più smaccato giustizialismo ed abuso che di denegata giustizia, disordine ed abbandono sono quasi sempre espressione di certa pseudo-cultura giudiziaria meridionale.

Un provvedimento, dicevo, del GIP di Salerno a firma addirittura illeggibile.

Una firma che nemmeno chiedendo in cancelleria siamo riusciti a stabilire di chi sia.

Un provvedimento poi però ripreso dal Capo GIP, il Dr Bassi, anche se l’erroneità di quel mio rinvio a giudizio per calunnia, che di questo si tratta, è così grave che forse nemmeno il fatto che sia stato ribadito dal Capo GIP in persona basterà ad evitare che esso arrechi alla giustizia un pregiudizio maggiore che a me, quand’anche dovesse costarmi la più dura delle condanne.

Dura condanna che non escludo affatto perché in Italia l’evidenza dell’erroneità o della pretestuosità dei gesti dei magistrati non diminuisce ma aggrava il rischio di essere condannati (vedi Sofri, Andreotti, Scattone, Ferraro ecc.), perché più gravi, conclamate e pacifiche saranno le loro violazioni, più i loro colleghi saranno costretti a sostenerle con tutte le loro forze, per difendere così i loro interessi di casta.

Ma veniamo al fatto.

Il 13.7.96 io divulgai un documento ora pubblicato nel mio ultimo libro La fase di Saul, in cui, fra l’altro, a proposito del Dr Cozzi scrivevo: "..ben altro si sarebbe potuto dire di Cozzi; dalle qualità professionali, tali che se vedevi un gruppo di avvocati sbellicarsi dal ridere in cancelleria era perché stavano leggendo l’ultima tratta dal fascicolo della fastosa collezione delle "cozzate", al tenore di vita, che una rabbiosa vox populi attribuiva ad ogni genere di affari, dai rapporti interessati con soggetti inqualificabili, alle vicende ed alle mediazioni immobiliari, alle assicurazioni, ai viaggi a sbafo e così via.

(Per evitare inutili rischi da parte di ambienti che potrebbero temere mie ulteriori dichiarazioni, preciso di poter testimoniare solo su quanto ho già scritto, e cioè sul fatto che esisteva la collezione delle "cozzate" e sul fatto che esisteva la rabbiosa vox populi della quale mi sono limitato a riferire il merito.) Nello stesso documento, poi, in relazione al Dr Diani, in tutt’altra sfera, argomentavo circa il suo modo di assegnare le cause ai vari magistrati della Sezione, la stragrande maggioranza dei quali, aggiungevo, violavano in maniera sistematica la legge professionale all’unico scopo possibile di usare la liquidazione di spese ridottissime come strumento per rendere problematico l’esercizio della professione, precisando inoltre che, in passato, la Sezione aveva fatto un uso tecnicamente politico del potere giurisdizionale poiché, violando il principio della monocraticità del pretore, decideva notoriamente le cause mediante moduli di sentenze prestampate adottate con voto a maggioranza da un organo giurisdizionale abominevole: la ben nota "Assemblea dei Magistrati della Sezione Lavoro della Pretura di Napoli", dotata finanche di timbro e carta intestata.

Il 19.9.96 divulgai un altro documento, anch’esso ora pubblicato in "La fase di Saul ", in cui affermavo, fra l’altro, che i PM napoletani Rossella Catena, Antonio Clemente ed Eduardo De Gregorio avevano fatto su di me un’indagine assurda per la sua spropositatezza ed infondatezza, nonché illegale perché non preventivamente autorizzata dal Parlamento europeo, di cui ero membro.

Un’illegalità della quale non solo loro, ma l’intera Magistratura italiana, visto l’art.

6 del Regolamento del parlamento europeo, doveva necessariamente essere conscia, ma di cui, dato il giustizialismo imperante, nessuno si è mai curato, compreso lo stesso debole e superficiale Parlamento europeo dell’epoca.

Un’illegalità - si osservi a che siamo giunti - che vengo io accusato di avere pertanto definito consapevole, quando invece la cosa grave sarebbe stata se loro ne fossero stati inconsapevoli.

Comunque sia, i due documenti furono presi in considerazione dai PM Sergio Zeuli, Giuseppe Lucantoni e Giovanni Melillo, i quali, dopo averli classificati, con tre autonome iniziative, come FNCR, ovvero fatto non costituente reato, li inviarono a Salerno per gli eventuali provvedimenti di competenza.

Si aggiunsero poi gli stessi Cozzi e Diani, i quali, rinunziando ad ogni querela nei miei confronti, anch’essi inviarono gli atti alla Procura di Salerno, sempre classificando i miei due documenti come FNCR.

Ora, l’invio degli atti a Salerno in relazione a me avrebbe avuto un senso solo se i PM napoletani mi avessero giudicato imputabile perché, in quel caso, essendovi coinvolti dei magistrati napoletani, Salerno sarebbe stata competente per il prosieguo.

Ma alla mia "assoluzione" con la formula FNCR poteva solo seguire l’archiviazione, non potendosi ritenere che la mia non imputabilità dovesse essere ribadita a Salerno, che peraltro, a quel punto, sarebbe stato competente per territorio non più di Milano o Messina.

Era cioè palese che se si inviavano gli atti a Salerno era per le eventuali valutazioni in relazione a Cozzi, Diani, Catena, Clemente e De Gregorio.

Un’esigenza sentita anche dagli stessi Cozzi e Diani, i quali, devo supporre, volevano sottoporre la vicenda alla magistratura competente per veder dichiarata la loro incolpevolezza.

Mentre nessuno, e nemmeno loro stessi, si era curato gran che delle mie dichiarazioni circa il comportamento illegale di Catena, Clemente e De Gregorio, riconducibile del resto a quelle accuse di giustizialismo, protagonismo eccetera per le quali finora nessun magistrato ha mai patito una lira di danno, nonostante tutti e tre abbiano colto l’occasione per chiedermi 500 milioni a testa con un’azione a mio modesto avviso sia prosopopeica che degna di miglior causa.

Prosopopeica perché la giurisprudenza, ovviamente nei casi in cui sussista quella diffamazione e quel danno che qui invece non c’è, liquida ormai, giustamente, cifre intorno ai dieci milioni, sicché non si vede perché nel loro caso il danno ammonterebbe a mezzo miliardo, nonostante non si capisca nemmeno in cosa si concreti.

Tanto più, oserei dire, che ad una certa notorietà essi sono pur giunti grazie alle mie carte, e spero non sia imputabile a me se non ho avuto modo di renderli noti anche per più egregie cose, così come ho fatto con non pochi altri loro colleghi.

Degna di miglior causa perché nemmeno i miei avversari negano che le mie opere abbiano il carattere dell’arte e della scienza, sicché, se non hanno capito che ciò le rende non giudicabili da parte della magistratura, questo dipende solo dal livello della loro istruzione, nonostante essa sia stata lunga e sia costata allo Stato cifre credo non inferiori a quelle che ora chiedono a me per danni.

L’arte e la scienza, cioè, se sono tali, lo sono proprio in quanto positive per definizione, e quindi perché, al di là di quanto appare al volgo, colgono a priori ed in generale le finalità tutte del diritto, che pertanto non le può censurare.

Comunque sia, a Salerno, il PM Anita Mele, come niente fosse, si rivolse di nuovo ad analizzare null’altro che la mia già più volte esclusa imputabilità.

Un’analisi fortunatamente di nuovo favorevole, perché il 18.11.96 concluse anch’ella che si trattava di FNCR, e chiese l’archiviazione.

E qui si rompe l’incantesimo, perché il GIP di Salerno a firma illeggibile non ci sta ad archiviare un tal processo, peraltro così ricco di intriganti risvolti in relazione alla complessa vicenda della spaventosa conflittualità fra le procure di Napoli e Salerno.

Ecco così che, con un provvedimento scritto con i piedi, contraddice le ben 5 qualificazioni del volantino come FNCR e, "teorizzando" (si fa per dire), per quel che si riesce a leggere, che secondo lui si tratta invece di calunnia, restituisce gli atti al PM invitandolo a rifare le indagini e riformulare l’accusa.

Procedura, fra l’altro - giudichino magari meglio gli esperti di penale - che a me sembra incostituzionale.

Il PM Mele fa allora dottamente delle "nuove indagini" consistenti nell’accertare che quei volantini Centro Direzionale G1, 80143 Napoli - tel.

081-7879285; fax 081-7879005 e-mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. sono realmente miei, circostanza che nessuno si era mai sognato di mettere in dubbio, ma che gli basta per chiedere, non più l’archiviazione, ma il mio rinvio a giudizio per calunnia.

E, si badi, non per la "calunnia" per così dire "principale", quella cioè a Cozzi, passata di mente a tutti, bensì per quella a Clemente, Catena e De Gregorio.

Tutto ciò senza contare, fra l’altro, neanche che:

1) - la calunnia avrebbe richiesto che vi fosse stata una mia denunzia presentata secondo certe formalità all’autorità competente a riceversela, e quindi la preventiva archiviazione del procedimento scaturito dalla mia denunzia, che non è stato mai archiviato perché non c’è mai stato;

2) - chiunque sia sufficientemente scolarizzato dovrebbe ormai aver capito che i miei volantini sono rivolti a causare processi culturali, e non procedimenti penali, tant’è che se avessi voluto produrre procedimenti penali, avrei saputo come sporgere delle regolari denunzie;

3) - illegale non significa illecito, e non vedo perché non si possa dire che l’operato di Catena, Clemente e De Gregorio è illegale nel senso di contrario o diverso da quanto previsto dalle leggi, tantopiù che è illegale per davvero, dal momento che, anche se la magistratura italiana se ne infischia e finanche il Parlamento europeo ha timore di ribellarsi, è notorio che non si sarebbe potuto procedere a mio carico senza la preventiva autorizzazione del Parlamento stesso, per cui tutto quanto fatto a mio carico è fra l’altro nullo;

4) - essendo pacifico secondo alcune decine di milioni di cittadini (tutto il centro destra e parte del centro sinistra) che in questi anni certa magistratura ha abusato del suo potere, non si vede cos’altro un deputato, nel doveroso esercizio del suo mandato, avrebbe dovuto fare se non denunziarlo con ogni mezzo, perché fa cadere le braccia il pretendere che i miei documenti abbiano un carattere personale.

Ciò premesso, il Capo GIP di Salerno, il Dr Bassi, essendo ben al corrente di tutto ciò, perché avevo già pubblicato un documento in cui lo rappresentavo, ha ritenuto di accogliere la così novellata richiesta del PM Mele e quindi di rinviare a giudizio me.

Non vedo dunque, se è così che siamo sistemati in Italia, come taluni possano intravedere delle soluzioni nell’allungare i tempi della prescrizione o nell’anticipare l’esecutività delle sentenze, ponendo così i fallimenti della giustizia a carico di cittadini magari in parte realmente responsabili dei reati che essa gli imputa, ma non anche del fatto che essa non riesce a giudicarli né bene né in tempo

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 58 bis
  • Data: 03-09-1999
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