Al Presidente D’Alema ed al Parlamento circa la BNA / Banca Antoniana Pop. Veneta

ovvero circa il modo in cui le banche italiane, sotto la vana "vigilanza" delle varie istituzioni "preposte", operano fuori da ogni progettualità economica nazionale al solo scopo di appropriarsi con qualunque mezzo di quanto più denaro possono e spostarlo su mercati più vantaggiosi.

Al Parlamento circa la necessità impedire la conversione in legge del vergognosamente lobbistico DL n. ... del __/__/_____ in materia di modalità di calcolo dei tassi passivi bancari.

Innanzitutto, On. Sig. Presidente D’Alema ed On. Sig. Parlamentari, due premesse.

La prima è che il mio non è un gesto contro la maggioranza perché si tratta di problemi antichi, benché ora anacronistici, per la cui soluzione val meglio una sensibilità di sinistra che una di destra o di centro.

La seconda è che se ancora una volta la mia analisi prende lo spunto da una vicenda personale ciò non è la riprova di una mia particolare sfortuna, ma del fatto che si tratta di vicende molto comuni che tanti altri, avendo meno dimestichezza con la penna, subiscono in silenzio.

Orbene, verso la metà del 1997, a fronte di una erogazione effettiva di denaro che, nel giro complessivo degli addebiti e dei miei versamenti non superava il 50% della cifra finale addebitatami, mi venivano richiesti dalla BNA, per l’estinzione di un fido, 500 milioni circa.

Poiché la somma era stata fatta maturare applicando interessi molto altissi, senza contare gli ordinari artifizi contabili praticati dalle banche, ne nacque un disputa basata sulla mia richiesta di riduzione retroattiva dei tassi.

Questo anche perché i tassi erano stati concordati più volte, ma vigeva presso la BNA il singolare costume, dopo pochi giorni dalla trattativa, di modificarli unilateralmente senza darne alcuna comunicazione se non, a posteriori, sugli estratti conto.

Tanto mi indignai di fronte al rifiuto della mia richiesta che decisi di contrappormi giudizialmente alla BNA adducendo le difese tutte di cui al mio "Atto di citazione già pronto per i correntisti che vogliano far causa alla propria banca" (vedi in Internet) che avevo pubblicato nel 1987, e di cui tutti, a tutti i livelli, condividono da allora i contenuti, senza però che il Parlamento, da sempre succube del lobbismo bancario, abbia mai assunto iniziative normative adeguate.

La banca però mi precedette notificandomi di lì a poco un decreto ingiuntivo per 568 milioni calcolati chissà come, ma che il giudice, quasi che quelle pretestuose carte bancarie fossero le mosaiche tavole della legge, riconobbe integralmente attribuendo per di più per il prosieguo il tasso del 12%.

Un tasso che la banca continua a richiedere ancor oggi nonostante tutte le variazioni intervenute in materia (chi potrà dimenticare l’epopea dell’abbassamento dei tassi al 3% per fini europeistici), visto che il legislatore ha graziosamente dimenticato di provvedere a disciplinare queste situazioni, benché la normativa vigente, se la magistratura fosse più libera di fronte al sistema bancario, sarebbe comunque sufficiente ad impedire questi obbrobri.

Un tasso assurdo in virtù del quale, comunque, la somma di 568 milioni, dopo due anni dall’ottobre 97, avrebbe dovuto diventare circa 725 milioni, contro gli oltre 800 invece richiestimi, perché costoro fanno i conti come vogliono.

Ora, nonostante il decreto ingiuntivo fosse intanto esecutivo, io avevo tuttavia fatto opposizione, e non è detto che non sia revocato con la sentenza finale, perché i tassi praticati sono usurari, e comunque ho sollevato diverse eccezioni tutte fondate.

Queste vicende però durano anni sicché, in conclusione, piuttosto che continuare a spendere, magari inutilmente, risorse mentali e tempo contro avversari così organizzati e sostenuti sia dal legislatore che dalla magistratura, ho deciso di conciliare la lite certo che non vi fosse alcun ostacolo, dal momento che il presunto credito nei miei confronti è garantito, poiché la BNA ha iscritto ipoteca su miei immobili di valore notevolmente maggiore.

Ragion per cui ho proposto alla banca un pagamento rateizzato della somma offrendo, dalla transazione in poi, un tasso del 5%.

Senonché, come Lei forse sa, Presidente D’Alema, io sono avvocato ed ho un grande studio legale (praticamente un’azienda di concezione sbagliata perché uno studio legale grande, organizzato e moderno non è in grado di sostenere i costi a causa dei tempi lunghissimi delle cause e delle disfunzioni della giustizia): uno studio legale, dicevo, che si occupa di cause previdenziali ed assistenziali, per cui sono creditore degli onorari di numerose cause nei confronti di vari enti.

Con il risultato che il difensore della banca, tale Ferdinando Lombardi, ed evidentemente anche coloro che liberamente (ci mancherebbe altro) gli conferiscono gli incarichi, hanno avuto l’idea di recuperare il credito della BNA mediante un sistema molto più redditizio.

Essi cioè, ascolti bene, pur dopo avermi ipotecato vari immobili producendomi così un gran danno, hanno pensato bene di disinteressarsi agli immobili ed agire invece pignorando ad uno ad uno i miei numerosi piccoli crediti (diciamo della media di mezzo milione ognuno) per onorari liquidatimi nelle sentenze del Pretore del Lavoro.

Questo per far sì che ogni volta gran parte della piccola somma pignorata (diciamo, a fine procedura, un minimo del 70%) venga assorbita dalle spese legali, affinché, se tutto il debito dovesse essere pagato in questo modo, ai circa 800 milioni in cui la BNA ha trasformato i circa 250 effettivamente erogatimi, si aggiungano un paio di miliardi di lire per spese di questo Lombardi, o comunque tutte quante le sommette che costui, perdurando la trattativa, riesce a prendersi.

Cosa questa a mio avviso grave ed inspiegabile poiché anche le banche, oltre agli avvocati, dovrebbero sapere così la deontologia e non credo che la Banca d’Italia o il Governo dovrebbero consentire che una banca, avendo una garanzia ipotecaria, di fronte ad un debitore che offre di pagare senza contestare il quantum e ad un tasso ordinario come il 5%, possa rifiutare l’offerta al solo scopo di privilegiare un sistema di recupero che arricchisca il suo avvocato provocando un così iniquo ed ingiustificabile ulteriore danno al debitore.

Senza contare che sarebbe analfabetismo politico, economico e giuridico pensare che l’Italia possa "stare in Europa" avendo alle spalle un sistema bancario di questo livello a fronte di quelli europei: sistemi che quando ti dicono in ipotesi il 4,3% è veramente il 4,3% e che, pur essendo ben lontani dalla santità, sono però del tutto alieni quantomeno da questa troppo radicale mancanza di nobiltà che affligge le banche italiane.

Cose non so se aggravate o attenuate dal fatto che, subito dopo, con data del 22.2.2000, mi è giunta una lettera della BNA con la quale, ad onta di tutte le vere e proprie balle ufficiali sulla calata dei tassi a livelli europei, mi si scrive chiaro chiaro che la mia proposta non può essere accettata perché BNA vuole un tasso non del 5%, bensì del 10%, oltre naturalmente alla rinunzia all’opposizione che intrapresi a suo tempo.

Cose che Le scrivo per contribuire a rendere visibile l’enorme distanza fra le astratte regole fissate a livello politico e la selvaggia, grave, scorrettissima, politicamente inammissibile e socialmente pregiudizievolissima prassi bancaria italiana.

Una prassi che però è dovuta al semplice fatto che c’è troppo zelo politico e governativo affinché quelle astratte regole non si debbano mai tradurre in una adeguata normativa, ed anzi si verifica un fenomeno opposto.

Osservi infatti che, dopo anni di lotte, la Cassazione aveva finalmente dichiarato l’illegittimità quantomeno del fatto che le banche addebitano gli interessi passivi trimestralmente ed accreditano quelli attivi annualmente (si tratta di uno dei sette punti di cui al mio "Atto di citazione").

Ebbene è accaduto che il lobbismo bancario è riuscito ad ottenere un decreto legge rivolto a debellare gli effetti di quella sentenza della Cassazione affermando che quella prassi così gravemente illegale sarebbe invece legittima.

Un decreto legge che segnalo all’attenzione del Parlamento perché so che può capitare che certe norme passino strumentalizzando gli automatismi delle procedure di approvazione, mentre sono certo che, diversamente, i Parlamentari impediranno che quell’ignobile decreto sia convertito in legge.

Quanto a me, non ho scritto per invocare l’aiuto di nessuno, tuttavia, allo scopo di evidenziare come nessuno degli istituti preposti alla vigilanza (Banca D’Italia, Antitrust eccetera) è in grado di far nulla, chiedo a tutti di fare quello che istituzionalmente sono preposti a fare nei confronti della BNA e della Banca Antoniana Popolare Veneta.

Cordialità

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 64
  • Data: 02-03-2000
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