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Ai PM Catena, Clemente e De Gregorio,nonché al Giudice Videtta del Tribunale di Salerno in materia di inconstituzionalità per carenza di garanzia quando una delle parti contrapposte in lite sia un magistrato,ed in materia di calunnia e/o diffamazione

Vi scrivo, Gentili Dottori Catena, Clemente e De Gregorio, per sottoporvi, e per sottoporre al giudice Videtta, certi miei dubbi in relazione all’accusa di avervi leso scrivendo che avete deliberatamente condotto su di me un’indagine illegale perché non preceduta dall’autorizzazione del Parlamento europeo ai sensi dell’art. 6 del Regolamento dello stesso (vedi il documento in Internet salvo gli omissis per le censure della Dr Cacace).

Mi sembra infatti sommessamente che i casi possano essere solo due.

1) Avete violato l’art. 6 perché non avreste potuto indagare su di me senza l’autorizzazione del Parlamento, sicché la vostra indagine, come io ritengo, è illegale, e non ho commesso reato a scriverlo.

2) Non avete violato l’art. 6 perché non occorreva alcuna autorizzazione del Parlamento, sicché, non essendo la cosa di cui vi "accuso" né illegale né riprovevole, l’aver affermato che l’avete "commessa" non è reato poiché può solo accrescere il vostro buon nome di PM.

Illegale poi non significa penalmente illecito, e credo leda profondamente il diritto di difesa il fatto che sussistano soggetti in condizioni di inibire, di fatto, ad altri di dire che le accuse che gli si fanno sono illegali quando le si ritengano tali.

Questo perché si crea così una casistica esemplificativa dell’opportunità di non difendersi e limitare i danni alla condanna per le accuse che magari ingiustamente si subiscono, piuttosto che difendersi ed esporsi a delle serie di procedimenti penali e civili già teoricamente temibili anche a prescindere dal fatto di essere fondati.

Non sussistendo infatti in Italia strumenti normativi per recuperare la garanzia a fronte dell’ovvia sperequazione in virtù della quale contro l’operato dei magistrati si può solo ricorrere ad altri portatori di identici interessi, in breve ad altri magistrati, come non accade per nessun altra categoria, è palese ed è incostituzionale la disuguaglianza fra i cittadini contrapposti in lite quando uno o più di essi siano dei magistrati.

Problematiche queste che - è chiaro - non trovano certo soluzione nel fatto che i magistrati napoletani siano giudicati a Salerno da altri magistrati con i quali magari si parlano affettuosamente dandosi del tu sotto gli occhi impotenti delle controparti, ed alle quali è auspicabile che il Parlamento si sforzi al più presto di dare risposta.

Nel ringraziarvi della cortese attenzione, invio distinti saluti.

11.7.2000

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 68
  • Data: 16-07-2000
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