Al Presidente dell’Ordine degli Avvocati di Napoli Francesco Landolfo

ed ai Consiglieri tutti circa il raggiungimento da parte mia della perfezione fiscale, le caramelle, ed il fatto che, come l’araba fenice, il mio "processo", ogni volta che le sentenze dei Giudici lo "bruciano", rinasce dalle sue ceneri attraverso la reiterazione delle accuse già giudicate.

Non so se hai letto, caro Landolfo, che sono il diciottesimo contribuente della Campania.

Peccato che non significhi che sono il diciottesimo fra i più ricchi, ma solo uno dei meno astuti fra coloro che hanno ancora in tasca i non pochi soldi che, negli anni, ho sborsato per tasse, contributi e paghe sindacali.

Cittadini che, d’altra parte, nel definirli evasori, censuro con moderata veemenza, visto che quasi nessuno condivide l’uso che lo Stato fa delle tasse (retribuzioni e contributi sono un altro capitolo), e visto che, salvo me e qualche altra mosca bianca, le pagano tutti molto ma molto parzialmente, eccetto i lavoratori dipendenti, sicché è corretto dire che l’intero sistema fiscale è notoriamente fondato sul presupposto dell’evasione, e c’è quindi ben poco da scandalizzarsi.

Evasione che sarà magari pure combattuta, ma è soprattutto sfruttata come strumento di ricatto nei confronti di intere categorie, che se non fossero vittime del ricatto fiscale, dubito proprio continuerebbero ad ingoiare i rospi che ingoiano quotidianamente.

Senza contare che conseguire utili pagando le tasse per intero, specie nel Sud, è oggettivamente difficile, perché produrre il reddito costa molto e lo Stato non restituisce nulla in termini di servizi, e ne so qualcosa io.

Anche se per la verità io, pur pagando le tasse, ho sempre conseguito un alto reddito, ed il motivo della cronicità della mia crisi economica è che dal 1985 spendo a momenti più di quanto guadagno per la diffusione delle mie tesi.

Ciò premesso, tuttavia, ove mai in passato, dato che la perfezione è divina, per distrazione, per errore, per dimenticanza, non dico un palmario, ma anche solo un regalino natalizio, o una qualsiasi altra sciocchezza, fosse mai sfuggito alle mie carte fiscali, ora invece ho lanciato agli dei la sfida della perfezione: ora cioè nemmeno una mancia data ad un fattorino dello studio potrà mai più sfuggire alla fattura.

Ti pare che io sia preda di un delirio autodistruttivo? Non credo proprio.

Vedi, premesso che se si facesse la graduatoria, non dei contribuenti che dichiarano il reddito più alto, ma dei più corretti, io risulterei, già da ora, non diciottesimo, ma, diciamo, fra i primi tre o quattro, resta il fatto che sono da tempo perseguitato, come tu e gli altri Consiglieri e colleghi napoletani sapete bene.

Tu cioè non sei un ragazzino, e sai che chi ti vuole perseguitare obbedendo a logiche personali o di gruppo, può farlo anche se sei fra i primi 3 o 4 contribuenti più corretti, perché l’Italia è un paese in cui a certi persecutori è dato anche di poter fingere senza conseguenze di non vedere la trave fiscale nell’occhio di tanti altri, ma munirsi di lente di ingrandimento per vedere la festuca nel tuo.

E’ per questo che ho deciso di fare uno sforzo estremo per cercare di avvicinarmi addirittura alla perfezione, perché solo i cretini possono credere di essere perfetti, anche se vedrai che essere stato costretto ad aspirarvi in una simile società, a qualcosa mi servirà, perché né i miei persecutori, chiunque essi siano, e neppure i miei invero troppo languidi sostenitori, vedono abbastanza lontano per saperlo, ma, ben prima che sia decorso il tempo di una causa in tre gradi, i "processi" - penali, civili o politico sociali che siano - saranno giudicati alla luce delle regole tracciate in questi volantini e nei miei libri.

A meno che ciò non sia già più noto di quanto io non immagini, perché in fondo ho anche la sensazione che quei pochi che mi attaccano lo fanno per paura, salvo qualcuno che lo fa per protagonismo, e qualche altro che non sa neanche lui perché lo fa.

Discorsi, mi rendo conto, che possono apparirti un po’ nebulosi, ma che forse sono espressione della mia suggestione per cose come il fatto che, da ultimo, è ripreso il via vai di clienti che riferiscono di essere stati convocati dalla Digos in relazione però a cause chiuse di recente: cosa strana perché notoriamente non uso più il sistema delle procure dal 96, per cui non c’è più modo di accusarmi di reati del tipo di quelli di cui sono stato accusato finora, sicché mi chiedo cos’altro si sta progettando di nuovo.

Nuovo che, se avesse a che fare con non so quale mai imperfezione fiscale, causerebbe una mia forte ribellione, perché non tollererei di essere censurato per tasse, io che ne pago tante, dinanzi ad un’intera società che ne paga tanto poche.

Quanto ai miei processi, giacché quando, mesi fa, il Consiglio mi convocò per conoscerne lo stato, inviai una lettera per dire che si erano esauriti senza strascichi, devo invece ora informarti che, come un’araba fenice risorta dalle sue ceneri, le varie accuse, pur essendo già state variamente giudicate non configurabili, sono state riproposte come nulla fosse.

Ma è bene ti faccia una sintesi, perché a questo punto, per capire le valenze di questo settennale tormentone, esso va considerato unitariamente, e non in relazione ai singoli processi civili e penali.

Processi basati sul dare diverse chiavi di lettura sempre della stessa fattispecie, anche se in relazione a diverse persone.

Per intenderci, una volta stabilito con sentenza giudicata che l’avere offerto delle caramelle ad una mia collaboratrice non è una molestia sessuale, non si può continuare a contestarmi di avere offerto caramelle a sempre nuove collaboratrici ogni volta che vengo assolto dall’accusa di averle offerte ad una di loro.

Né, fallito il tentativo di accusarmi di molestia sessuale, si può per anni continuare a cercare di inquadrare il fatto in sempre nuove figure di reato, accusandomi via via, in ipotesi, di aver voluto nuocere alla salute perché la caramella era avariata, o di avere voluto costringere le collaboratrici a mangiare caramelle della marca che volevo io piuttosto che di quella che piaceva a loro.

La giustizia cioè ha il dovere di inquadrare subito i fatti nelle corrispondenti figure di reato, e non può invece rigirarseli fra le mani per anni per vedere come definirli secondo l’estro dei vari PM, perché l’estro attiene all’arte, mentre il regime accusatorio è basato sulle norme.

Né va dimenticato che le ipotetiche collaboratrici non si sono mai sognate di andare dai PM a dolersi né di alcuna caramella né di altro, ma è questo ormai nutrito gruppo di PM che, da anni, con una determinazione sconcertante, le terrorizza con fitti e sgraditissimi interrogatori, mai richiesti né voluti, anche perché considerati perigliosi, giacché è vox populi che non si sa mai come può finire un incontro con certe nostre istituzioni.

Salvo, ovviamente, statisticamente parlando, che si può sta bilire a priori che se le collaboratrici fossero centinaia, o addirittura migliaia, ogni cento collaboratrici interrogate una certa percentuale, in ipotesi il tre per cento, sarà disposta, per un qualsiasi motivo, ad assecondare gli accusatori, dicendo, non so, che in effetti le era proprio parso che nell’offrirle quella caramella avessi nello sguardo una strana luce, o che proprio quel giorno le era venuto, subito dopo aver mangiato la caramella, un forte mal di stomaco, o che le caramelle offerte a lei erano meno buone, perché quelle buone le offrivo invece ad un’altra collaboratrice, costruendo così via via, a furia di cretinate, dei castelli di frottole.

Fattispecie, comunque, consistente nell’infondato assunto di base che, abusando - ma non è facile capire come - delle chiarissime e dettagliatissime procure speciali regolarmente conferitemi da miei clienti, mi sarei appropriato di parte dei loro crediti.

Cosa nella quale sono stati (fin qui) ravvisati, senza alcuna fortuna, i reati di truffa allo Stato mediante induzione in errore del giudice, falso, ed appropriazione indebita.

Accuse che non hanno avuto fortuna perché:

- quella di truffa allo Stato mediante induzione in errore del giudice è fuori dalla realtà;

- quella di falso è incoerente (né sarebbe poi provabile perché è infondata) sia perché avevo interesse alle procure buone e non a quelle false, e sia perché, anche se so che il malcapitato notaio ha sempre autenticato le firme personalmente, non ho il dovere di controllare il modo in cui i notai raccolgono le firme delle procure;

- quella di appropriazione indebita non è sostenibile, primo perché proprio la sottoscrizione della procura ad incassare il titolo, che in essa veniva analiticamente descritto, costituisce prova materiale della consapevolezza degli estremi del titolo stesso, per cui non è dato capire come avrei potuto realizzare l’appropriazione, che deve necessariamente trovare il suo presupposto logico nell’inconsapevolezza della somma ( chiaramente il motivo per il quale si gira e rigira tanto intorno all’accusa di falso è appunto nel fatto che il falso dovrebbe poi aiutare in qualche modo a poter dire che i clienti "non sapevano", perché agli accusatori evidentemente non sfugge che, senza il falso, non è possibile sostenere l’appropriazione indebita); e secondo perché, benché lo contesti, quand’anche avessi ricevuto quelle somme, non ci sarebbe indebito, perché mi erano dovute somme ben maggiori per spese delle svariate procedure seguite per quei clienti.

Accuse fra le quali quella di appropriazione indebita è l’unica ad avere fin qui superato l’esame del GIP, perché, a differenza delle altre, radicalmente inconfigurabili già a priori, è solo normalmente inconfigurabile, per cui, con un po’ di sforzo, è solo normalmente errato, ma non anche assurdo, insopportabile e provocatorio, ritenere che possa richiedere una certa istruttoria.

Mentre è sicuro che non abbia in alcun modo influenzato le decisioni il fatto che archiviare proprio tutte le accuse che mi riguardano sarebbe stato uno scacco comprensibilmente da voler evitare per questa ormai ventina di magistrati che, fra Napoli, Roma e Salerno, hanno dedicato tanta parte delle loro risorse alla dimostrazione del mie - purtroppo per loro e per lo Stato che li paga - inesistenti violazioni penali e civili.

Un’inesistenza che, osserva, salvo che per l’appropriazione indebita, è stata già - incredibilmente - variamente affermata in ben tre sentenze passate in giudicato, ed in una quarta ora impugnata.

Ma procediamo più analiticamente.

Nel settembre del 1997, dopo un’indagine iniziata subito dopo la mia elezione al Parlamento europeo nel 1994, mi venne notificata una richiesta di rinvio a giudizio da parte dei PM Catena e De Gregorio per truffa allo Stato mediante induzione in errore del giudice, falso, ed appropriazione indebita.

Il GIP Canonico rigettò l’accusa di truffa allo Stato mediante induzione in errore del giudice, e falso, e rinviò a giudizio me per appropriazione indebita, ed il malcapitato notaio, accusato di non aver raccolto personalmente le firme autenticate, per falso.

Anche la causa per appropriazione indebita, per una imprecisata, ma insussistente connessione ai falsi, fu assegnata alla VII° Tribunale, dove però i Giudici Del Balzo, Terzi e Amirante, accogliendo un’eccezione del mio bravissimo difensore Saverio Campana, rilevata con sentenza giudicata l’assenza di ogni connessione ai falsi, rimisero la causa al giudice monocratico per l’appropriazione indebita.

Processo che solo recentemente il giudice monocratico ha ripreso, ma che credevo francamente fosse stato abbandonato, perché in un’udienza alla VII° in cui erano comparsi un certo numero di clienti si erano verificate delle scene piuttosto particolari, nel senso che essi, anziché esercitare, come ci si sarebbe aspettato, un ruolo coerente alle squisite dissertazioni da giuristi sottoscritte presso la Digos, avevano invece preso a rivolgersi con toni giustamente popolari alla Corte come se proprio da essa volessero veder riconosciuti i loro già troppo differiti diritti previdenziali o assistenziali.

Intanto la sentenza del GIP Canonico era stata impugnata dal PM Ajello, che insisteva per il rinvio a giudizio per truffa allo Stato mediante induzione in errore del Giudice, e falso.

Appello che la Corte (Pres. Castellano, Consiglieri Grasso e Riello) respingeva su richiesta articolatamente motivata dello stesso Procuratore Generale, il Dr. Senonché, di lì a non molto, veniva richiesto un altro rinvio a giudizio da parte dei PM Troncone ed Airoma - sempre in relazione ad identiche fattispecie - per appropriazione indebita (in relazione a fattispecie tutte prescritte), e per quel falso già non ravvisato né dal GIP Canonico, né dalla VII° Tribunale e né dalla VIII° Appello.

Il GIP Ferorelli, per la quarta volta, ha rigettato l’accusa di falso, e mi ha rinviato a giudizio per le appropriazioni indebite prescritte.

I PM Troncone ed Airoma hanno allora impugnato la sentenza ribadendo la richiesta di rinvio a giudizio per il falso già dichiarato quattro volte inconfigurabile, ed aggiungendo anche, cosa questa singolare in appello, una richiesta di rinvio a giudizio per truffa ai danni dei clienti che non avevano però fatto in primo grado (devono aver fatto confusione con qualche altro processo), e né era stata fin qui fatta in nessuna altra circostanza, nonostante la vicenda sia già stata in questi sette anni oggetto di varie qualificazioni giuridiche.

Ci sono poi altre due indagini aperte, una del PM Airoma, ed un’altra del PM Gabriele, ritengo sempre sulla stessa fattispecie a giudicare dai clienti che riferiscono allo studio di essere stati convocati dalla Digos ed interrogati sempre in relazione alle stesse identiche circostanze sulle quali li interrogano da 7 anni, e che infatti sono analiticamente descritte nel volantino n. 12, del 1995 (vedi in Internet).

Dulcis in fundo, beati loro, siccome nel documento n. 31 del 96, ho detto che quella indagine era illegale perché in violazione dell’art. 6 del regolamento del Parlamento europeo, che richiede l’autorizzazione a procedere, cosa che ribadisco, e del resto è pacifica, i PM Catena, Clemente e De Gregorio mi hanno fatto tre citazioni per danni per le quali ho già ricevuto una condanna a 100 milioni in favore di Clemente, ed una ad 80 in favore di De Gregorio, così come riceverò probabilmente anche la terza in favore di Catena, benché le loro ragioni dovranno essere così forti da resistere fino in Cassazione, più, sempre in relazione a quella affermazione, non so perché, non uno, ma due identici procedimenti penali per calunnia, più uno per diffamazione.

Infine (mi auguro) c’è una querela di Sua Eccellenza Cordova in persona relativa però ad un documento sul PM Miller, nella quale Cordova, che a me pare non c’entri affatto, agisce in difesa della Magistratura in generale.

Tutte cose contro le quali alla fine credo che in linea di massima vincerò io, sia perché ad onor del vero sono sempre stati molto di più i giudici che hanno concordato con le mie tesi di quelli che hanno dissentito, e sia perché comunque i tempi cambieranno, e verrà anche la legge in base alla quale i giudici non potranno più giudicarsi grottescamente fra loro.

Anche se nel mentre non credo tutto ciò costituisca il modo ideale di atteggiarsi della giustizia di un paese civile nei confronti dei cittadini.

Cose rispetto alle quali non posso più chiederti di intervenire, perché te l’ho già chiesto, anche se devo dire che se lo facessi mi sentirei rincuorato, non perché abbia timore di qualcuno, perché ribadisco che non ho paura di niente e di nessuno, ma solo perché l’indifferenza ed anzi l’essere presi solo di sé è il vero male della nostra società, sicché sarebbe una grande gioia se l’Avvocatura, che è l’unica ad avere la forza di farlo, affrontasse la battaglia per sconfiggerla, che è una battaglia politica, ma anche istituzionale.

E’ infatti l’antitesi al concetto di civiltà che l’ingiustizia possa essere esercitata sotto gli occhi di tutti senza che nessuno reagisca.

Poiché però non ho mai ritenuto che qualcuno debba condividere per forza le cose che credo io, saluto in ogni caso con immutato affetto sia te che gli altri amici componenti del Consiglio ed i colleghi tutti.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 76
  • Data: 06-04-2001
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