A Berlusconi circa l’urgenza - di nuovo, dopo sette anni - di risolvere il deficit democratico interno a Forza Italia.

Circa il fatto che il cambiamento sarà sempre fittizio finché non si sottrarrà, per legge, mediante un meccanismo democratico, la scelta dei candidati alle elezioni all’arbitrio delle oligarchie.

Circa il fatto che la giusta ribellione del "popolo di Seattle" prelude alla riCirca il fatto che la giusta ribellione del "popolo di Seattle" prelude alla ribellione dell’intera società al guasto del pianeta per mano del consumismo.

Ed eccoci dunque, caro Silvietto, in debito con il consumismo catto - opportunistico per averci salvato dalle truci involuzioni del consumismo catto - comunista dell’Ulivo, che avrebbe ora gettato l’Italia in un fosso.

Comunque sia, da subito, va osservato che non è ancora risolto quel problema che già nel 94 ruppe gli equilibri prima interni e poi esterni al partito.

Forza Italia, nel 94, avrebbe potuto costituire un grande evento politico in virtù del suo trasversalismo, sia pure di tendenza non certo rivoluzionaria, come quello magnifico del "popolo di Seattle" , che, mi auguro, in occasione del G8, i partiti cercheranno di interpretare e di assecondare, e non certo di schiacciare.

Grande evento che soffocasti privando i dirigenti, gli eletti e le decisioni della dignità, e quindi della forza, che sarebbe loro derivata dall’essere espressione di un vero meccanismo interno di voto, giacché tutto era deciso da te e poi, a cascata, da quelli che, nominati da te, nominavano e nominano gli altri.

Un problema di cui la gente dal di fuori non si rende conto perché è da allora che la confondi con questa tua trovata della "democrazia leggera" che, liberatasi dal peso di ogni struttura politica, sarebbe così diventata "democrazia degli eletti".

Eletti che di per sé non costituiscono alcuna garanzia se non sono espressione di quel più ampio sistema di effettiva rappresentanza che sono i veri partiti.

E lo sanno bene gli eletti di Forza Italia, che notoriamente hai privato di ogni peso.

Senza dimenticare che il vero nodo del cambiamento è l’istituzione di un meccanismo democratico per la scelta dei candidati alle elezioni, per il semplice fatto che fin quando li sceglieranno discrezionalmente le oligarchie non potranno che farlo all’insegna del loro comprensibile desiderio di conservarsi.

Voi cioè vi siete chiusi alle spalle le porte del Parlamento e vi adoperate a farvi credere dei deputati e senatori normalmente eletti, ma il fatto che hai scelto a titolo personale i candidati ed i collegi a cui assegnarli, vi ha privato a priori della legittimità politica e morale.

Legittimità che non vi è stata restituita dall’essere poi passati sotto il preteso lavacro del voto popolare, perché, facendo come avete fatto, siete riusciti a frustrare persino il potere legittimante delle elezioni.

Non è infatti un mistero che con il maggioritario anche un cattivo candidato può essere facilmente eletto in un buon collegio, al punto che i giornali, già prima delle elezioni, pubblicavano, in base ai collegi, le liste degli eletti sicuri, così come di quelli dubbi.

Tu insomma, avendo il controllo a titolo personale di Forza Italia, nonché il potere di veto in tutto il centro - destra (lo hai esercitato, ad esempio, nei miei confronti), hai nominato, in casa tua, gli artefici del destino della Repubblica.

Né sono certo da elogiare i metodi, oligarchici, del centro sinistra e delle altre forze.

Deficit democratico peraltro ingeneroso se provi a pensare a cosa accadrebbe il giorno in cui, avendo tu sempre lavorato tanto, dovessi infine pensionarti.

..Cosa!? ..Ti chiedi perché non lascio a te i problemi di Forza Italia e dedico le mie cure al PAS: il partito che esiste solo nelle mie carte e nelle mie fantasie?

Te lo spiegherò meglio di seguito. Tu intanto non sottrarre di nuovo al paese la possibilità di un utile "cambiamento di sangue" per la tua paura dell’intelligenza degli altri, che è poi la ragione della tua paura del confronto e della democrazia interna.

Ricordo quando ti conobbi. Insieme a noi, al tavolo, ad una cena, al Royal, a Napoli, la sera prima delle politiche del 27.3.94, c’erano altre cinque o sei persone, tutte passatemi di mente, salvo Eleonora Brigliadori che, quantomeno bellissima e struggente in quella vigilia, calamitata dalla destra malia del fluire dei miei argomenti, finì che attrasse la mia attenzione ben più di te, invece vagamente resistente, sottilmente imbarazzato al dispiegarsi delle mie tesi.

Ricordo solo due fra le cose che dicesti, e bada che sono un finto smemorato che, per ricordare tutto quanto occorre, non conserva niente di quanto non serva.

La prima fu quando dissi che la mafia è inestirpabile perché è l’espressione, sia pur depravata e patologica, del massimo fenomeno culturale del pianeta: la stupenda dissidenza plurimillenaria dell’aristocrazismo greco pagano meridionale verso l’occidentalesimo che, nato a Roma nell’anno zero, ha colonizzato il mondo, ma non il Sud Italia, da 50 chilometri a nord di Napoli.

Tesi della quale avresti pur dovuto sospettare la portata, visto che l’avevo inquadrata in un ben ampio e circostanziato discorso, ma di fronte alla quale, d’un subito, ti volgesti verso gli altri commensali dicendo loro: "Va be’..

ragazzi: ..attenzione però a non dire in giro cose del genere..".

Affermazione che mi colpì non tanto di per sé, ma perché, nel farla, ti distogliesti un attimo da me, simbolizzando così che, salvo a studiarmi, i soli membri della tua "famiglia politica" erano loro, quel gruppetto, credo, di tuoi ex dipendenti.

Ti sfuggiva solo che il non dire quelle cose è sia ciò che non consente l’eliminazione della criminalità mafiosa, che ciò che impedisce l’emergere dell’altissimo umanesimo insito in quella dissidenza.

Ma ti sfuggiva anche, ed ecco il motivo del mio interessamento, che tu stesso e Forza Italia, come tutte le altre forze succedutesi dal 1985, siete figli dei mutamenti culturali via via prodotti e coltivati attraverso i continui assalti ai parlamenti, all’informazione, alla magistratura ed all’avvocatura da parte degli eserciti dei miei innumerevoli soldatini pronti a combattere senza paura e senza paga fino alla morte, data la loro qualità di fogli di carta stampati in fronte retro.

Un processo che avrà come punto di arrivo il PAS, le cui tre righe dell’intestazione valgono da sole più di tutto quanto voi siate mai riusciti a dire.

L’altra cosa che dicesti fu quando, nel salutarci, quasi a confermarti apertamente, benché scherzosamente, che saremmo stati conflittuali, ti sussurrai in un orecchio: "Berlusconi, io sono più forte di te, più forte di Agnelli, più forte pure di Dio.." , e siccome bisogna darti atto che sei simpatico, tu ti apristi in un bel sorriso e mi dicesti: "..no no ..di Agnelli e di Dio sì, ..ma di Berlusconi no!..".

Meno simpatici furono i nostri sporadici incontri successivi essendo invece diventato costante lo scontro a distanza, perché era emerso nel mentre il tuo vizio capitale: la totale non elettoralità delle cariche interne al partito: un vizio dal quale mi sforzai più di chiunque altro di guarirti.

Laddove mai una volta ci fu alcuno scontro su temi politici, poiché Forza Europa non espresse mai nulla in quella legislatura, ed io lavoravo freneticamente per i miei vari obiettivi, quali la riforma istituzionale europea, solo mediante i volantini, e del tutto autonomamente.

Uno scontro nel quale coinvolsi quasi tutto il gruppo europeo, che divenne la zona di maggiore dissidenza del partito, sicché si arrivò alla sottoscrizione dell’adesione di 19 fra i 27 eurodeputati alla mia "Area di Azione Politica di Forza Italia" , ed al nostro incontro a Roma, a via dell’Umiltà, secondo la bruttissima prassi di incontrarsi presso le tue varie case private, costringendo così i politici a doversi attenere anche agli obblighi dell’ospitalità.

Ero stupito perché ti avevo doverosamente portato l’originale del foglio dell’Area di Azione con la firma dei 19, e tu invece già ne brandivi una fotocopia, ma ricorsi comunque, accorato, vanamente, a tutti gli argomenti della mia arte oratoria per convincerti a non ostacolare quel progetto di democratizzazione interna in virtù del quale avrei voluto che gli iscritti ai club eleggessero i loro rappresentanti, che poi avrebbero dovuto eleggere i rappresentanti cittadini, provinciali e regionali che poi, in congresso, avrebbero infine eletto i rappresentanti nazionali.

E fu così che quello stesso giorno, con una conferenza alla stampa internazionale, mi dimisi.

Poi ci fu la riconciliazione, in una riunione di gruppo, ed, in onore del meridionalismo di un settentrionale, ti offrii anche un ritratto di Moravia fatto da Carlo Levi, ma tutto quel rituale non servì a nulla, e ci fu anzi una radicalizzazione della tua logica anti elettorale interna.

Fin quando, di nuovo a via dell’Umiltà, in nome di tutto il gruppo lì riunito, ti chiesi di renderci partecipi della scelta dei candidati per le politiche del 96.

Ricordo la mia ira quando, dopo un discorso di 15 minuti rivolto a sbarrarti ogni possibile via di fuga, mi rispondesti che: "..avevo ragione, ..ma, ..purtroppo, non potevi più intervenire perché ..il comitato di presidenza aveva già deciso le candidature..".

Me la presi anche con i miei colleghi, perché ti dissi che una sciocchezza del genere avresti potuto dirla a loro, che additai con un gestaccio circolare, ma non avresti dovuto farlo con me, che, pertanto, seduta stante, mi dimettevo.

Dimissioni quella volta definitive poiché, a quel punto, valutai conveniente riguadagnare una completa libertà per usarla fino in fondo nei miei documenti.

Documenti in uno dei quali tenni a precisare che ero entrato in lista all’ultimo momento per evitare che tu lo sapessi e lo impedissi, ero stato eletto tuo malgrado, ed ora mi dimettevo per prendere le distanze dall’antidemocraticità con la quale amministravi Forza Italia.

Documenti di cui il centro sinistra si è sempre beato, ma sui quali ha sempre osservato il più rigoroso silenzio perché preferisce mille volte te a me, giacché eccoci ad un punto nodale dell’analisi fra i tuoi obiettivi ed i loro c’è solo un divario quantitativo.

Tant’è che, benché non abbia ancora ben deciso il da farsi, credo che se da un lato cercherò di contribuire a risanare l’anomalia italiana della mancanza di una grande forza socialista laica e libertaria, dall’altro, rivolgerò i miei scritti a far sì che la cultura del "popolo di Seattle" si materializzi nelle forze politiche che nasceranno per raccoglierne il consenso , perché il "popolo di Seattle" sa cosa deve volere, ma non sa ancora quali siano le scelte culturali di fondo necessarie affinché questa velleità divenga una compiuta volontà.

Forze che devono nascere ex novo, perché è troppo difficile trasformare delle organizzazioni strutturate in termini così opportunistici come i partiti italiani.

Partiti rivolti da anni ad una continua "rivoluzione per non cambiare" rispetto a quella concezione che, come dicevo, condividete, ovvero la concezione che vuole la subordinazione dell’uomo alle logiche produttive anziché delle logiche produttive all’uomo, che è poi la mia definizione di ciò che voi chiamate da sempre consumismo senza sapere cosa dite.

Consumismo del quale non c’è dubbio tu sappia come realizzare una migliore ottimizzazione.

Una "materia" nella quale le logiche della sinistra sono così simili alle tue da farla apparire più che altro infastidita dal fatto che ora le cose il potere economico se le fa da solo, anziché farsele fare da loro in cambio della parte che prima gli riconosceva in commedia.

Per cui, se la mancanza di democrazia interna non farà collassare il partito, non escludo tu possa riuscire ad adempiere agli obiettivi del tuo buffo contratto.

..Cosa!? ..E’ ingiusto che ti parli con questo tono nel mentre dico che riuscirai a raggiungere gli obiettivi a cui la collettività agogna? ..Sì, lo so: devi al consumismo la tua fortuna, e questo ti impedisce di capire che ciò a cui la collettività agogna è l’obiettivo per te, che sei un cacciatore di consenso, mentre per me è la cosa dalla quale la devo distogliere al più presto.

Un esempio molto facile forse però potrei fartelo.

Sai che potresti fare? Potresti farti dare da Pier Ferdinando il testo di quella legge sull’etichettatura dei prodotti agricoli ed ittici nella vendita al dettaglio.

Quella che gli consegnai nel 94, dopo avergliene parlato a lungo, un giorno, al ristorante del parlamento di Strasburgo, affinché la facesse presentare dai deputati del CCD al parlamento italiano, e che infatti fu presentata e poi dimenticata da Siliquini e non ricordo chi altro.

Ferdinando, che ha per me un grande amore, però impotente, fu molto colpito da quel che dicevo, perché percepì bene la mia descrizione degli spropositati effetti positivi dei sei articoli di quella legge.

Senonché, Pier capì, i miei colleghi ed amici eurodeputati capirono, i deputati nazionali dall’estrema destra all’estrema sinistra capirono, tu pure capisti, ma nessuno di voi, appunto perché capiste bene quali profonde trasformazioni quella legge avrebbe provocato, la volle sostenere, nel senso di farla approvare in parlamento e nominare me ministro dell’agricoltura per difenderla, giacché ero il solo a poter fronteggiare la reazione furiosa che, dai bottegai alle lobby internazionali degli alimentari, avrebbero scatenato, dato che quella legge, se ben gestita, è destinata, non solo a rendere l’Italia il paese più ricco del mondo, spostando a Sud il fulcro dell’economia, ma soprattutto a rovesciare buona parte delle valenze della cultura consumistica, perché le culture si formano nella sfera conviviale, e chi mangia precotti pensa e sente diversamente da chi si inebria di linguine in salsa di gamberoni imperiali italiani, cassate e bianchi mediterranei.

Una legge di cui un altro buon ragazzo, Pecoraro Scanio, ha cercato in vari modi di appropriarsi, senza sapere, o forse sapendolo, anche se una telefonata avrebbe potuto pure farmela, che non mi auguravo altro che ci riuscisse.

Una legge che non è stato possibile far passare nemmeno per la sola carne, e nemmeno in tempi di "mucca pazza", perché i macellai hanno preferito rischiare il fallimento piuttosto che applicare le etichette con le inconfessabili provenienze.

Capisci? E stiamo parlando di carne, pesce, frutta e verdura.. sicché mi chiedo che succederebbe se cominciassimo a parlare delle mie tesi sulla fisica o della mia teoria sul modo di formazione del pensiero, che costituiscono la scaturigine del prossimo stadio dell’occidentalesimo.

Tesi alla cui attuazione, magari a partire da qualche versione un po’ mistificata dell’etichettatura, pian piano si arriverà, forse perfino nel corso della tua legislatura, ma che è grave aver ritardato di anni, perché il problema non è arrivare alla civiltà, ma arrivarci prima possibile ed in tempi utili.

Civiltà che non consiste nell’allinearsi ai paesi "avanzati" , in realtà solo più consumisti, ovvero migliori nell’essere peggiori, ma in una trasformazione fondata su una cosa che temo tu non sia la persona più adatta a poter fare: una veloce, complessa e faticosissima riconversione industriale planetaria di ispirazione umanistica che ci salvi dal fatto che i sei gradi di cui secondo l’ONU è già aumentata la temperatura a terra del globo divengano dodici nel giro di qualche anno.

Affermazioni con le quali non contesto affatto tu possa far qualcosa per rimediare alla confusione in cui viviamo e, quanto a questo, cercherò anzi di darti anch’io una mano con le mie carte, tanto più che non escludo che la sofferenza, lo sforzo e l’esperienza abbiano anche potuto un po’ cambiarti.

La mia infatti non è una rivoluzione dei buoni contro i cattivi, ma del bene contro il male, ovvero rivolta a far sì che in ciascuno l’intelligenza vinca contro la furberia, per cui quegli stessi che già lo fanno possano continuare ad adempiere in maniere più avanzate e civili ai loro ruoli, pubblici o privati che siano.

La possibilità di un processo interiore che non voglio certo negare proprio a te, tanto più che se il mio ruolo consiste nel produrre questo cambiamento, sarebbe un mio fallimento non riuscire a produrre anche un tuo miglioramento.

La durezza delle mie parole, quindi, è solo indispensabile, ed una delle ragioni della loro forza è che non ne ho mai scritto una contro nessuno per divertimento.

"Cattiverie" le mie di cui, fra l’altro, non devi preoccuparti, perché la positività di fondo del mio essere e del mio operare è così forte che da sempre porto fortuna, non solo a chiunque in qualunque modo mi sia vicino, ma a tutti, al punto che non ho mai nuociuto nemmeno ai miei avversari, ma solo e sempre li ho fatti crescere proprio in seguito al contributo che gli davo contestandoli con la violenza mai tendenziosa dei miei argomenti.

Bada però che si può essere anche pseudo democratici, come la sinistra, solo che non paga, ed anzi, perché ti torni utile, ti parlerò ora brevemente dei tentati trucchi che hanno innescato le contraddizioni che da anni la consumano.

Essa, vedi, ha stipulato con il consumismo il patto più vergognoso: indebolire la società per consentire che il consumismo possa dominarla.

Si è cioè assunta il ruolo di garante di quell’immobilismo culturale indispensabile per il consumismo, perché altrimenti la gente si ribellerebbe.

Il motore del consumismo è infatti l’insoddisfazione prodotta dai beni inutili.

Beni necessariamente inutili perché servono a creare altra insoddisfazione atta ad innescare altri consumi inutili in un circolo chiuso all’infinito, per cui il sistema è basato sulla sofferenza, che è poi la base della psicosi praticamente di massa che oggi l’angustia.

Una sinistra che si è appiattita sulle tue posizioni perché, ora che sia tu che loro avete capito che la ribellione del "popolo di Seattle" prelude alla maturazione di una compiuta forma di ribellione dell’intera società, vi siete accorpati contro il comune nemico: quell’umanesimo che mi auguro riuscirà a strappare per i capelli il pianeta dal vortice dell’olocausto globale riservatogli dal consumismo.

Un giorno, ad Arcore, ti affidai una copia di "La storia di Giovanni e Margherita" (scaricalo gratuitamente in internet), in cui tutto ciò è spiegato ben diversamente, e ti chiesi di iniziare a leggerlo, perché, ti assicurai, se solo lo avessi iniziato, lo avresti poi anche concluso.

Senonché tu non puoi accettare che il problema non è vincere contro degli avversari, ma contro la cultura consumistica, perché le devi tutto quello che hai e sei.

Solo che se realizzi la democratizzazione le tue opinioni personali diventano poco rilevanti.

Considera poi in che crisi deve essere il potere consumistico se ha dovuto scoprirsi al punto da esporre un suo esponente così visibile come te, perché il tuo governo potrà durare cinque mesi o cinque anni, ma quando sarai stato superato sarà finita, augurandoci non ti si sostituirà con Agnelli.

Da qui in poi, inoltre, sarà sempre più difficile vincere senza tener conto della "cultura di Seattle" , e quei temi, sperando non si riesca a trascinare questa dissidenza pacifica nella ribellione illegale o nella violenza, preludono appunto alle cose di cui da tanto vi scrivo.

In ogni caso, per quel poco che puoi fare tu, ti prego: smettila con questo deficit democratico!. Tanto più che ..sai: errare è umano, ma perseverare..

 

Informazioni aggiuntive

  • N.: 77
  • Data: 12-06-2001
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