Al movimento per il controllo sociale della globalizzazione affinché non consenta al regime di usare cinicamente la tragedia del terrorismo...

...così come la violenza di alcune sue fasce marginali, per distogliere l’opinione pubblica dall’indifferibile necessità di una riconversione in senso anticonsumistico dell’industria planetaria.

A Berlusconi ed al Parlamento circa l’illegalità del consumismo secondo l’art. 41 della Costituzione, e circa il consumismo quale radice del terrorismo, della violenza e di ogni altro male odierno.

Al movimento circa il fatto che l’unico vero modo per sconfiggere il regime è una serie di grandi e pacifici raduni nazionali ed internazionali per l’organizzazione, il lancio ed il coordinamento di campagne per la definitiva cessazione del consumo dei prodotti il coordinamento di campagne per la definitiva cessazione del consumo dei prodotti che, dopo una coscienziosa analisi, siano individuati come dannosi in quanto inutili.

Temo, caro Silvietto, che il tuo passare alla storia, magari insieme a qualche altro genio tipo Bush o Blair, non sarà favorito da questo eterno abuso dei media per celare alla collettività che le cause del terrorismo, della violenza, e comunque di tutti i mali della modernità, sono nelle contraddizioni generate da quel consumismo in favore del quale, pur con le espressioni dolenti lungamente elaborate negli specchi dei camerini del potere, non volete cessare di "lavorare".

Terrorismo e violenza che con implacabile cinismo vengono usati per distogliere l’opinione pubblica dal movimento definito no-global per mistificarne l’immagine, perché esso non lotta contro la globalizzazione, ma per sottrarla all’arbitrio del regime e sottoporla al controllo sociale.

"No-global" che costituiscono la punta d’iceberg di un movimento pacifico per scelta, ma silenzioso perché gli avete rubato le parole per poi mistificarle, costituito da miliardi di persone, fra le quali anch’io, animate da un serio e consapevole dissenso teso a debellare il consumismo quale pseudo cultura rivolta a subordinare l’uomo alle logiche produttive, anziché le logiche produttive all’uomo.

Pseudocultura basata sull’inutilità dei beni prodotti, affinché essi, proprio perché inutili, alimentino quell’insoddisfazione che, in un circolo chiuso, alimenterà altri consumi inutili ed altra insoddisfazione all’infinito.

Terrorismo dovuto al fatto che quando cinque miliardi di non occidentali odiano il miliardo di noi occidentali, è ovvio che prima o poi una tale massa finisca per esprimere individui capaci di dare al loro odio forme apocalittiche.

Una situazione che, se non si analizzeranno le ragioni di questo odio e non si tenterà di risolverle, diverrà sempre più pericolosa man mano che essi, sviluppandosi, apprenderanno le sempre più facili tecnologie del nuocere.

Affermazioni, bada, con le quali non intendo sostenere che l’Islam o il non occidente siano migliori dell’occidente, perché a mio avviso la loro è una lotta per appropriarsi del consumismo, non per debellarlo.

Un’angolazione dalla quale comprenderai che l’attacco alle torri ed al pentagono mi provochi un orrore che stento però a credere scuota anche la coscienza del regime, tragicamente ottuso e violento al punto che la media giornaliera, solo in Italia, di 18 morti ed 88 invalidi al 100% non basta nemmeno a convincerlo ad attivare realmente le centraline per il controllo della velocità, o a principiare una vera campagna per l’uso delle cinture, perché ciò influirebbe sulla vendita delle auto, sulle cilindrate e sul commercio dei carburanti.

Terrorismo e violenza la cui responsabilità è del regime, perché sono dovuti all’aver defraudato la società mondiale della parola, resa dai media esclusiva prerogativa di voi produttori, venditori, pubblicitari, intermediari eccetera.

Parola il cui uso avete "democraticamente" esteso solo a coloro che-guitti, pornografi o"politici"-siano per voi innocui perché incapaci di dire alcunché di significativo.

Un inutile sforzo però, perché il silenzio è esso stesso un linguaggio decodificabile secondo infinite chiavi di lettura, ed ha dunque moltissime voci, sicché è inutile cercare di far deragliare il movimento riempiendo di slogan fuorvianti la bocca delle sue componenti più ingenue e dando loro visibilità.

O non è per questo che, dopo anni che vi bersaglio con il tema del consumismo, siete stati capaci di far sparire questa parola dal lessico dei media? Consumismo che è fra l’altro l’argomento di fondo del mio ultimo volantino, il numero 77 (Internet), quello che, facendo finta di nulla, vi siete girato e rigirato fra le mani a Genova, dove, a mie spese e cura, è stato distribuito in ben 400.000 copie: la tiratura di un grande giornale nazionale.

Una rimozione, quella di questa parola, che evidenzia "a contrario" come essa costituisca il vero nucleo del conflitto che cercate di celare, perché il dibattito sul consumismo vi rovescerebbe, nonostante la vostra maggioranza in Parlamento.

Vedrete infatti che la caratteristica fondamentale che il movimento via via svilupperà sarà la volontà di produrre una profonda riconversione industriale planetaria di ispirazione umanistica ed ecologica rivolta a superare la vostra industrializzazione consumistica.

Un obiettivo per giungere al quale sono utili anche le manifestazioni di protesta, ma soprattutto occorrono una serie di grandi e pacifici raduni nazionali ed internazionali-tenuti dove meglio si crede, e disturbando il meno possibile-per l’ organizzazione, il lancio ed il coordinamento di campagne per la definitiva cessazione del consumo dei prodotti che, dopo una coscienziosa analisi, siano individuati come dannosi in quanto inutili, perché sarebbe grave ledere settori o aziende che producano beni utili e compatibili all’ambiente, o che possano divenirlo mediante una qualche trasformazione.

Particolare attenzione va poi posta al rapporto con la magistratura, la quale, pur non potendo che essere (istituzionalmente) di sistema, è però dotata della consapevolezza giuridica, per cui è necessariamente sensibile a queste tematiche, diversamente dalla politica e dall’informazione, o asservite o direttamente di proprietà dell’imprenditoria, oltre che giuridicamente poco avvertite.

La Costituzione è infatti pervasa di principi che rendono illegale il consumismo, a partire da quello esplicito dell’art. 41, secondo il quale: "L’iniziativa privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale..", per cui è chiaro che la magistratura sa, ed è inerte solo perché teme, fondatamente, le reazioni del potere imprenditoriale mediante i media.

Senonché è fortunatamente tipica del potere dei magistrati la facoltà di operare autonomamente, ed è ragionevole sperare che alcuni inizino a farlo, purché il movimento li sostenga, altrimenti il regime li isolerebbe.

Un regime così spregiudicato che, ad esempio, nonostante il danno prodotto all’atmosfera dalle automobili, blocca lo sviluppo dell’auto ad idrogeno, che è già una ben nota realtà, perché non vuole rinunziare ai proventi del petrolio né affrontare i costi della riconversione.

Un avversario da sconfiggere, sia chiaro, costituito non certo dall’industralizzazione di per se stessa, che altrove, nel 1986, ho definito come il massimo evento positivo mai verificatosi nella storia dell’universo conosciuto, ma dalla sua variante consumistica.

Quanto agli armamenti non avrei immaginato-dopo sedici anni dalla mia "Lettera a Reagan" (Internet, in "Cucciolino") - di vederli riproporre da un altro presidente degli USA di livello intellettuale e culturale analogo a quello di Reagan.

Essi comunque vanno fermati con ogni mezzo legale, perché, nella loro pericolosissima e dannosissima inutilità, costituiscono la più grave, depravata ed emblematica forma del consumismo: un consumismo statuale internazionale realizzato dalla parte peggiore del regime industriale mediante politici e media che, in tutto il mondo, devono i loro ruoli all’essere al suo servizio.

Alfonso Luigi Marra

Informazioni aggiuntive

  • N.: 78
  • Data: 25-09-2001
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