La cultura e la civiltà dei Greci
tratto da "da Ar a Sir "(download)

Da sempre il basso mediterraneo era il luogo di continue visitazioni di popoli di ogni provenienza. Due, fra essi, erano le tendenze dominanti. Una, predisposta ad una certa democraticità, benché pur sempre all’interno della concezione aristocratico-pagana: quella rivolta alle religioni di terra, tipica delle aree più fertili, come quelle Mediterranee; e l’altra, quella rivolta aristocraticamente al cielo, tipica invece delle popolazioni provenienti da terre meno generose; più dedite pertanto alla caccia, alla razzia, o al limite alla pastorizia: quelle provenienti dal nord dell’Europa e dell’Asia. Tendenze che assumevano connotazioni peculiari secondo l’esperienza storica, la provenienza e le vicissitudini di ogni singolo popolo. Le felici terre mediterranee ed il Mediterraneo stesso fecero germogliare i frutti migliori di ciascuna cultura in una sintesi delle loro più raffinate essenze. Fu così che nacque la cultura greca. In effetti già altrove, e da tempo, erano nate culture magari più composite, ma la cultura greca fu caratterizzata da un livello di compiutezza ed equilibrio tali da renderla idonea a divenire la intelaiatura ideologica sulla quale, da qui agli antipodi, si fonda ancor oggi l’occidentalesimo. Un occidentalesimo i cui valori, codificati da Omero nell’Iliade e nell’Odissea, ma anche da Eschilo, che nelle sue tragedie ne svilupperà gli aspetti più sofisticati, sarebbero stati poi modificati in funzione dei tempi - sotto l’influsso della cultura ebraico / cristiana - prima da Virgilio, con l’Eneide, e poi da Dante, con la Divina Commedia, che rappresenta il codice morale su cui poggia la società borghese nel mondo. A duemilaottocento anni di distanza il “Giovanni” di cui a “La storia di Giovanni e Margherita”, quando si spoglia delle vesti (le pseudoculture) ed, armato della scimitarra del coraggio, si scaglia contro l’accozzaglia delle forme del conoscere sue e del suo contesto, ebbene, nel mentre “con la gola piena dell’urlo della vittoria” divora il terreno sotto di sé, quel Giovanni è appunto mosso dall’ideologia della forza di Achille, della sapienza generosa di Ulisse, e del coraggio indomabile di Ar, simbolizzato dalla sua curva scimitarra indoeuropea. Giovanni, cioè, armato dei valori della cultura occidentale accresciuti dall’esperienza della modernità, si scaglia contro i mostri partoriti dalle degenerazioni di quella stessa cultura: “le forme del conoscere sue e del suo contesto”. Ma, tornando alla Grecia, le madonne amate dalle masse del vicino Medio Oriente, originariamente espressione delle divinità pagane di terra, non avrebbero dato un attimo di tregua agli dèi pagani. Pian piano, irretendoli nei più strani connubi, sarebbero riuscite a trascinarli definitivamente dalle vette dell’Olimpo, sede delle divinità greche, fino alla grotta di Betlemme, nella quale sarebbe nato il nuovo, singolare Dio dei cristiani per integrare la potenza di suo padre Javhè, il gelosissimo Dio degli ebrei che, già da una quindicina di secoli, era il loro simbolo nella guerra per la democratizzazione della società. Anche la massa cioè, in quanto ostile alle concezioni naturistico / meritocratiche, utilizzate quale base ideologica della legittimazione del suo asservimento, sapeva bene di dover vincere la battaglia per l’appropriazione del Dio. Per cui, giacché desumere le sue regole morali / religiose dalle regole della realtà l’avrebbe ricondotta al naturalismo meritocratico / pagano, fu costretta ad escogitare un Dio metafisico. Un Dio cioè che, libero dal rigore della regola naturale, potesse essere assoggettato senza difficoltà alle esigenze della massa, fra le quali, fondamentalmente, quella di potere affermare, a prescindere dai meriti, una pari umanità di tutti gli uomini da poter contrapporre alla maggiore umanità pretesa dagli aristocratici. “L’operazione”, eccezionalmente meritoria, ma che avrebbe richiesto un livello di conoscenza concettuale molto più evoluto, riuscirà solo in parte, dando luogo ad una società magari più democratica, ma anche più alienata, come alieno era il Dio sul quale si era fondata. Tutto ciò accadrà in due ambiti spazio / temporali / culturali (Grecia / Medio Oriente), che troveranno poi il loro sbocco unitario in Italia, con l’impero romano. Un’unitarietà che aveva un’antica radice, e valga per tutti l’esempio di re Davide.